Archive for gennaio, 2018

martedì, gennaio 30th, 2018

 

Siamo lieti di annunciare che

giovedì 1 febbraio 2018, ore 16

Aula Odeion piano seminterrato 

(Facoltà di Lettere e Filosofia)

si terrà l’incontro

Una vita all’insegna della “protesta”

per festeggiare e discutere la pubblicazione delle

Opere complete di Walter Binni

22 voll. Firenze, Il Ponte Editore

2014-2017

*   *   *

partecipano

 

Beatrice Alfonzetti • Novella Bellucci • Lanfranco Binni

Giulio Ferroni • Serena Innamorati • Amedeo Quondam

e il Laboratorio Leopardi (Lucia Abate, Giulia Massetti)

coordina Franco D’Intino Letture a cura dell’Umana Compagnia

*   *   *

La Redazione del Laboratorio Leopardi

 

https://web.uniroma1.it/lableopardi/archivionotizie/walter-binni-opere-complete

 

 

lunedì, gennaio 29th, 2018

 

Con piacere si dà notizia della presentazione della nuova silloge di Simone Consorti Le ore del terrore (Edizioni dell’Arcolaio, 2017)  prevista per mercoledì prossimo 31 gennaio alle 17,30 presso l’Associazione Il Leggio del Mare (Lido di Ostia), a cura di Annamaria Vanalesti e Andrea Mariotti.

 

 

domenica, gennaio 28th, 2018

 

A quarantasei anni dalla scomparsa di Dino Buzzati (28/1/1972), mi piace ricordare lo scrittore a me caro con queste sue parole, dalle Tribolazioni delle Dolomiti…a/m:

 

…Anche stasera si sente, nei valloni ricolmi di nebbie, brontolare l’Antelao, il re. “Si ha un bel dire” borbotta piagnucoloso “si ha un bel dire le vertiginose pareti, i paurosi strapiombi: con tutto questo siamo ridotti peggio, molto peggio…” Qui il gigante è colto da un violento colpo di tosse che si ripercuote in tutta la valle. E gli uomini, nei paesi, credendo che si faccia avanti un temporale, corrono a prendere impermeabili e ombrelli. Ripreso poi il filo del discorso, il monarca continua a lamentarsi: nelle belle giornate, dice, gli alpinisti sono tanto numerosi sui suoi fianchi da procurargli un insopportabile prurito. Fa veramente pena, povero vecchio.

 

DINO  BUZZATI, Scritti giornalistici, Corriere della Sera, 5/10/1933

 

 

sabato, gennaio 27th, 2018

 

27 gennaio 2018,  Giornata della Memoria

 

LA MUSICA DI MOZART E IL DOVERE UMANO-ARTISTICO DEL “VIAGGIO”

 

Da un decennio esatto, nel Giorno della Memoria per le vittime dell’Olocausto che cade il 27 di gennaio, non mancano davvero a chi scrive motivi di composita riflessione; in quanto proprio in tal giorno a Salisburgo, nel 1756, vede la luce Wolfgang Amadeus Mozart. Quale amante appassionato della sua musica, eccomi quindi a ricordare che il 27 gennaio 2016 ricorrono i 260 anni dalla nascita del compositore austriaco. Fuor d’ogni retorica, la musica di Mozart è parte precipua del patrimonio di bellezza in dote all’umanità; e sarà il caso di citare subito un mirabile passo del grande musicologo Fedele D’Amico estrapolato dall’ ENCICLOPEDIA EUROPEA (Garzanti, 1978) per focalizzare al meglio ciò: “L’essenza di Mozart è nel mistero di un genio capace di sposare qualsiasi assunto, dal più serio al più futile, con una partecipazione totale, e di guardarlo, nell’atto stesso di viverlo, da un’altezza angelica. E ancora, di lasciarli intravedere tutti nelle occasioni più diverse, in un’ambiguità perpetua. Per questo egli sfugge a qualsiasi definizione unilaterale, raggiungibile com’è, contemporaneamente, da cento punti di vista. La sua musica si può ascoltare come melodia spontanea, puro sgorgare di canto immediato, oppure come prodotto completamente elaborato, artistico: come fenomeno popolare, allo stesso titolo che come prodotto di raffinatezza suprema. Mille inflessioni di carattere contrappuntistico si nascondono sotto le sue apparenti monodie accompagnate, una scrittura sinfonica, ancorché perfettamente trasparente, è sottesa all’aperto vocalismo delle sue opere liriche: e verità e finzione, burla e lirismo, comico e tragico si danno come due volti della stessa realtà”.

 

Andrea Mariotti

 

P.S. Il testo in oggetto costituisce la parte iniziale del mio scritto apparso sul numero 63 della rivista letteraria I Fiori del Male (gennaio-aprile 2016) e proposto nel presente blog in data 1/5/2016. Condividerlo oggi significa poter riflettere ancora una volta sul Bene che discende dalla meravigliosa musica di Mozart; e come già in passato, mi permetto di suggerire al riguardo l’ascolto dell’adagio del Concerto per clarinetto e orchestra K622, forse il brano più appropriato del Maestro nel Giorno della Memoria…a/m

 

 

 

martedì, gennaio 23rd, 2018

 

ALLA  MUSICA

 

O arte sublime, in quante ore grigie,

quando mi soffocavano le tristi vicende della vita

m’hai acceso il cuore di caldo amore,

m’hai rapito in un mondo migliore!

 

Sovente un sospiro del tuo salterio,

un tuo divino dolce accordo

m’ha schiuso un celeste mondo migliore;

o arte sublime, io ti ringrazio!

 

FRANZ  SCHUBERT,  op.88, n. 4, 1817 (testo di F. Schober)

 

 

 

 

lunedì, gennaio 22nd, 2018

Quando si dice l’eleganza asciutta e malinconica del ductus in una poesia priva di titolo-coperchio per maggiore libertà di respiro…non disgiunta in questo caso tale eleganza, da coerente ed evidente risoluzione sul piano sintattico di quell’io parcellizzato in mille rivoli (così come con franca lingua esso si manifesta in clausola)…a/m:

 

 

Scivolano a margine i ricordi

hanno paura di dimenticare

il fremito del corpo quando cede ai sensi

quando l’incanto diventa premura.

 

Un sorriso fa pensare a un tempo

in fragranza di futuro.

Gli anni più belli sono quelli degli abbracci,

valli fertili inclini alla scoperta

rami esposti al vento della vita,

lacci legati a radici che respirano.

 

Anelli schiusi alla necessità dell’amore

instabile come palloncini in volo.

Una mongolfiera si staglia in un cielo non mio

dove tanti io chiedono di stare.

 

 

poesia inedita di Monica Martinelli (2016)

 

 

 

sabato, gennaio 13th, 2018

 

Note letterarie

 

Secondo Jorge Luis Borges, la scrittura poetica è “una mescolanza di oblio e di ricordo di quanto abbiamo letto”. In quest’ottica, essa non sarebbe prodotta dall’ispirazione o dall’inclinazione naturale (che pure hanno il loro peso in un’opera letteraria), ma dalla complessa articolazione dei processi intellettuali attraverso i quali viene elaborata l’informazione. A mio avviso, la scrittura poetica nasce soprattutto dal pensiero e dalla capacita’ di ordinarne i moti attraverso una fase di programmazione o piano (planning) che ne evidenzia il carattere problematico e il suo legame con le idee, cerca le fonti, sceglie le strategie, la forma, lo stile e fissa gli obiettivi. Altro elemento essenziale a tale produzione letteraria e’ l’humanitas in cui affondano le radici tutte le espressioni dell’animo: palpiti di vita, emozioni, inquietudini. Divina creatura dell’intuizione e della fantasia, la scrittura poetica e’ chiamata a collaborare con le altre forme d’arte nella interpretazione delle più segrete e profonde esigenze dello spirito umano: principalmente con la musica il cui fascino sull’anima e sui sentimenti e’ più diretto.

 

Fiorella D’Ambrosio

 

 

venerdì, gennaio 12th, 2018

 

Da oggi la mia silloge Scolpire questa pace figura disponibile per la lettura presso la Biblioteca “Guglielmo Marconi “di Roma. Essa, già presente dalla sua uscita (2013) presso la Biblioteca “Pier Paolo Pasolini,” risulta quindi a partire da quest’oggi leggibile presso una Biblioteca -la “Marconi”- tra le più significative di Roma e a me particolarmente cara per il “Fondo Giorgio Caproni” ivi custodito (a suo tempo a lungo consultato dallo scrivente).

 

Andrea Mariotti

 

 

lunedì, gennaio 8th, 2018

 

Questo monumento equestre in bronzo (fino a qualche anno addietro o forse più nel bel mezzo del prato di fronte alla Basilica Superiore di San Francesco) simboleggia a parer mio come meglio non si potrebbe lo spirito autentico di Assisi. Tale monumento rievoca infatti il mesto ritorno da Spoleto del Poverello cavaliere mancato contro i sogni di gloria suoi e soprattutto del padre, alla vigilia della conversione. Ecco, mi piace pensare che ad Assisi passano tutti (o quasi), dalla gente comune ai potenti della terra, credenti o non credenti, mossi forse da un dubbio: ” Che ci sto a fare al mondo così armato fino ai denti?”. Il DISARMO (se non vogliamo allargarci fino a parlare di pace) potrebbe pertanto essere la parola che incarna come accennavo sopra lo spirito di Assisi, l’unico modo di sentire il Natale appena trascorso senza sconti e regali, ben al di là della effusione dolciastra alla “Fratello sole, sorella luna” di zeffirelliana memoria.

 

 

 

Andrea Mariotti