Nella notte fra il 5 e il 6 aprile di due anni fa, il sisma abruzzese. La foto qui mostrata, è stata scattata pochi giorni dopo il disastro da mio fratello Daniele, recatosi in quei luoghi di morte e distruzione. Essa mi fa pensare (prescindendo ovviamente da ogni stupida gerarchia del dolore) a quel giovane di cui non ricordo il nome e la cui straziante vicenda ebbi a leggerla sui giornali, per bocca della sorella, nei giorni successivi alla tragedia. Ebbene, questo giovane, anziché tornare a casa dai genitori per il fine settimana, si era appositamente trattenuto presso la CASA DELLO STUDENTE, allo scopo di sostenere con più tranquillità, per il martedì seguente, un esame universitario difficoltoso, cui teneva molto. Sappiamo bene come questa stessa CASA DELLO STUDENTE, miseramente crollata, sia diventata l’emblema della colpevolissima negligenza degli uomini che, di fatto, ha amplificato a dismisura la potenza del sisma. A tale riguardo, mi permetto quindi di presentare qui la mia ultima poesia scritta a gennaio scorso, dopo una bellissima escursione sui monti Lucrètili, non distanti da Roma (“i turchini/ monti del Lazio” evocati da P.P. Pasolini nel suo poemetto LE CENERI DI GRAMSCI, del 1954…):

QUELLA NOTTE D’APRILE

O fontanile di Campitello,
zampilla ancora l’acqua tua?
e tu, agrifoglio dei Lucrètili
monti, sempreverde barbaglio,
come parli al mio cuore!
ma ecco, all’orizzonte, bianche
del Gran Sasso le cime: zanne
d’un elefante acceso d’ira
per l’umana miopia.

Andrea Mariotti, poesia inedita del gennaio 2011.

14 commenti su “

  1. roberto de luca

    Ti ringrazio, caro Andrea, di questo pensiero verso il sisma abruzzese. Qui, di sismi, naturali e umani, se ne sono avuti tanti, troppi, da quel giorno, tanto che se ne è perso il conto partendo dal Giappone e concludendo con le rivolte del giovane popolo arabo nordafricano che vuole libertà dalle dittatture. Direi che è molto difficoltoso prendere posizione, anche perchè viviamo coi nostri soliti problemi, irresolvibili peraltro, perchè ai primi se ne aggiungono altri. Il nostro governo ad esempio ha perso completamente la bussola, o forse non l’ha mai avuta: immigrazione, dispute continue sulla giustizia, l’insicurezza creata da un nucleare insicuro, tragedie su tragedie e tra tutto questo la nostra Italia viene a trovarsi in una posizione veramente poco invidiabile .
    Ma la Poesia, la poesia che in qualche modo illustra i sentimenti e reclama la giusta via, ogni volta, a mio avviso, indica un percorso di cui è necessario non perdere la pista, e il fontanile di Campitello ci indica che esiste una radice che non si perderà mai perchè intrisa della materia da cui tutto è nato e alla quale, al limite, fare ricorso. Il sisma abruzzese non ha avuto giustizia, non ha avuto il giusto soccorso di cui aveva bisogno e il giovane ragazzo di cui non ricordi il nome l’ho in mente anch’io come vittima del sisma e degli uomini, quasi un illuso come tutti coloro che credono nella cultura, nell’umanità e nella giustizia. Tanti sismi nel nostro paese hanno avuto le stesse risposte. Ma, a pensarci bene, cosa vogliamo aspettarci da chi, recandosi ultimamente a Lampedusa ha saputo dire sopra a tutta quella tragedia di cui non si rende conto: m i sono connesso a Internet e, in questa stupenda isola, mi sono comprato una villa chiamata Due palme?
    Cito gli ultimi versi della tua bella poesia che ha il dono supremo della versatilità:
    ma ecco, all’orizzonte, bianche/ del Gran Sasso le cime: zanne/
    d’un elefante acceso d’ira/
    per l’umana miopia.

    Ora, non per prendersela soltanto con chi ci è alla guida,
    quello che mi chiedo con rabbia è: si può essere più umanamente miopi di quello che ci è stato dimostrato ultimamente?

  2. andreamariotti Autore articolo

    Concordo pienamente con quanto scrivi, caro Roberto; del resto ho già avuto occasione, in precedenza, di accennare all’inverecondo baciamano del nostro Presidente del Consiglio nei confronti del filantropo libico. Che dire? mancano le parole; ci sono, nell’occasione, solo questi miei risentiti versi a fronte della tragedia abruzzese (che mi ha indotto a ricordare la storia di quel ragazzo che non c’è più e di cui non ricordo neppure il nome). Un abbraccio.

  3. Sandro Angelucci

    Carissimo Andrea,
    ci ritroviamo in questo luogo virtuale ma così riscaldato e vivo d’amicizia e di poesia. “Quella notte d’aprile”, così diversa dalle altre, è stata una notte in cui gli uomini sono stati severamente rimproverati; in cui, con la necessaria crudeltà dell’amore, sono stati posti di fronte alla loro coscienza. Imponente, eccelsa – lasciatelo dire – l’icastica valenza dell’immagine delle “zanne” del Gran Sasso: questo “elefante” che, come spesso accade fra gli animali, digrigna i denti all’indirizzo dei cuccioli (nel nostro caso, sarebbe più opportuno dire nani) perché imparino la lezione. Ma l’uomo ha ampiamente dimostrato di non saper e non voler apprendere: resto, comunque, della convinzione che, alla fine, dovremo farci mordere per capire, anche se la cosa mi preoccupa moltissimo perché a pagare saranno tutti, compresi gli innocenti, com’è d’altronde già successo al giovane cui fai riferimento. Potrà apparire pessimistico questo mio punto di vista ma – credimi – a questo punto, quella di una palingenesi rigeneratrice è la più ottimistica delle previsioni.
    Grazie, mio grande amico, per avermi fatto conoscere la bellezza e la forza di questi tuoi nuovi versi. Ti abbraccio,

    Sandro

  4. maria rizzi

    Caro Andrea, ti ho letto e, stranamente, mi sono tornate in mente le parole pronunciate da Pablo Neruda, mentre subiva le perquisizioni ordinate dal generale golpista Pinochet: “Potete cercare dovunque, non troverete nulla, esiste un solo pericolo per voi oggi qui, la poesia!”
    Di fronte alla consapevolezza del malcostume generale, delle tragedie che colpiscono i vari paesi, della realtà della guerra, che mai avremmo pensato potesse
    riproporsi nel terzo millennio, tu innalzi due vessilli, il ricordo del giovane morto nella Casa dello studente, per approfondire un esame e i versi lucidi, attenti, disperati e reattivi della lirica che hai composto di recente.
    Il Gran Sasso punta occhi furenti contro l’uomo. E ammonisce coloro che si rivelano incapaci di reagire, di prendere atto del sisma dei valori, degli intenti, delle idee.
    Se un poeta del tuo calibro riesce a esprimere in nove versi asciutti concetti così grandiosi nessun uomo può dirsi perso. Forse disorientato, ma non perso.
    La forza delle idee, amico mio, è la risposta ai guasti prodotti dai governanti privi
    d’ogni senso morale.
    Il ricordo del nostro Abruzzo dilaniato è reso in modo straordinario dalla foto scattata da tuo fratello. Nessun edificio sventrato, un resto… che potrebbe appartenere agli scavi di Pompei. Il simbolo della distruzione completa. Anche l’immagine ha potenza di vessillo. E’ un’altra risposta, un altro segno importante che ‘nati non fummo per viver come bruti…’.
    Grazie per i tuoi versi e per le tue testimonianze.
    Un caro abbraccio.

  5. DANIELE MARIOTTI

    Caro Andrea, mi sarebbe piaciuto non averla mai scattata quella foto del palazzo sventrato in una frazione vicino l’Aquila. A due anni esatti da quella tragedia, spero che assieme alla tua lirica possa costituire un monito per le nostre istituzioni e, soprattutto, per gli uomini che le rappresentano, affinché non venga travolto dai soliti interessi di natura personale. Un caro saluto
    Daniele Mariotti

  6. andreamariotti Autore articolo

    Cara Maria, ricordo bene l’emozione provata camminando sui monti Lucrètili lo scorso gennaio; in una giornata tersa, radiosa che faceva particolarmente risaltare le cime innevate del Gran Sasso…ebbene, puntando gli occhi su quel candore imponente, ritto contro il cielo, un dolore profondo si è impadronito del mio animo (come se una voce interiore mi dicesse: “niente sarà più come prima; la ferita abruzzese è viva, e la tua amorosa contemplazione della natura deve fare i conti con la vista di tali funebri nevi…”). Un abbraccio, in questa occasione di addolorata e indignata memoria del 6 aprile 2009.

  7. andreamariotti Autore articolo

    Carissimo Sandro, grazie per le tue parole di apprezzamento nei riguardi della mia lirica…tu che sei un poeta autentico e sorvegliato, devi aver percepito in Quella notte d’aprile l’esplosione non scontata di un dolore vivo e acutissimo, non appena il mio sguardo si è innalzato dal consolatorio agrifoglio verso il Gran Sasso, funebre colosso innevato. Siamo poeti del nostro tempo; non è così, caro amico? ed ecco dunque i miei versi non cantabili, indignati nella chiusa, per il ricordo intenso d’una catastrofe non deteminata solo dalla natura, lo sappiamo bene. Un caloroso abbraccio.

  8. andreamariotti Autore articolo

    Non posso che condividere appieno il tuo auspicio, caro Daniele, ringraziandoti per avermi a suo tempo inoltrato la foto ora pubblicata nell’articolo. Un abbraccio.

  9. Franco Campegiani

    Carissimo Andrea, la bellezza simbolica della poesia viene sempre penalizzata dai ragionamenti discorsivi che intorno ad essa si fanno, ma non c’è modo di evitarlo e ti chiedo scusa per l’inevitabile banalizzazione che riuscirò a fare dei tuoi splendidi e limpidissimi versi. Vi trovo innanzitutto un contrasto scintillante fra la prima e la seconda parte della tua poesia, e tu sai quanto io sia affascinato dall’armonia dei contrari. I primi versi, dolcissimi, primaverili, con le immagini montane che li distinguono, quasi pastorali ed arcadiche (ma non escludo che vi si celi anche una sottile ironia), cozzano con l’apparizione mostruosa e vendicativa di Madre Natura che minaccia con zanne terrifiche il figlio degenere, reo di volersi disfare di lei in termini definitivi. Quanta miopia! Non più contento, l’uomo, di sfidare gli elementi (nel che ha sempre pensato, tronfiamente, che consista la sua forza, mentre la sua grandezza sta unicamente nella capacità di sfidare se stesso), oggi sta sovvertendo ogni elementare legge del creato, rintanando in un astratto mondo di plastica che vorrebbe far passare per mondo reale. Quanta idiozia! E parla e sparla di solidarietà, di fratellanza, dimentico del fatto che non si può essere fratelli se non si riconosce la Madre comune. Se ci si coalizza contro di lei addirittura. E’ questo il desiderio, purtroppo, dell’odierno homo sapiens sapiens (stupidus, stupidus, stupidus). Ed è un desiderio, una speranza che non può sopravvivere. Madre Natura è qualcosa di più di quel che in superficie appare. Maestra di equilibrio, non disdegna di elargire, accanto alle carezze, i ceffoni e le punizioni esemplari. Se non fosse dotata di intelligenza, non avrebbe colpito nel punto nevralgico della potenza tecnologica mondiale (il Giappone). Si dirà che gli innocenti non è giusto che paghino. Ma dove sono gli innocenti? Io non credo di esserlo, e gradirei di conoscere chi è senza peccato. Si faccia avanti, per cortesia, si faccia riconoscere. Tutti siamo coinvolti, anche se le responsabilità non sono per tutti uguali. E per fortuna! Altrimenti l’umanità meriterebbe di scomparire dalla faccia dell’universo intero. Così invece possiamo cavarcela, perché le catastrofi non sono mai totali e tutto torna nell’equilibrio (per squilibrarsi ancora, s’intende, in una perenne azione equilibratrice-sbilanciatrice). Se imparassimo a considerare come riequilibri le disgrazie, forse potremmo anche riuscire a considerarle delle benedizioni. So di apparire crudele ed irriverente verso il dolore. Forse anche disumano, ma non è così. Al contrario, il mio sforzo è di dare valore alle sofferenze, di riconoscere loro quella grande ricchezza che hanno sul piano spirituale. La nostra ragione, certo, vorrebbe tutto rose e fiori. Odia i blocchi perché li ritiene distruttivi, mentre invece i blocchi servono per rinnovarsi, per riprendere vita, per rimettersi in cammino. Senza blocchi, tutto si bloccherebbe veramente, in maniera definitiva. Caro Andrea, spero che questo mio bla-bla non abbia banalizzato troppo il senso ed il valore della tua poesia. Di fronte all’arte bisognerebbe avere l’umiltà di tacere, perché il silenzio è la voce della profondità, ed è soltanto a quel livello che l’arte è chiamata ad agire. Calorosamente, ti stringo la mano.

  10. andreamariotti Autore articolo

    Carissimo Franco, che piacere essere intesi -a proposito dei propri versi- così in profondità! alludo a quell’ironia (non posso negarla) sottesa alla prima parte di essi, da te acutamente fiutata: non altrimenti (ossia non rinunciando all’ausilio propedeutico di un “pastorale veleno”), avrei potuto liberare l’energia quasi brutale che chiude il testo. Quando il dolore provato è molto forte, amico carissimo, io reagisco poeticamente così: a maglie strette, davvero per sintesi; cercando di scansare più che mai le trappole di una verbosità da arringa, tanto per essere chiari. Sono decenni che cammino in montagna e, volgendo adesso lo sguardo verso il Gran Sasso, provo immancabilmente quel senso acuto di pena di cui ho già parlato rispondendo agli altri commenti. E in base a ciò, mi sono quindi permesso di ricordare la tragedia di due anni fa con questa mia poesia civile, nonostante la sua apparenza bucolica. Non posso che esserti grato, Franco, per aver evidenziato una volta di più la problematicità della mia poesia; problematicità oserei dire doverosa, rispetto a tali catastrofi non riducibili all’evanescenza del canto. Una calorosa stretta di mano anche da parte mia.

  11. Bianca 2007

    E’ sempre molto difficile
    commentare una poesia. Già il silenzio è un’emozione che da sè parla. E qui mi fermo. Non posso fare a meno, però, d’associarti alla lucida disperazione del “visionario” poeta P.P.P. a cui va la mia nostalgia infinita. Mirka

  12. andreamariotti Autore articolo

    Grazie per queste parole che, vicine a quelle di Franco Campegiani, accolgono in un guscio di silenzio una delle mie visioni più inquietanti. Andrea

  13. Annamaria Ramy

    Caro Andrea,
    ……c’ero anch’io, quel giorno di gennaio, sui monti Lucretili con te e gli altri amici. Ricordo il silenzio, la quiete e la gioia che percepivo guardando gli alberi mentre camminavo lungo il bellissimo sentiero che portava alla vetta del monte Guardia. Vi erano un’ armonia e una sacralità che permeavano tutta la natura. Siamo arrivati al fontanile Campitello e mi sono seduta per ascoltare il suono delizioso dell’acqua….
    Leggo la tua poesia, e tuoi versi creano in me infiniti ricordi piacevoli; ma questi si alternano ad una viva tristezza pensando al sisma dell’ Abruzzo, vissuto da me intensamente per essere andata spesso in quei luoghi, nei giorni successivi alla tragedia.

    Penso che se gli esseri umani contemplassero la natura sarebbero meno miopi; potrebbero imparare tantissimo semplicemente osservando la quiete delle montagne o altre meraviglie del nostro pianeta.

    “”Se l’umanità vuole sopravvivere è urgente risvegliare le nostre coscienze : sta nascendo una nuova consapevolezza su tutto il pianeta, sta accadendo una bellissima trasformazione collettiva di consapevolezza. Mentre il mondo sta andando in frantumi, irrigidendosi sempre più nelle sue forme e seminando tutto intorno la sua paura, silenziosamente si sta facendo strada una nuova trasformazione collettiva, sta nascendo un nuovo mondo.
    Una trasformazione quieta fatta da esseri che, in ogni momento della loro giornata, in ogni situazione, pazientemente attraversano le proprie oscurità, per ritornare in sè.
    La trasformazione della coscienza non è più un lusso, non è solo per pochi individui isolati, ma una necessità, se il genere umano, non vuole distruggere se stesso.
    Al momento attuale la disfunzione della vecchia coscienza ed il sorgere della nuova stanno entrambe accellerando.
    Paradossalmente le cose stanno andando peggio e meglio allo stesso tempo, anche se il peggio si nota di più, perchè fa così tanto “rumore”. Queste sono le sagge parole di un maestro spirituale contemporaneo.
    E’ anche il mio più sentito augurio per tutti noi…..
    Un abbraccio
    Annamaria

  14. andreamariotti Autore articolo

    Cara Annamaria, benvenuta innanzitutto sul mio blog!
    Mi ha fatto piacere questa tua testimonianza di condivisione di una tersa giornata del gennaio scorso in montagna (col distante, candido e inquietante Gran Sasso all’orizzonte). Ti ringrazio soprattutto per la riflessione annessa al tuo commento, una riflessione che conforta, più che consolare, a parer mio. Così non starò neppure a chiederti il nome dell’autore da te citato…che questo maestro rimanga nella penombra, come persona, a fronte della chiarezza delle sue parole.
    Un ringraziamento e un abbraccio anche da parte mia.

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