Archive for Maggio, 2019

venerdì, Maggio 31st, 2019

 

 

SUL SOGNO INSONNE DI MARZIA SPINELLI

 

C’è una poesia di Marzia Spinelli inclusa nella silloge Trincea di nuvole e d’ombre (Marco Saya Edizioni, prefazione di Plinio Perilli) di recente pubblicazione che mi ha particolarmente colpito. Di essa, intitolata Tornando da Arezzo, ometterò i primi versi per focalizzare subito la mia attenzione su un decisivo passaggio:

 

 

Più veloce del treno va il mondo

nuovo; batte le dita questa landa

di anime adoranti news

come oracoli. Nessuno è lontano

se la distanza è sillabata,

mentre vanno in corsa le case,

fulminea sintesi di colore

come d’una bellezza piena,

incurante del Tempo, superba

macchia che torna dei tuoi affreschi,

Piero –il pallido incarnato di donna,

la croce leggenda…

pianissimo sussurreranno,

quando sarò scesa da questo sogno

insonne, strattonata e assetata

nella fila d’ombre, qua nella folla

irrequieta diranno

ancora la quiete dei tetti e le vesti,

della battaglia il frastuono

 

dei loro venti la memoria

galleggia ancora

nella città in vicinanza: qui si combatte

da giorno a notte tra le rovine,

sui ponteggi, nei condomini,

di stanza in stanza, di tra le sedie

e le scrivanie, per ogni via

 

e non c’è pace laggiù oltre il mare

il nostro mare prossimo…

 

 

c’è qui, nel cuore di questa poesia, una ricchezza di vibrazioni davvero notevole amplificata dallo stile lapidario. Al gregarismo delle “anime adoranti news” si allude chiaramente all’inizio, nonché alle distanze geografiche e non solo tali scongiurate in apparenza dalle nostre chat (sconsolato riferimento alla odierna ipertrofia comunicativa carente di comunione umana). Ma ecco il subitaneo introflettersi dei versi, con la visione dal treno delle case scomposte in pennellate di fulminea, astratta gestualità; a far riaffiorare più che alla mente al cuore della poetessa gli affreschi di Piero -“superba/ macchia” di bellezza poche ore prima goduta – che “pianissimo sussurreranno”, quando si sarà scesi “da questo sogno/ insonne”. Qui siamo veramente nel mezzo di un territorio sensibilissimo, quello dell’anima; e qui cogliamo nel contempo l’espressione con valenza corale di straziata nostalgia verso il sublime dell’arte per lampi riafferrato. Merito di questa poesia di Marzia Spinelli è il ripensare allora alla riflessione essenziale di Walter Benjamin sulla perdita dell’aura (come prezzo della civiltà massificata e atomizzata nelle odierne sottoculture con le quali facciamo i conti, consapevoli o meno). E la “fila d’ombre” evocata subito dopo dalla poesia, ombre in mezzo alle quali si è come alienati -con enumeratio di lessico “basso” (“ponteggi”, “condomini” e “scrivanie”)-  può ricondurci forse per suggestione ad un nobile exemplum, ossia alle case de’ morti di boccacciana memoria con tanto di liquidatorio motto di Guido Cavalcanti “a certi cavalier fiorentini” (Decameron, VI, 9). Gli strati culturali del discorso in effetti affiorano moltiplicandosi, dai versi in oggetto; che nel loro fare a meno dei nessi sintattici più ordinari si mostrano potentemente espressivi per contrazione lirica. Ferita è a ben vedere la sintassi poetica della Spinelli, ma così asciutta e in ogni caso pacata da offrirsi infine come pungente e maturo canto civile, dalla “croce leggenda” ai “condomini”; in virtù di un polisemico e combattivo sogno/insonne che significa rinuncia al privilegio lirico, al pari degli incipitari versi di Pasolini relativi agli affreschi di Piero a Arezzo nella silloge La religione del mio tempo (1961).

 

 

Andrea Mariotti

 

 

 

 

 

martedì, Maggio 28th, 2019

 

Per ricordare da vicino il giorno in cui fu comunicata a Salvatore Quasimodo la notizia dell’assegnazione del Premio Nobel per la letteratura (28 maggio 1959), nel pomeriggio si è svolto a Roma un interessante nonché emozionante incontro con il figlio Alessandro (presso l’Associazione Culturale Aleph in Trastevere). Del grande poeta di cui quest’oggi è stato possibile percepire tutta la sua umanità, si ripropongono qui versi incisi nella memoria di tutti…a/m:

 

 

ALLE FRONDE DEI SALICI

 

E come potevamo noi cantare

con il piede straniero sopra il cuore,

fra i morti abbandonati nelle piazze

sull’erba dura di ghiaccio, al lamento

d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero

della madre che andava incontro al figlio

crocifisso sul palo del telegrafo?

Alle fronde dei salici, per voto,

anche le nostre cetre erano appese,

oscillavano lievi al triste vento.

 

 

Poesia di SALVATORE QUASIMODO, dalla raccolta GIORNO DOPO GIORNO, 1947

 

 

domenica, Maggio 26th, 2019

(“cliccare” per ingrandire)

Con piacere si dà notizia della presentazione della silloge di Marzia Spinelli Trincea di nuvole e d’ombre (Marco Saya Editore) prevista a Roma per giovedì 30 maggio alle ore 17 presso la FUIS (Federazione Unitaria Italiana Scrittori) Lungotevere dei Mellini, 33/A; relatori Plinio Perilli e Francesco Lioce.

 

giovedì, Maggio 23rd, 2019

 

Più che mai mi sento di “volare basso” ricordando il sacrificio di Giovanni Falcone, della moglie e della sua scorta a ventisette anni dalla strage di Capaci. Sì, perché non riesco a togliermi dalla testa l’intervista di sabato scorso su LA7 del procuratore Antonino Di Matteo rilasciata ad Andrea Purgatori. Intanto, dalle parole del procuratore, è emersa la necessità di indagare tuttora a fondo sulla dinamica della strage del 23 maggio 1992, troppo “perfetta” per vedere in essa l’esclusiva firma della mafia; poi, e non secondariamente, quanto Falcone aveva scoperto o stava scoprendo a Roma; in apparenza lontano dai “giochi”, ma in realtà più che mai in procinto di venire a capo dei rapporti tra la mafia e servizi segreti, Gladio inclusa. Infine, e questo è fondamentale, il senso della lunghissima, inspiegabile e inquietante latitanza di Matteo Messina Denaro, pezzo da novanta della mafia che forse (ma qui Di Matteo è stato abbastanza esplicito) risulta tuttora “coperto” per via degli impronunciabili segreti dei quali è custode. In soldoni, stiamo parlando di uno Stato di diritto (il nostro) pesantemente ricattato da uno storico delinquente in grande stile. Per questo tutto l’apparato commemorativo che oggi si dispiegherà (navi della legalità con tanto di gioventù in bella mostra) lascia più che mai perplessi. Ricordare in questo modo Giovanni Falcone e chi è morto con lui senza avere catturato il boss latitante non è il massimo, davvero. Meno retorica e più fatti, ovviamente. Ma una volta di più, come per Aldo Moro, queste sono le storiche ferite di uno Stato (il nostro) tutt’altro che libero e specchiato (e impeccabile nel celebrare i suoi eroi solitari).

 

Andrea Mariotti

 

 

 

 

martedì, Maggio 21st, 2019

Cari amici, siamo lieti di invitarvi giovedì prossimo 23 maggio ore 18 a Casa Moravia per un incontro dedicato all’ultimo libro di Alessandra Sarchi.

Vi aspettiamo!

 

 

 

Alessandra Sarchi

La felicità delle immagini, il peso delle parole

Cinque esercizi di Lettura di Moravia, Volponi, Pasolini, Calvino, Celati

 

Da un’autrice nota per le sue opere narrative (Premio Selezione Campiello 2017) un saggio letterario sul legame tra scrittura e poesia in cinque grandi del Novecento.

 

Beato te che quando prendi la matita o il pennello in mano, scrivi sempre in versi! Pier Paolo Pasolini

 

 

Affascinante come un romanzo, documentato come un saggio accademico, La felicità delle immagini, il peso delle parole non è né l’una né l’altra cosa: è piuttosto un’acuta ricognizione di territori cari all’autrice, che da sempre fa la spola tra il mondo della scrittura e quello dell’arte. Se gli anni trenta del secolo scorso sono stati tutto un fervore di scambi e relazioni tra questi mondi, già negli anni sessanta quella temperie veniva rievocata con una sorta di nostalgia da Pasolini, che pure insieme ai colleghi ha praticato la stessa dimensione di prossimità. Moravia che non smette mai di disegnare; Calvino che insinua che chi si esprime col pennello sia più felice di chi usa la penna; Volponi che del collezionismo di quadri fa quasi una malattia. Ne esce il ritratto di un tempo vivido e interessante, ricco di idee in perenne circolazione: perché il rapporto fra parola e immagine nei testi letterari mai come oggi è attuale e ricco di implicazioni.

 

ALESSANDRA SARCHI Scrittrice e storica dell’arte, ha pubblicato tre romanzi con Einaudi, Violazione (2012), L’amore normale (2014) e La notte ha la mia voce (2017) vincitore del premio Mondello opera italiana 2017 e della Selezione della Giuria dei Letterati del Premio Campiello 2017. Vive a Bologna.

 

 

 

 

lunedì, Maggio 20th, 2019

 

A MIA MADRE

 

Ora che il coro delle coturnici

ti blandisce nel sonno eterno, rotta

felice schiera in fuga verso i clivi

vendemmiati del Mesco, or che la lotta

dei viventi più infuria, se tu cedi

come un’ombra la spoglia

(e non è un’ombra,

o gentile, non è ciò che tu credi)

 

chi ti proteggerà? La strada sgombra

non è una via, solo due mani, un volto,

quelle mani, quel volto, il gesto d’una

vita che non è un’altra ma se stessa,

solo questo ti pone nell’eliso

folto d’anime e voci in cui tu vivi;

 

e la domanda che tu lasci è anch’essa

un gesto tuo, all’ombra delle croci.

 

 

Poesia di EUGENIO MONTALE tratta dalla BUFERA E ALTRO, 1956

 

 

…ineguagliabile timbro della voce poetica di Montale, in questo epicedio alla madre Giuseppina Ricci morta nel 1942. Il poeta aveva certamente tenuto presente la lirica La madre di Giuseppe Ungaretti del 1930 (inclusa nel Sentimento del tempo, 1933), di grande suggestione e musicalità. Ma, confrontandosi con il tema dei temi, eccolo scrivere un componimento funebre alimentato da fermissima pietas nel dialogo con sua madre, sorretto da quel vocativo (o gentile) che è poi “unico termine esplicitamente affettuoso della lirica”, come ha osservato Luigi Blasucci. Non paradiso ma eliso quindi nei versi del Genovese, per radicato sentimento d’immanenza; e quello che nel tempo colpisce, di essi, è una volta di più la densità meditativa scevra di slanci ultraterreni. Stilisticamente parlando, la frequenza degli oggetti anziché una loro resa alla musica celebrativa. Il rifiuto della retorica già dal grande esordio degli Ossi, rimane insegnamento prezioso di Montale per ogni lettore e ineludibile per ogni poeta degno di questo nome, oggi come ieri.

 

 

Andrea Mariotti

 

 

mercoledì, Maggio 15th, 2019

 (“cliccare” per ingrandire)

 

Con piacere si dà notizia della conversazione sulla poesia di Eugenio Montale in oggetto, prevista per il 20 maggio prossimo presso il Liceo E. Majorana di Roma…(a/m)

 

e i colpi si ripetono ed i passi,

e ancora ignoro se sarò al festino

farcitore o farcito. L’attesa è lunga,

il mio sogno di te non è finito.

 

EUGENIO MONTALE

 

(strofe conclusiva del Sogno del prigioniero; poesia inclusa nella raccolta LA BUFERA E ALTRO, 1956)

 

 

venerdì, Maggio 10th, 2019

Siamo lieti di annunciare che

sabato 11 maggio 2019

ore 19:00

Salone del Libro di Torino

Spazio Marche

*   *   *

si terrà un incontro su

Leopardi traduttore e tradotto

con 

Fabio Pedone

Richard Dixon

Franco D’Intino

 

*   *   *

a partire dal volume di Franco D’Intino

La caduta e il ritorno.

Cinque movimenti 

dell’immaginario romantico leopardiano 

Quodlibet 2019

 

*   *   *   *   *

In collaborazione con:

BookMarchs-L’altra voce e Urbino e le Città del Libro Festival

https://www.salonelibro.it/programma.html?view=scheda&id=183

 

 

La Redazione del Laboratorio Leopardi

 

 

mercoledì, Maggio 8th, 2019

 

VISOSSA

 

Essere ossa

ossario

sasso e calvario

rimorso,

e spezzarsi

scrostarsi

perdersi

nel fondo di un mare

nell’intarsio di un viso

di un sogno

o di una paura.

 

Essere occhi sottesi

all’egemonia del cervello

a cui si obbedisce

senza sapere perché

sospesi

nell’argine del cambiamento

 

e rispondere a neuroni

intime connessioni umane

che creano emozioni

depositando immagini

sul fondo della retina:

così si agitano cellule e ricordi.

 

Bocca, dove le parole stanno

come foglie su un ramo in attesa

geometrie allineate in uno spazio

che si concentra nell’orecchio

e diventa suono.

 

Il corpo urta contro il tempo

fino a esaurirsi nel silenzio,

nel vuoto di un respiro

nel dolore di una distanza.

 

Questo volto è enigma,

profili, lacrime, angoli.

Ma è ciò che non si vede

che lo riempie e lo illumina

a rivelare cose risvegliate

 

poesia inedita di Monica Martinelli

 

…colpisce di questa poesia soprattutto in prima strofe la forza plastica e reiterata degli infiniti più che sostantivati, è il caso di dire: a radicare i versi nella pagina, riscattandoli da una mera funzione illustrativa a fronte del suggestivo dipinto di Claudio Gagliardini che si vede in foto (esposto al “Polmone Pulsante” di Roma per il “Festival delle Arti-Apollo, Euterpe, Tersicore e le altre” dal 4 al 10 maggio). Di una qualità quasi chirurgica dello stile della poetessa in effetti qui bisognerebbe parlare (così come lo si era già apprezzato nell’ultima sua silloge L’abitudine degli occhi, Passigli Poesia, 2015); sideralmente lontano dal canto dolciastro e iperbolico e ancorato piuttosto ad una fenomenologia dello smarrimento in cui “si agitano cellule e ricordi”. Il fascino di questi versi consiste in ultimo nell’esprimere con lessico risentito l’attrito dell’esistenza, di ogni enigmatica esistenza dinanzi ai nostri occhi.

 

Andrea Mariotti

 

 

domenica, Maggio 5th, 2019

 

UNA BIANCANEVE MOLTO DARK QUELLA DI ANJELIN PRELJOCAI IN SCENA AL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA

La favola dei fratelli Grimm, assai riveduta e corretta, al Teatro dell’Opera fino a giovedì 6 maggio

 

di Manuela Minelli

 

 

“Biancaneve”, balletto di Anjelin Preljocai, mai rappresentato prima al Teatro dell’Opera di Roma, è andato in scena venerdì sera 3 maggio e resterà in cartellone fino a giovedì 9 maggio.

Chi si aspettava i colori vividi, gli uccellini e gli animaletti del bosco della versione Disney a cui siamo stati abituati resterà deluso.

Sul palcoscenico del Costanzi abbiamo assistito ad una Biancaneve in versione dark e soprattutto drammaturgicamente lenta nella prima mezz’ora. Ma è all’arrivo dei nani-minatori che compiono evoluzioni su una parete rocciosa di impatto formidabile che la favola gotica nella versione di Preljocai prende vita e ritmo. Straordinarie le protagoniste femminili, la perfida matrigna (interpretata ieri sera da Virginia Giovanetti), che ha dato il meglio nella scena della mela e della punizione finale, e la sublime, candida étoile Rebecca Bianchi, che è stata una Biancaneve assai credibile e ha scatenato gli applausi del pubblico nello straordinario passo a due con l’étoile Claudio Cocino, il principe azzurro, sebbene abbigliato in arancio.

Grande emozione anche per la scena dell’angelo che scende dall’alto e per il dolore del principe-Cocino, dinanzi al corpo senza vita della sua Biancaneve.

Un grande ritorno quello del coreografo franco-albanese Angelin Preljocaj, le cui collaborazioni con il Teatro dell’Opera di Roma spaziano da Empty moves Parts I, II & III, presentato al Teatro Nazionale con i danzatori della sua compagnia nel maggio 2016, a Le Parc e Annonciation, rappresentati sul palcoscenico del Costanzi con il Balletto del Teatro dell’Opera di Roma rispettivamente nel maggio 2016 e nel marzo-aprile 2017.

Il genio e la grande capacità creativa di Angelin Preljocaj sono dirompenti – ha spiegato in conferenza stampa il Sovrintendente Carlo Fuortes – Nel panorama contemporaneo è tra i pochi coreografi che, pur rimanendo fedele al proprio segno creativo, riesce sempre a far germogliare qualcosa di nuovo, di diverso nella sua arte, a trasformarsi, ad affrontare con eguale efficacia il balletto narrativo e la composizione più astratta. La sua è una missione votata al bello, all’interiorità e al coinvolgimento attraverso il corpo e l’anima. Inoltre la sua collaborazione con Jean Paul Gaultier rende questa Biancaneve qualcosa di unico che si muove tra la luce e l’ombra di personaggi amabili e malefici.”

In effetti i costumi di scena realizzati dallo stilista francese Jean Paul Gautier sono a dir poco eccezionali, lontani anni luce dall’iconografia di una Biancaneve edulcorata, ma capaci di dare spessore e personalità ad ogni singolo personaggio di questa originalissima versione di Biancaneve.

Preljocaj possiede quella innata capacità tutta personale di guardare in profondità alle tematiche narrative scelte – ha spiegato la Direttrice del Ballo Eleonora Ebbagnato – alla musica sapientemente assemblata, ai danzatori, e di creare quello che non era mai stato creato prima. Angelin, a cui mi legano tanta stima e tanta ammirazione, è per me una presenza indispensabile per la crescita dei nostri ballerini. Affrontare le sue coreografie, le sue frasi di movimento, la sua costruzione scenica sempre trasversale è stimolante  e avvincente. La nostra étoile Rebecca Bianchi è una candida e stupefacente Biancaneve, e il nostro primo ballerino Claudio Cocino un principe coraggioso e dolce al tempo stesso. Tutti i primi ballerini e i solisti contribuiscono a rendere speciale questa Biancaneve con il nostro corpo di ballo sempre più dinamico e vivace.

Biancaneve, balletto romantico e contemporaneo ispirato alla fiaba dei Fratelli Grimm, debutta alla Biennale de la danse de Lyon nel settembre 2008 e nel 2009 viene premiato ai Globes de Cristal.

L’idea nasce quando, dopo lavori come Empty Moves ed Eldorado, Preljocaj avverte l’esigenza di rivolgersi di nuovo alla narrazione. Recupera così un tema popolare, una favola appartenente alla memoria di tutti, su cui innesta una serie di variazioni personali frutto dell’analisi dei numerosi simboli presenti nel racconto. A tal proposito, il coreografo cita Bruno Bettelheim, psicanalista austriaco naturalizzato statunitense, superstite dell’Olocausto, che descrive Biancaneve come una sorta di Edipo rovesciato. Il personaggio centrale diventa quindi per Preljocaj la perfida matrigna, una donna caratterizzata dalla narcisistica determinazione a non voler rinunciare alla propria bellezza e seduzione, anche a costo di sacrificare la candida e innocente figliastra. L’inedita matrigna, maestosa e sexy dark lady è ripensata da Preljocaj e dallo stilista Jean Paul Gaultier che ha realizzato per lei costumi di elegante sensualità.

Attualità e incanto fiabesco si fondono alla perfezione in questo balletto articolato su un sapiente e personalissimo collage di musiche di Gustav Mahler, dove Preljocaj conserva ogni episodio e particolare, dallo specchio alla mela stregata. Le meravigliose scene di Thierry Leproust disegnano i luoghi in cui si svolge la favola, un’ambientazione tra realismo e astrazione sorretta e amplificata dalle luci di Patrick Riou. Coreograficamente Biancaneve viene rimontata da Claudia De Smet. Le musiche questa volta sono su base registrata.

 

Biancaneve

Musica di Gustav Mahler

Musica addizionale 79 D

Coreografia Angelin Preljocaj

 

Costumi Jean Paul Gaultier

Scene Thierry Leproust

Luci Patrick Riou

Assistente ripetitrice Claudia De Smet

 

Interpreti principali

Blanche Neige Rebecca Bianchi (2, 3, 4, 7 e 9 maggio) / Giorgia Calenda (5 e 8 maggio).

Principe Claudio Cocino (2, 3, 4, 7 e 9 maggio) / Giacomo Castellana (5 e 8 maggio).

Regina Virginia Giovanetti (2, 3, 4, 7 e 9 maggio) / Annalisa Cianci (5 e 8 maggio).

 

Étoiles, Primi Ballerini, Solisti e Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma

 

Prima rappresentazione venerdì 3 maggio ore 20.00;

Repliche sabato 4 maggio ore 18.00; domenica 5 maggio ore 16.30; martedì 7 maggio ore 20.00; mercoledì 8 maggio ore 20.00; giovedì 9 maggio ore 20.00.