schubert

La foto qua sopra, mia, scattata presso il Zentralfriedhof di Vienna, consente di osservare il monumento funebre dedicato al grande compositore Franz Schubert, ivi sepolto. Perché tale foto per l’articolo odierno, in cui mi accingo a parlare dell’ultima raccolta di versi del poeta Antonio Spagnuolo, dal titolo IL SENSO DELLA POSSIBILITA’ (Napoli, Kairòs Edizioni, 2013)? Il visitatore del presente blog, se avrà la pazienza di leggere quanto segue, troverà ben presto una risposta al riguardo. Ora, premesso che Antonio Spagnuolo non ha davvero bisogno di presentazioni, a fronte della sua lunga e “valorosa attività di poeta”(come rammenta nella dotta Nota introduttiva alla silloge in oggetto Carlo Di Lieto) dovrò riconoscere, qui, di fare un torto alle tante splendide liriche incluse nel libro; nel momento in cui focalizzerò la mia attenzione, adesso, su una di esse, intitolata Girovagare (a pag.70 di un lavoro poetico che consiglio vivamente di leggere con quella doverosa “lentezza” che conviene alla poesia di spessore):

Girovagare

I tuoi simboli spazzano sorprese
tutte le mie retate in controluce,
i numeri del video scoperchiati
come girovagare
di macchine infernali.
E tiranno è quel lume retinico
sino all’istante prima di ferire
smarrimenti.
Ho perduto altre sere
negli azzardi della tua voluttà:
ora racconto il tempo del liuto
al fioco lume che resta per ricredermi.

(poesia di Antonio Spagnuolo, presentata dietro consenso dell’autore)

…bene; confesserò, letta la suddetta poesia, che subito mi è tornato alla mente Gute Nacht, il primo lied della raccolta DIE WINTERREISE, straordinario capolavoro di Franz Schubert del 1827. Citerò qui in italiano le parole iniziali del lied musicato dal genio viennese (peraltro memorabilmente intonato dal baritono Dietrich Fischer-Dieskau, in una storica registrazione del 1955): “Come un estraneo sono comparso,/ come un estraneo me ne vado…”. Un lacerante sentimento di desolazione avvolge l’ascoltatore al cospetto di questo “attacco” cupamente musicato da Schubert; nel senso che la più acuta disillusione amorosa si fa bagaglio, qui, del ghiacciato viaggio verso il nulla del protagonista de IL VIAGGIO D’INVERNO (questo, in italiano, vale DIE WINTERREISE). Ebbene, tornando alla lirica di Antonio Spagnuolo, come non rimanere colpiti dal suo stupendo verso incipitario: “I tuoi simboli spazzano sorprese”?…trattasi di un endecasillabo superbamente allitterato, intanto; marcato com’è dalla consonante esse (fricativa dentale) lungo il suo sviluppo di verso sintatticamente compiuto; al cui interno è facile osservare la radicale assenza della sinalefe. In tale mirabile endecasillabo, quindi, la densità di un pensiero disincantato e aguzzo spadroneggia (con lo stesso effetto di spiazzamento avvertito ascoltando -provare per credere!- le prime note di Gute Nacht); sicché non a caso, in detto endecasillabo, le parole si scontrano anziché fondersi facilmente in una scontata saturazione melodica del verso (per tacere poi delle due parole sdrucciole consecutive “simboli-spazzano”, di cui la seconda sotto accento di sesta; a rafforzare, sul piano dei significanti, il non conciliante argomentare del poeta: qui capace, a mio avviso, di donare al lettore un incipit della stessa forza metrico-espressiva di quello di un celeberrimo “mottetto” montaliano: “Non recidere, forbice, quel volto…”). Insomma un verso scolpito, quello iniziale di Girovagare; centrato sulla frequenza degli oggetti e sorretto da un linguaggio risentito e tagliente. Anche un altro verso di Girovagare come “E tiranno è quel lume retinico”, al centro della poesia, risulta di rara suggestione; per il suo ritmo sottilmente percussivo e l’elegante allitterazione capace di attraversarlo come corrente elettrica (si osservi, in merito, la sprezzatura di Spagnuolo nel giustapporre “quel-lume”; laddove l’assenza della sinalefe è stilema rovesciato e ravvisabile in parecchie delle liriche raccolte nel libro). E che dire dell’isolato quadrisillabo “smarrimenti”, che porta fino all’acme la “pausa” con l’endecasillabo che lo precede? anche il terz’ultimo verso della lirica (sempre un endecasillabo, in questo caso non “canonico”), risulta peraltro di splendido conio nella sua natura tronca e martellante, in virtù dei raddoppiamenti consonantici. Ma ciò è ancora poco (si fa per dire!) di fronte all’ineffabile penultimo verso “ora racconto il tempo del liuto”. Verso misterioso, talmente alto da consentire al poeta la distensione umanissima della chiusa (“al fioco lume che resta per ricredermi”). Per una compiuta esegesi de IL SENSO DELLA POSSIBILITA’ (libro elegantissimo anche nella sua veste editoriale) non posso che rimandare, in conclusione, alla già citata e raffinata Nota introduttiva di Carlo Di Lieto; qui a me interessando mostrare come la persistente assenza, in esso, di un fenomeno metrico quale la sinalefe (vibrante di tradizione petrarchesca, sappiamo bene), possa di fatto costituire una chiave in grado di dischiuderci, almeno in parte, i vertiginosi abissi sondati da Antonio Spagnuolo, poeta arduo e profondo.

11 commenti su “

  1. Bianca 2007

    La tua interessante recensione non fa che esaltare la poesia di questo “cavaliere dell’anima”. A entrambi le mie più sentite congratulazioni e, sempre un’evviva ai veramente bravi. Mirka

  2. andreamariotti Autore articolo

    Ti ringrazio per le tue parole, trovando veramente felice l’immagine di “cavaliere dell’anima” a proposito di un poeta come Antonio Spagnuolo, sapiente e ispirato. Un abbraccio

  3. Angiolina

    Grazie caro Andrea per il modo preciso e particolare con cui hai parlato della poesia Girovagare. Poesia che mi sembra descriva in pochi versi un mare infinito di sensazioni oltre che di immagini. E’ sempre un piacere leggerti e ascoltarti. Angiolina

  4. andreamariotti Autore articolo

    Sì, Angiolina, la poesia di Antonio Spagnuolo esprime diverse sfumature, comunque serrate dalla morsa di una versificazione di squisita fattura. Un caro saluto.

  5. maria rizzi

    Caro Andrea,
    hai inserito la lirica di un autore che conosco di fama. So che è stato il curatore di una prestigiosa Antologia. i suoi versi, caratterizzati dall’arte della brevità, condensano sensazioni che tendono a dilatare il concetto di spazio e di tempo.
    Nella quartina finale ho avvertito la sensazione di trovarmi ‘altrove’. Persa tra gli inganni del tempo, tesa ai momenti salvifici, al ‘fioco lume che resta per ricredermi’.
    Raramente ho introiettato con tanta forza i versi di un poeta.
    E’ stata un’esperienza nuova e ricca di pathos struggente.
    Ti ringrazio per aver introdotto con tanto acume Antonio Spagnuolo e per aver concesso a tutti noi di apprezzare il suo talento.
    Ti abbraccio.

  6. andreamariotti Autore articolo

    Cara Maria, grazie per questo tuo sensibilissimo commento. La mia recensione della lirica Girovagare di Antonio Spagnuolo, è in effetti (a parte l’analisi metrico-stilistica) il resoconto di un viaggio, naturalmente interiore, da me compiuto a fronte di versi sapienti e profondi. Non altrimenti si spiegherebbe il mio richiamo a DIE WINTERREISE di Schubert…”Il verso è tutto”, leggiamo in una pagina de Il Piacere di Gabriele D’Annunzio, efficacemente citata da Antonio Spagnuolo nella sua postfazione alla antologia da te rammentata, per l’esattezza L’EVOLUZIONE DELLE FORME POETICHE (Kairòs Edizioni, 2013), con introduzione di Ninnj Di Stefano Busà (antologia di cui più volte mi sono occupato nel blog nei mesi trascorsi). Un abbraccio.

  7. ninnj Di Stefano Busà

    La poesia di Spagnuolo sempre merita un plauso per la rara perizia del dettato, per il linguismo ricco di pathos e di fervore lirico che concede pause di riflessione e di indicibile talentuoso rigore letterario (oltre che lirico).
    Antonio è quel che si dice un poeta-nato. Girovagare è uno di quei testi felici che sa regalare emozioni a chi legge. Raramente ci tocca di trovare testi così intensi, così felicemente compiuti e risolti come i suoi. Complimenti vivi e sinceri.

  8. ninnj Di Stefano Busà

    Caro Andrea, è un piacere leggere le tue note critiche così stimolanti, così pertinenti, dotte di antica dottrina e saggezza intellettuale, oltre che rigore critico e sensibilità di vero artista, conoscitore di profonde intensità d’animo, come si evince dalle esaustive informazioni riguardanti musicisti di grande valore. Anche la Poesia come la musica, anzi a fianco di essa, raggiunge vette altissime d’immenso; e tu sai esprimere questo suggestivo rapporto tra i due livelli su base esemplare. Te ne dò atto e ti ringrazio, per la profondità del tuo ingegno che abbraccia l’arte a tutto tondo. Sono lieta che Antonio sia stato notato dalla tua vena di grande conoscitore d’anime. Merita molta stima e grandissima ammirazione la sua poetica.

  9. andreamariotti Autore articolo

    Cara Ninnj, non posso che accogliere con gratitudine questo tuo commento, in considerazione della profonda stima che nutro nei tuoi confronti, oltre a sentimenti di cordialissima amicizia. Sulla poesia di Antonio Spagnuolo non posso che darti perfettamente ragione, pensando alla sua fascinosa e ardua profondità. Un abbraccio da parte mia.

  10. Franco Campegiani

    Hai scelto una poesia davvero emblematica, Andrea, per parlare di Antonio Spagnuolo e della sua ultima raccolta, “Il senso della possibilità” (Kairòs Edizioni). Ci sono tutti gli ingredienti che fanno grande, e spiazzante, il canto di questo geniale autore che si accende fra realtà e dimensione onirica, in un’imprecisata area di confine, in pieno chiaroscuro, dove niente è decidibile e tutto resta in balia delle possibilità. L’eterna diatriba tra finito ed infinito è insuperabile, così il sospetto dell’illusione è totale, sia verso il mondo oggettivo, sensibile, sia verso il mondo dell’interiorità. Una poetica del subliminale, in fondo, sospesa tra l’es profondo e gli stati superiori della coscienza. Ne segue uno stile in bilico tra scrittura classica e modernità. Un caro saluto, Andrea, e un grazie per il regalo di questa rarità.

  11. andreamariotti Autore articolo

    Grazie a te, Franco, per avere integrato in modo quanto mai incisivo la bellezza chiaroscurale della lirica di Antonio Spagnuolo in oggetto. Condivido con te la percezione di una poetica -quella di Spagnuolo- sospesa fra classicità e modernità, in una zona franca e inconfondibile.

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