Archive for aprile, 2011

sabato, aprile 30th, 2011

Esprimo oggi, alla vigilia della beatificazione di Giovanni Paolo II scomparso nel 2005, un mio stato d’animo forse non del tutto isolato. Domani, domenica, è la Festa del Lavoro e, ferma restando tutta la mia considerazione per la grandezza storica e umana di Karol Wojtyla, non posso non pensare ad una magistrale “invasione di campo” (laico) compiuta dalla Chiesa; la quale innalza alla gloria degli altari il papa polacco nel primo giorno di maggio di quest’anno che cade, guarda caso, di domenica. Viene da chiedersi, infatti, come verrà vissuto fra qualche anno il Primo Maggio: rimarrà qualcosa del suo laico significato (dopo la giornata di domani) o dovremo esclusivamente riferirci a Giovanni Paolo II non più beato ma santo, di sicuro? Mala tempora currunt, lo sappiamo, per quanto riguarda il Belpaese e, senza quella stanza di compensazione fra Chiesa e Stato rappresentata a suo tempo dalla Democrazia Cristiana (come più volte rammentato), ecco che la Chiesa, in prima persona, con la sua raffinata e millenaria astuzia sembra avere la forza ingovernabile d’uno tsunami, in occasione della giornata di domani. Nutro, lo ribadisco, rispetto per una istituzione come la Chiesa (lasciando a chi vuole l’anticlericalismo becero e non pretendendo di affermare cose originali); ma, ad esempio, mi chiedo: un grande giurista quale Arturo Carlo Jemolo -dalla fede profonda e tuttavia fermissimo nel distinguere fra Stato e Chiesa- non avrebbe forse nutrito qualche perplessità in merito alla sovrapposizione di due eventi così importanti, ossia la Festa del Lavoro da un lato, e la beatificazione di Karol Wojtyla dall’altro? Sommessamente, vorrei anche dire, qui, che lo scorso lunedì, seguendo su RAI TRE per la serie LA GRANDE STORIA il racconto della vita di Wojtyla fino alla sua elezione a papa del 16 ottobre 1978, mi sono fermato a riflettere più profondamente che in passato sul brevissimo pontificato di Albino Luciani, morto nella notte fra il 28 e il 29 settembre dello stesso anno per cause, sembra, non del tutto naturali (tant’è che sto per iniziare a leggere il discusso ma importante libro di David Yallop, IN NOME DI DIO, al riguardo). Gioverà ricordare il clima di quegli anni; di quello stesso tragico anno 1978, segnato dalla uccisione di Aldo Moro e dal massacro della sua scorta per opera delle Brigate Rosse: un tempo, in sintesi, gravido di “pecorelle smarrite” del calibro di un Licio Gelli, Paul Marcinkus, Michele Sindona, Roberto Calvi, per tacere degli altri. Chiudo questo mio articolo, dicendo due parole sull’ultimo film di Nanni Moretti, tanto per restare in tema: HABEMUS PAPAM, a mio avviso un capolavoro mancato. In che senso affermo ciò? nel senso che Moretti ha avuto, a parer mio come di molti, una splendida intuizione: quella dell’umanissimo tema della inadeguatezza; tema sostenuto dalla magnifica interpretazione di Michel Piccoli, nel ruolo di uno “sbandato” in giro per Roma, dopo essere stato eletto, con suo profondo sgomento, papa. A che scopo, allora, mi chiedo, far deragliare questo treno in corsa (il soggetto del film) con la spuria, fin troppo riconoscibile egolatria del personaggio-Moretti che si intrufola nella storia, vestendo i panni di un supponente analista dalla voce stridula ed una vocazione di quartiere (nel momento in cui ricorda, polemicamente, i privilegi vaticani della benzina a costo ridotto e dei farmaci introvabili altrove)? Fermiamoci qui. Auguro un buon Primo Maggio a tutti, in base a quei valori di laicità rispettosi per definizione di quanto accadrà fra poche ore in piazza San Pietro, a Roma (nell’affermare ciò, non posso non ricordare in ultimo il prezioso, equilibrato libro di Claudio Magris LA STORIA NON E’ FINITA, Garzanti Editore, prima ed. 2006, laddove viene per l’appunto rievocata la grande figura di Arturo Carlo Jemolo).

P.S. La foto è mia, e riguarda la cripta allagata della chiesa ravennate di San Francesco; chiesa in cui si svolsero, nel 1321, i solenni funerali di Dante Alighieri (all’epoca essa era intitolata a San Pier Maggiore).

venerdì, aprile 22nd, 2011

Nell’augurare una serena Pasqua a tutti i visitatori del blog, ho pensato di proporre questa mia fotografia del capolavoro del Pontormo, ossia la notissima DEPOSIZIONE (1525-28) custodita nella chiesa fiorentina di Santa Felìcita. Il motivo per cui amo molto tale opera? lo strepitoso connubio, in essa, fra la purezza del disegno e le ardite giustapposizioni cromatiche, a pochi anni dai trionfi romani del classicismo di Raffaello. Siamo veramente in un altro mondo, con questo dipinto del Pontormo (testo-chiave del Manierismo toscano)…davvero buona Pasqua a tutti, nel segno della Bellezza.

sabato, aprile 16th, 2011

Con ingresso gratuito (per la XIII edizione della Settimana della Cultura), ho potuto finalmente visitare quest’oggi in tutta tranquillità il Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina, inaugurato di recente in Roma presso largo di Porta San Pancrazio (in occasione della festività del 17 marzo scorso). Anche in questo caso, come già per la dimora romana di Luigi Pirandello, non posso che raccomandare una visita al suddetto museo; ricco di documenti storici, supporti multimediali particolarmente suggestivi e di opere d’arte. Fra le quali, a colpirmi molto, è stato un arazzo del primo Novecento raffigurante Garibaldi, coi colori ottenuti da succhi d’erbe. La foto da me scattata col telefonino dell’opera in questione non sarà perfetta, ma darà forse un’ idea dell’interesse della medesima e, più in generale, di quanto risulta esposto in un piccolo ma prezioso museo che rievoca un momento cruciale del nostro Risorgimento. Superfluo parlare della bellezza del luogo, nel cuore del Gianicolo…mi piace qui ricordare, in ultimo, che nel 1849, in quei mesi di eroica resistenza ai cannoneggiamenti francesi, con la chiesa di San Pietro in Montorio quasi del tutto distrutta, l’annesso, famoso e stupendo tempietto del Bramante… restò intatto!

martedì, aprile 5th, 2011

Nella notte fra il 5 e il 6 aprile di due anni fa, il sisma abruzzese. La foto qui mostrata, è stata scattata pochi giorni dopo il disastro da mio fratello Daniele, recatosi in quei luoghi di morte e distruzione. Essa mi fa pensare (prescindendo ovviamente da ogni stupida gerarchia del dolore) a quel giovane di cui non ricordo il nome e la cui straziante vicenda ebbi a leggerla sui giornali, per bocca della sorella, nei giorni successivi alla tragedia. Ebbene, questo giovane, anziché tornare a casa dai genitori per il fine settimana, si era appositamente trattenuto presso la CASA DELLO STUDENTE, allo scopo di sostenere con più tranquillità, per il martedì seguente, un esame universitario difficoltoso, cui teneva molto. Sappiamo bene come questa stessa CASA DELLO STUDENTE, miseramente crollata, sia diventata l’emblema della colpevolissima negligenza degli uomini che, di fatto, ha amplificato a dismisura la potenza del sisma. A tale riguardo, mi permetto quindi di presentare qui la mia ultima poesia scritta a gennaio scorso, dopo una bellissima escursione sui monti Lucrètili, non distanti da Roma (“i turchini/ monti del Lazio” evocati da P.P. Pasolini nel suo poemetto LE CENERI DI GRAMSCI, del 1954…):

QUELLA NOTTE D’APRILE

O fontanile di Campitello,
zampilla ancora l’acqua tua?
e tu, agrifoglio dei Lucrètili
monti, sempreverde barbaglio,
come parli al mio cuore!
ma ecco, all’orizzonte, bianche
del Gran Sasso le cime: zanne
d’un elefante acceso d’ira
per l’umana miopia.

Andrea Mariotti, poesia inedita del gennaio 2011.