Archive for dicembre, 2013

sabato, dicembre 28th, 2013

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Assolutamente doveroso trovo ricordare (a distanza di settant’anni esatti) il sacrificio dei sette fratelli Cervi, fucilati dai fascisti repubblicani alle prime luci del 28 dicembre 1943 nel poligono di tiro di Reggio Emilia, senza processo. I visitatori del presente blog troveranno sulla Rete (a parte ovviamente le loro cognizioni e letture) tutte le notizie relative a questo tragico episodio della Resistenza. Per quanto mi riguarda questa sera mi sono sintonizzato su Rai Storia, per seguire la toccante intervista a papà Alcide da parte di Vittorio Gassman (1961) nella cascina di Gattatico (Reggio Emilia), dove nella notte tra il 24 e il 25 novembre del 1943 i Cervi vennero catturati insieme al padre risparmiato dai fascisti. Dopo l’intervista ho visto il film di Gianni Puccini I sette fratelli Cervi del 1968, con Gian Maria Volonté, Lisa Gastoni, Riccardo Cucciolla e altri. Sono fra coloro i quali non rifiutano a priori la televisione, soprattutto in casi come questi di un viaggio ripeto doveroso nella storia italiana di quei tragici anni (mia la foto qua sopra, scattata nel 2007 all’esterno del tristemente noto lager di Mauthausen in Alta Austria, nella settimana in cui in bicicletta, da Passau -in territorio tedesco- ebbi a raggiungere Vienna).

P.S. tre indicazioni di lettura e visualizzazione, in ogni caso, per i visitatori del blog:

1) Ai fratelli Cervi, alla loro Italia (1955), poesia di Salvatore Quasimodo;

2) Alcide Cervi, I miei sette figli (prima edizione nel 1955 poi “rivista” nel 1971; ora leggibile nella sua prima stesura edita da Einaudi, 2010; a cura di Renato Nicolai e con introduzione di Luciano Casali): libro peraltro tradotto in svariate lingue;

3) infine, il sito del Museo Cervi a Gattatico (Reggio Emilia), fratellicervi.it

martedì, dicembre 24th, 2013

2013-12-15 17.04.05

Auguri ai visitatori del blog per le festività ormai alle porte. C’è davvero l’imbarazzo della scelta, a proposito di capolavori pittorici in tema…a me fa piacere, quest’anno, proporre una mia foto recentemente scattata all’interno di Palazzo Venezia, a Roma, in occasione della mostra dedicata a uno squisito artista come Carlo Saraceni (1579-1620): trattasi del dipinto in cui osserviamo La Madonna e il Bambino con Sant’Anna, custodito se non ricordo male nella Galleria romana di Palazzo Barberini. Il mio pensiero va a papa Francesco, in queste ore, in virtù della stima profonda che nutro per la sua persona (e non credo di parlare solo a titolo personale). Di nuovo auguri a tutti, con simpatia (nel senso etimologico del termine, dal greco syn, con, e pàthos, affezione, ossia convergenza di stati affettivi negli umani…almeno per un giorno).

domenica, dicembre 15th, 2013

2013-11-17 12.16.00

E così quest’oggi Matteo Renzi sarà “incoronato” (espressione dei nostri organi di stampa, sic!) segretario del Partito Democratico, dopo la schiacciante vittoria nelle primarie dello scorso otto dicembre. Bene. Benissimo! all’ex-rottamatore vorrei chiedere ingenuamente questo: perché non dimettersi ora dalla carica di sindaco di Firenze, inviando in tal modo un messaggio chiaro e forte di serietà non soltanto a parole ma nei fatti, a tutti? perché non prendere davvero a cuore il compito affidatogli da coloro i quali tuttora coltivano una speranza di cambiamento, nel nostro sventurato paese? si dirà che Renzi è efficiente -in effetti i suoi collaboratori sono stati già convocati alle sette e trenta del mattino, giorni addietro- ma non basta, a mio avviso. Anche il Cavaliere si vantava negli anni passati di lavorare un numero spropositato di ore per il bene dell’Italia (sarcasmo involontario, sono dati di cronaca) per portarci laddove ci troviamo oggi, non senza responsabilità da parte nostra. Insomma, per farla breve: si liberi Renzi dal berlusconismo in senso antropologico; e torni apparentemente al passato per fare in realtà un passo avanti, verso un concreto impegno anche territoriale, e non soltanto verticistico; considerando il fatto che adesso ha lui in mano le chiavi del partito (vecchie oligarchie a parte; davvero emarginate sine die?). Anche Renzi è un essere umano, in conclusione, per quanto talentuoso e attivo: faccia bene e soltanto quello che i suoi elettori gli hanno chiesto!

Tale invito è idealmente rivolto da parte mia pure a Debora Serracchiani, responsabile delle infrastrutture, nella nuova “squadra” renziana; nel senso che anche la governatrice della regione Friuli dovrebbe a parer mio dimettersi dal suo incarico per gli stessi motivi di Renzi. Parlo della Serracchiani la quale, nel 2009, dopo essersi imposta alla pubblica attenzione per la presa di posizione molto netta e avversa ai consumati “tessitori” del suo partito, ebbe a scrivere un breve commento a fronte della mia lirica Lacrimosa (lirica proposta nel presente blog come avvio di questo mio impegno sulla Rete per la poesia e il dialogo). Detto ciò, si potrà comprendere bene il motivo della foto qua sopra (mia), scattata recentemente e forse efficace nel mostrare la fragilità del verde nel pieno autunno non soltanto stagionale del nostro paese…staremo a vedere, obbligati al pessimismo in quanto oppressi dagli “annunci” al netto del fare.

P.S. A colei che di recente parlando con me una mattina ha espresso la sua profonda e condivisa indignazione per il Pregiudicato che rifonda un partito e minaccia la rivoluzione in caso di misure restrittive a carico, ho risposto sul filo del buon senso non dipendere tutto questo se non dal mancato rispetto, evidentemente, dei patti non scritti relativi alle “larghe intese” (con la condanna definitiva del grande statista). Provi un cittadino normale a rubare un frutto, tanto per capirci! meno male che il caso Cancellieri ha comunque rafforzato l’attuale governo in quanto a trasparenza morale, convincendo una volta per tutte noi sudditi che la legge è uguale per tutti!…

sabato, dicembre 14th, 2013

2013-01-24 11.34.16

Sabato scorso 7 dicembre, in occasione della XII Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria (all’interno del Palazzo dei Congressi di Roma), ho potuto seguire la lettura di poesie a cura di Edizioni Tracce di Pescara, moderata dalla poetessa Nicoletta Di Gregorio. Ebbene, a suscitare in me vivo interesse all’ascolto, è stata la poesia di Mario Lunetta che oggi mi accingo a presentare (il testo in oggetto è peraltro frutto di una mia scansione, avendomelo il poeta generosamente donato senza pensarci troppo; tant’è che i visitatori del blog perdoneranno l’assenza, nello scritto, dell’accento sulla parola sueno, non riproducibile in questa sede). Ciò premesso, dovrò qui ricordare che Mario Lunetta non ha davvero bisogno di presentazioni, essendo un valoroso poeta; anzi, più ancora uno scrittore a tutto tondo e di lungo corso (due volte finalista al Premio Strega); critico d’arte e collaboratore di prestigiose testate giornalistiche. Varrà nel caso, per i visitatori del blog, il seguente link, tracce.org/LunettaMagnificat.htm, per un’idea più stringente sull’autore, da me conosciuto agli inizi degli anni Novanta e alla cui prefazione relativa al libro di Claudio Monachesi, Poesia per la Radiologia (Pioda Editore, 2012), ho avuto l’onore di far seguire la mia, in detto libro. E’ giunto però il momento di fare spazio ai versi di Lunetta che sabato scorso come dicevo mi sono piaciuti all’ascolto e più ancora leggendoli, non senza aver precisato che la foto qua sopra, mia, un particolare della base del candelabro per il cero pasquale dei Vassalletto (sec.XII; candelabro custodito nella basilica romana di San Paolo fuori le Mura) mi è venuta in mente pensando alla “poesia dialettica” dell’autore (da me particolarmente stimato in quanto, in una parola sola, scriptor rerum, nel senso più esaustivo del termine, come risulta dalla visualizzazione del link sopra suggerito):

Che

Le sculture terribili che deturpano i giardini
I pianeti nervosi che infastidiscono la terra
La terra che fa impallidire il sole dalla vergogna
I morti che masticano chewing gum per fingersi ancora vivi
Le farmacie che vendono ormai soltanto spaghetti allo iodio
I centri di studi astronomici che si impegnano soprattutto nelle ricerche poliziesche
La Pizia Napolitana che è ormai il premier di questo triste paese
I saggi critici che hanno perso la saggezza
I sampietrini che hanno un frisson quando spezzano i tacchi a spillo
Il tempo che passa senza essere un passante
Le ragazzine quattordicenni che sono ormai navigatissime escort
I lettori di libri che si sono trasformati in accaniti tablettisti
Gli ebrei che hanno optato per l’antisemitismo militante
I cani che per protesta hanno rinunciato a abbaiare
I pesci che sorridono prima di finire in padella
La verità che non cessa di travestirsi da menzogna
Le motociclette allineate che sembrano spartani alle Termopoli
La vida che s’è svegliata da un troppo lungo sueno
I mattini che non si innamorano più delle notti
L’arte che ha imparato a mettere da parte gli artisti
Il supermarket sensazionale che si chiama politica
Le madri annichilite che ammazzano i loro figli
I cineasti di successo che si buttano dalla finestra
La voglia di fragola di quelli che non amano le fragole
Gli atei più sofisticati che pèrdono la fede
Il calcio che vorrebbe tornare ad essere uno sport
La Bocca della Verità che per disprezzo non apre più le labbra
I meccanici che usano il bisturi meglio di tanti chirurghi
La superbia dei libri che vorrebbero essere rilegati in pelle umana
Questo testo che è incapace di prolungare il proprio inutile delirio

30 ott.013

poesia di Mario Lunetta

martedì, dicembre 10th, 2013

pasolini

Sempre sabato 30 novembre ho potuto assistere, nella biblioteca romana PIER PAOLO PASOLINI, alla seguente proiezione di un’opera cinematografica alla quale auguro successo e riconoscimenti:

docu-film su Pier Paolo Pasolini arricchito con materiale delle Teche Rai

Regia di Enzo De Camillis

con la partecipazione straordinaria di Leo Gullotta
che interpreta: “io so … ma non ho le prove”
Testimonianze di: S. Rodotà, G. Borgna, P. Avati, C. Maselli, U. Gregoretti, R. Parascandalo, ecc.

Presenta

Cettina Quattrocchi – Consulta della Cultura del Municipio Roma IX

Introduce

Elio Matarazzo – docente dell’Università di Roma TRE

Partecipa

Enzo De Camillis – regista del documentario, componente della Giuria del David di Donatello

“Pier Paolo Pasolini ebbe a Donna Olimpia uno dei contatti fondamentali con il mondo delle borgate romane vivendo a Monteverde (dal 1954 al 1963) prima in via Fonteiana e poi in via Giacinto Carini dove abitava l’amico e poeta Attilio Bertolucci.
Monteverde rappresenta, dunque, una tappa fondamentale per l’esperienza culturale ed umana di Pasolini: è qui che ha iniziato a scrivere opere come il romanzo “Ragazzi di Vita”, i cui primi due capitoli sono proprio ambientati nelle case popolari di via di Donna Olimpia.

Raccontiamo Pier Paolo Pasolini nei primi difficili anni del suo arrivo a Roma con la madre e, proprio, la quotidianità e la contiguità con le durissime condizioni di vita di questa “borgata”
‘ romana saranno l’osservatorio sociale attraverso il quale il poeta muoverà i primi passi di quella esperienza umana che descriverà nelle opere di indagine e denuncia sociale della maturità intellettuale ed artistica.

E’ da queste riflessioni che nasce il romanzo dei ragazzi di Donna Olimpia, i “Ragazzi di Vita”, che suscitò violentissime polemiche negli ambienti degli intellettuali di sinistra e, in particolare, all’interno del PCI. Erano le accuse di un mondo politico miope in contrapposizione alla lungimiranza culturale di Pasolini, che avranno il loro tragico epilogo proprio nelle pagine di “Petrolio” con la denuncia di un mondo economico che si stava preparando alla globalizzazione dei nostri giorni.

Raccontiamo la sua ricerca continua su l’onestà culturale delle “borgate” che Pasolini vedeva in contrasto con le rigidità intellettuali e i preconcetti borghesi che, invece, stigmatizzavano le contraddizioni di quel mondo popolare non ancora emancipato, narrato nelle sue espressioni cinematografiche come “Accattone” e “Mamma Roma” o nelle sue dichiarazioni sul potere mediatico della televisione espresse in un intervista a Enzo Biagi.

Tale lungimiranza culturale si spingerà fino alla lucida denuncia delle trame oscure di quella strategia della tensione di “Io so… ma non ho le prove” pubblicata nel 1974 nelle pagine Corriere della Sera.

Ed è proprio la lettura di “Io so… ma non ho le prove” da parte dell’attore Leo Gullotta che sarà il filo conduttore della narrazione del docu-film che si articola nelle testimonianze di: Stefano Rodotà, Gianni Borgna, Otello Angeli, Maurizio Ponzi, Silvio Parrello, Umberto Mercatante, Antonio Del Guercio, Luciana Capitolo, Citto Maselli, Ugo Gregoretti, Nino Russo, Goffredo Bettini, Vincenzo Vita, Renato Parascandolo. Osvaldo Desideri, Pupi Avati” (dalla presentazione al film di SAS Cinema e Tam Tam Formazione e Servizi).

P.S. segnalo infine che il mio scritto sulla poesia di Pier Paolo Pasolini del 2.11.2013 apparso nel presente blog -in occasione del trentottesimo anniversario della scomparsa del grande scrittore e regista- è stato pubblicato dalla rivista on line SPECCHIO ROMANO.IT del 5 dicembre scorso(www.specchioromano.it: Riflessioni su Pier Paolo Pasolini).

domenica, dicembre 8th, 2013

2013-12-05 20.28.22

Eccomi con piacere a parlare sia pure brevemente dell’ultimo romanzo di Dacia Maraini, Chiara di Assisi (Rizzoli, 2013; già alla seconda edizione). Ero infatti fra il pubblico presente sabato scorso 30 novembre nella libreria romana LA NUOVA EUROPA-I GRANAI, pronto ad accogliere come tutti con un caloroso e meritato applauso la scrittrice. Un pubblico numeroso e attento, aggiungo, nell’ascoltare i ragionamenti della Maraini attorno al suo libro ed anche le sue pacate e argomentate risposte alle domande che le sono state fatte nella parte conclusiva dell’incontro. Bene. Devo dire che ho letto nei giorni passati il romanzo tutto d’un fiato, trovandolo a dir poco splendido e toccante, oltre che debitamente documentato. Non devo certo essere io, qui, a sottolineare il magistero narrativo della scrittrice italiana più conosciuta al mondo (volendo alludere, in particolare, alla quotidiana concretezza della vita claustrale evocata con grande finezza ed efficacia nel romanzo). No, d’ altro intendo parlare, nel presente scritto. Ossia della autentica ispirazione percepibile a mio avviso in ogni pagina del libro della Maraini; ché il “personaggio” della Santa di Assisi, ha sicuramente bussato alla porta della scrittrice. La quale, tuttavia, non si è limitata all’accoglienza diciamo così di mestiere; immedesimandosi di contro con Chiara e la sua disobbedienza a tutto ciò che poteva frapporsi come ostacolo ad un progetto di vita consacrato alla Povertà (conditio sine qua non della libertà interiore necessaria per il contatto più intimo con lo Sposo Celeste). Molte sono le pagine del romanzo intrise di una disarmante freschezza nel cogliere la santità di Chiara (frammista, tale freschezza, a un pacato ma tenace illuminismo di fondo che non guasta, nella sua sobrietà; anche per dare conto al lettore di un’epoca suggestiva e crudele, laddove il mistico slancio di Francesco e di Chiara è storicamente risultato un capolavoro politico, considerando la coeva “crociata degli albigesi” del 1208, voluta da quello stesso papa, Innocenzo III, che approvò la prima regola orale dell’ordine francescano). Ma accanto alle tante pagine del romanzo frutto come detto di autentica ispirazione e sottile equilibrio narrativo, ritengo giusto segnalare un acuto, a parer mio, del libro della Maraini: precisamente a pagina 159, dove “Il sacrificio di Chiara” è afferrato veramente con l’intelligenza del cuore da parte della scrittrice, nel momento in cui viene chiarito (annominazione spontanea) di quale natura fosse tale sacrificio: l’inabissamento del prigioniero nelle acque profonde di una libertà inaudita e vincente. E, ancora, a suggello del suo bellissimo romanzo, ecco la Maraini ricordarci con voce sommessa come, “seguendo le indicazioni di Chiara”, si possa mettere in discussione quel principio aberrante (nonché di gran moda nei tempi attuali) in base al quale l’amore coinciderebbe con il possesso dell’altro. Non voglio aggiungere annotazioni ulteriori, per non guastare al lettore il godimento spirituale ancor prima che strettamente narrativo di un libro in una parola sola elevato, di cui Dacia Maraini ci ha fatto dono (mia la foto qua sopra del celebre dipinto della Santa di Simone Martini, riprodotto in una piccola tavoletta lignea che ho in casa).

sabato, dicembre 7th, 2013

2013-11-30 16.38.59

Con grande piacere do notizia del prestigioso Premio della Critica conferito a Franco Campegiani dalla giuria del Premio Letterario Internazionale di Poesia, Racconto e Fotografia “Juan Montalvo”, edizione 2013 (con premiazione a Milano del 29 novembre scorso). Il riconoscimento all’ottimo amico Franco, poeta e filosofo nonché critico d’arte (da anni collaboratore prezioso del presente blog) è stato stabilito dalla sezione della giuria prevista per la Poesia (formata da personalità di assoluto rilievo quali Gianni Turchetta-Presidente- Ninnj Di Stefano Busà, Corrado Calabrò, Maurizio Cucchi, Vivian Lamarque, Franco Loi, Roberto Malini, Alessandro Quasimodo, Davide Rondoni). Ma ecco la poesia di Campegiani premiata (poesia che verrà inclusa in un E-Book a cura dell’Università degli Studi di Milano, con possibilità di risultare vincitrice assoluta per la sezione di appartenenza):

PREGHIERA

Da dove viene Usuni?
E’ forse sceso dal graffito
o da una grotta d’africana terra
l’ha scagliato il caldo vento
in questa anonima via
sulle ali del tam-tam?
Ora danza tra clacson impazziti
nel nero smog, con Erba Viva e Muta,
giunto questi tra nuvole di fumo
di un messaggio dakota lanciato
dalle alture dei Sioux.
Naso Corvino con José Garcia
giungono insieme a Tarik ed Anatole,
insieme ad Eva ad Ana a Maghidà,
tutti fratelli nella Grande Dea.
La pregano sul tappeto di asfalto
che fondono con sguardi di bragia
offrendone il grembo a Manitù.
O Grande Spirito, cerulea Voce,
possano i tuoi figli senza storia
– loro, radici senza fusto,
noi, pianta senza più radici –
riportarci nel vento degli angeli,
loro come noi nomadi infelici,
negli occhi ancora il lampo
della Grande Relazione,
noi avulsi dal cielo e dalla terra
e fuggiti dall’edenico coro,
spettri evasi in dedali nebbiosi
ricchi di storia e senza canti.

(poesia di Franco Campegiani inclusa nella silloge Ver sacrum, Pescara, Edizioni Tracce, 2012)

P.S. A Franco Campegiani vanno naturalmente i più calorosi rallegramenti per il successo conseguito, in considerazione delle personalità premiate, fra le quali risulta anche il filosofo ed Europarlamentare per la Cultura-Italia Gianni Vattimo. Mi permetto di segnalare ai visitatori del blog la mia recensione della suddetta silloge (Primo Premio -Libro di Poesia 2013- all’Ottavo Premio Letterario Nazionale “Voci-Città di Abano Terme”) leggibile nell’home page del blog alla voce “Sui poeti che incontro 2013” (mia la foto qua sopra, piccolo contributo visivo ispirato dai suggestivi versi dell’amico Franco sopra riportati).

venerdì, dicembre 6th, 2013

2013-11-26 16.43.05

Causa diversi impedimenti, soltanto oggi posso dare la notizia che segue: il 26 novembre si è svolta nell’Aula I della Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza di Roma una vera e propria maratona di letture di passi dello Zibaldone di Giacomo Leopardi, oggetto di una recente traduzione in lingua inglese (curata da Franco D’Intino, docente di Letteratura italiana alla Sapienza e direttore del “Leopardi Centre” di Birmingham, e da Michael Caesar, professore emerito dell’Università di Birmingham). A moderare l’incontro Novella Bellucci -docente ben nota ai visitatori del presente blog- e Felice Cimatti (che hanno letto una cordialissima lettera del regista Mario Martone, la cui presenza non è stata resa possibile dalle riprese di un film sul Recanatese che lo vede intensamente impegnato). Premesso che alcuni brani dello Zibaldone sono stati letti anche in inglese da Giorgio Mariani e da Richard Dixon, e che la traduzione di esso risulta edita sia negli Stati Uniti (Farrar Straus & Giroux) sia in Inghilterra (Penguin), sarà anche il caso di rammentare la prestigiosa presentazione dell’opera leopardiana in lingua inglese il 24 ottobre scorso all’Istituto Italiano di Cultura di New Delhi. Dunque docenti , personalità eminenti del mondo della cultura e parecchi studenti tutti impegnati, il 26 novembre scorso, a leggere passi dello Zibaldone (fra i tanti, Il fisico Carlo Bernardini, Il francesista Lanfranco Binni, figlio dell’illustre critico Walter Binni, di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita; Giulio Ferroni, Biancamaria Frabotta; senza omettere il contributo di illustri studiosi forzosamente assenti come Luigi Blasucci e Lucio Felici). Tra gli scrittori, ecco prendere ad un certo punto la parola Tiziano Scarpa, romanziere e poeta, vincitore nel 2009 dello Strega con il romanzo Stabat Mater… non me ne voglia l’autore e fine dicitore veneziano, ma la sua lunga lettura di un brano dello Zibaldone è risultata (non soltanto a chi scrive) colma d’enfasi, gesticolante, a tratti artatamente intimista; in ogni caso sideralmente lontana dall’asciutto e profondo rigore del pensiero leopardiano. Uno Scarpa evidentemente all’oscuro del seguente passo (sempre incluso nello Zibaldone): “Molti sono che dalla lettura de’ romanzi libri sentimentali ec. o acquistano una falsa sensibilità non avendone, o corrompono quella vera che avevano. Io sempre nemico mortalissimo dell’affettazione…”(pag.autografa 64). Superfluo aggiungere qualcosa, rammentando di contro la pregevole (perché misurata) ma non timida lettura dello Zibaldone da parte di molti studenti presenti nell’Aula I (mia la foto qua sopra, “di fortuna”, come si può ben vedere, ma comunque significativa; avendo insegnato, in tale Aula, a voler citare qualcuno dei grandi, Giuseppe Ungaretti e lo stesso Walter Binni. Ma il ricordo più bello del pomeriggio del 26 novembre rimarrà quello di docenti e studenti davvero vicini, seduti indistintamente sui banchi dell’Aula; stretti, quasi, a formare quell’umana compagnia che certo non sarà spiaciuta allo spirito aleggiante del grande Recanatese… a parte, immagino con lieve presunzione, l’isolato, stonato ottone di cui sopra).

P.S. Non voglio inquinare quanto ho appena ricordato considerando l’arrogante distanza fra la Casta e i cittadini trattati come sudditi, nel Belpaese dei pregiudicati in pieno fervore elettorale. Dico solo che mi è parso di avere avuto una prova palmare, il 26 novembre scorso, di come l’auspicata rinascita dell’Italia non possa che iniziare da una vera e propria rifondazione culturale con i nostri cari giovani al centro dell’azione (ricordo qui infine i versi iniziali della canzone leopardiana ALL’ITALIA, con la quale si aprono i Canti: “O patria mia, vedo le mura e gli archi/ e le colonne e i simulacri e l’erme/ torri degli avi nostri,/ ma la gloria non vedo…”).