Archive for maggio, 2017

lunedì, maggio 29th, 2017

 

UN ALTRO FIORE NELLA MEMORIA

 

 

“Claudio Graziosi (Roma, 20 giugno 1956Roma, 22 marzo 1977) è stato un agente di Polizia italiano, appartenente al IV Reparto Celere Napoli, ucciso a bordo di un autobus dell’ATAC di Roma, dal terrorista dei Nuclei Armati Proletari Antonio Lo Muscio.

Il 22 marzo a Roma su un autobus viene ucciso dal nappista Antonio Lo Muscio, con una serie di colpi sparati alla schiena, l’agente di Polizia Claudio Graziosi, che fuori servizio aveva riconosciuto tra i passeggeri e bloccato la nappista Maria Pia Vianale, evasa da poco dal carcere di Pozzuoli, ordinando all’autista dell’autobus di dirigersi verso il più vicino posto di Polizia per l’arresto” (da Wikipedia)

 

…la foto qua sopra mi pare eloquente. Da me scattata oggi pomeriggio sotto il ponte della ferrovia ad un passo dal Piazzale della Radio. Passaggio di gran traffico, annerito dallo smog, con il quale faccio i conti ogni giorno per motivi di lavoro. Ma è dolce e doveroso a venticinque anni dalla strage di Capaci ripensare anche a Claudio Graziosi, caduto non ancora ventunenne per lo stesso senso dello Stato nutrito da Giovanni Falcone. Allo scopo di coltivare da parte nostra la memoria storica, fronteggiando così il mortale veleno dell’indifferenza.

 

Andrea Mariotti

 

mercoledì, maggio 24th, 2017

venerdì 26 maggio alle ore 17,30 all’Aleph in Trastevere (Vicolo del Bologna,72)

 

Per amore e per passione

 

TRANSITI NELLA POESIA  – testi critici

di Anna Maria Vanalesti –

(edizioni Aracne)

 

Relatori: Donato DStasi ed Elio Pecora

 

Sarà presente l’Autrice

 

Siete cordiamente invitati

 

Luigi Celi  Giulia Perroni

 

 

martedì, maggio 23rd, 2017

 

23 maggio 1992/23 maggio 2017

 

“Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere.”

 

(GIOVANNI FALCONE, 1991, EDITION 1/Austral; quindi in Cose di Cosa Nostra, in collaborazione con Marcelle Padovani; Rizzoli, prima edizione BUR Supersaggi: settembre 1993)

 

lunedì, maggio 22nd, 2017

 

Note letterarie

 

Di fronte ad un’armonia di note in cui la parola è scelta per le sue qualità musicali più che per le sue qualità figurative (si pensi alla lirica di G. D’Annunzio “La pioggia nel pineto”), non si può non riconoscere pienamente realizzata nella poesia dannunziana l’equazione poesia-musica: quasi una partitura musicale della poesia in cui si fondono impressioni naturalistiche, immaginazione, sensazioni.”…E il pino/ha un suono, e il mirto/altro suono, e il ginepro/altro ancora, stromenti/diversi/sotto innumerevoli dita…” E più avanti:”…Solo una nota/ ancor trema, si spegne,/risorge, trema, si spegne.” E ancora: “…Non s’ode voce del mare./Or s’ode su tutta la fronda/crosciare/ l’argentea pioggia/che monda,/il croscio che varia/secondo la fronda/più folta, men folta…” Le immagini uditive, visive sfumano e si perdono in quelle sonore. Il poeta ascolta la voce della pioggia e la riproduce con varietà di suoni; le parole e il ritmo dei versi si dissolvono in note di canto. La musicalità è ben altro dunque che un dato accessorio: è  il filo conduttore del discorso poetico dove tutto si esprime secondo un ritmo che si avvicina -come è stato detto da alcuni studiosi del D’Annunzio- alla “melodia infinita” della musica wagneriana.

 

Fiorella D’Ambrosio

 

 

domenica, maggio 21st, 2017

Moravia DOC

I  PAESI  DEL PETROLIO

Mercoledì 24 e 31 Maggio-Casa Moravia ore 18,30

I Paesi del petrolio è una serie di documentari, girati da Gianni Barcelloni nel 1977 e trasmessi da Rai2 nel 1978. In viaggio con Alberto Moravia, in Arabia Saudita e  Iran, per illustrare la realtà sociale, economica e politica di allora nei paesi produttori di petrolio.

 

Per dare seguito alla rassegna Moravia DOC, l’Associazione Fondo Alberto Moravia

– Onlus ha scelto di riproporre, grazie anche alla collaborazione di Teche Rai, una selezione di quattro puntate, suddivise in due serate: Il petrolio e la vita nuova (24 maggio) e Intervista persiana (31 maggio). Un’occasione per conoscere più da vicino i luoghi del petrolio, attraverso lo sguardo di due testimoni privilegiati.

 

 

Associazione Fondo Alberto Moravia – Onlus Lungotevere della Vittoria, 1 – 00195 Roma (Mercoledì 24 e 31 Maggio Maggio 2017 ore 18,30)

Tel. +39.06.3203698 – info@fondoalbertomoravia.it www.fondoalbertomoravia.it

 

Silvia Barbarotta – Cell. +39.339.3728738 – Mail silvia@barbarotta.it

Ilaria Campodonico – Cell. +39.347.0819856 – Mail ilaria.campodonico@gmail.com

 

venerdì, maggio 19th, 2017

 

IL SALONE DEL LIBRO DI TORINO VA OLTRE CONFINE

LA TRENTESIMA EDIZIONE INAUGURATA IERI

Fino al 22 maggio la grande kermesse letteraria accoglie editori, scrittori, lettori, poeti e il gotha della cultura, della politica e dello spettacolo

Grande attesa per Baricco e Pennac

 

di Manuela Minelli

 

Ha aperto ieri a Torino, nei padiglioni del Lingotto Fiere, la trentesima edizione del Salone del Libro, l’appuntamento più atteso della stagione letteraria italiana.

Cinquantaseimila biglietti venduti, di cui diciottomila online, più quindicimila ingressi omaggio per un totale di circa centoventimila euro già incassati. Senza contare tutte le migliaia di persone che visiteranno la più grande kermesse dell’editoria, sistemandosi pazientemente in fila per pagare il biglietto alle casse della fiera. Quindi il Salone del Libro di Torino ha già vinto la sfida con Milano e la sua Tempo di Libri, altra fiera del libro terminata di recente.

L’immagine  dell’edizione   numero   trenta   è   un   libro   che   scavalca   un   muro e   non   è,

chiaramente,  di  questi  tempi,  un’immagine  neutrale.  Non  è  un’immagine  oleografica,  perché

la  cultura  –  per  chi  la  intende  come  la  intendiamo  noi  –  non  è  un  oggetto  da  mettere  in

vetrina ma una forza viva, trasformativa, che modifica il paesaggio circostante, che qualche

volta  cambia  addirittura  le  carte  in  tavola,  o  le  regole  del  gioco,  che  non  ti  lascia  come  ti

aveva preso, che ti consente di fare esperienza”.

Con queste  parole, il  neo direttore  editoriale Nicola Lagioia (scrittore vincitore del Premio Strega nonché grande divulgatore culturale) battezza il suo primo Salone Internazionale del Libro di Torino, l’edizione numero trenta dell’ormai storica manifestazione che da oggi e fino al 22 maggio  celebra il prestigioso traguardo “anagrafico” scavalcando il perimetro della  tradizionale e sempre vasta offerta editoriale per sconfinare in una programmazione culturale  a tutto tondo che caratterizzerà per cinque giorni l’intero territorio cittadino.  Lagioia afferma anche di non essere riuscito a dormire le scorse tre notti, ma che l’incredibile folla di persone, gioiosamente in fila per l’ingresso, lo ha ripagato di tutta la fatica e la tensione.

I numeri offrono la prima panoramica di ciò che sta accadendo nei 45 mila metri quadri di superficie espositiva dei padiglioni del Lingotto Fiere: circa undicimila i metri quadri commerciali (il 10% in più dello scorso anno) allo stato attuale occupati da 424 titolari di stand (nel 2016 erano 338), a  cui  si  sommano  i nove  stand  dei  progetti  speciali.  Complessivamente il  trentesimo  Salone  del Libro propone ad oggi 1.060 case editrici, dando vita a un programma che conta circa 1.200 appuntamenti disseminati nelle trenta sale a disposizione del pubblico, che vanno dai seicento posti della più grande, la Sala Gialla, ai venti dei laboratori didattici.

Il totale delle case editrici è rappresentato dalle 390 con stand proprio, da altri 360 editori italiani  e stranieri ospitati da stand di colleghi, dalle presenze di dieci  fra  case  discografiche ed  editori  musicali accolti nell’area ad essi dedicata e da quelle inserite nei dodici spazi regionali di Piemonte, Toscana (regione ospite), Basilicata, Calabria, Friuli, Lazio, Marche, Puglia, Sardegna, Sicilia, Umbria e Valle d’Aosta, oltre all’area di Matera 2019, e nei tre stand internazionali  di  Cina,  Romania  e  Marocco,  che  insieme  accolgono  all’incirca  ulteriori trecento realtà editoriali dei loro territori, ispirate nelle sue sezioni tematiche dal filo conduttore “Oltre il confine”, come recita il titolo di  quest’anno.

Oggi si è iniziato con un film, protagonisti Roberto Saviano, Carlo Petrini, Alessandro Baricco, Maurizio Molinari, Andrea Camilleri, Gustavo Zagrebelsky, Massimo Gramellini e molti altri: tutti hanno spiegano che il Salone di Torino è un brand inimitabile, anzi il Salone del Libro è «ontologicamente» Torino. Il più applaudito è stato Camilleri che ha parlato di un Salone popolato da lettori animati da una curiosità estrema.

Varcando  la  soglia  del  trentesimo  Salone  del  Libro  di  Torino  sarà  il  pubblico  stesso  ad  essere condotto  “oltre  il  confine”  per  scoprire  il  volto  autentico  degli  Stati  Uniti  (nazione ospite) con  la  sezione “Another  side  of  America”, per  incontrare  donne  che  stanno  cambiando  il  mondo, protagoniste  di “Solo  noi  stesse”, per  lasciarsi  sorprendere  dai  reading  di “Festa  Mobile”, per affacciarsi sul futuro con gli appuntamenti de “L’età ibrida”, per conoscere l’Italia che risorge dal terremoto, ospite della programmazione “Il futuro non crolla”, per riconsiderare il  vero  valore  del  cibo  e  dell’alimentazione  negli  spazi  di “Gastronomica”, per  imbattersi nell’arte  e  nell’illustrazione  di  grandi  maestri  con  “Match.  Letteratura  vs  Arte”, per confrontarsi   con   la   letteratura   di   frontiera   dei  “Romanzi   Impossibili”, per   trovare settantuno  festival  culturali  italiani  riuniti  nel “Superfestival”, per farsi  trasportare  dalle sonorità  dello  spazio “Music’n’Books”, per  assaporare  la  quiete  autentica  entrando  dentro “L’isola del silenzio”, per far crescere i propri figli e nipoti con un libro in mano grazie al “Bookstock  Village”, per  superare  i  confini  della  fantasia  con  le  iniziative,  per  J.R.R.Tolkien  eKing. Ma anche,  per  vivere  l’evento  al  di  là  dei  padiglioni  del  Lingotto  e  dei  suoi  orari  di  apertura, perché il Salone si dilata popolando l’intero territorio cittadino con un fitta serie di incontri, concerti, reading, esibizioni, feste e kermesse culturali, musicali e artistiche, per animare ogni giorno e fino a tarda sera le location più  suggestive  del  capoluogo  subalpino.  È  il  programma  del Salone  Off,  che  mai  come quest’anno, in cui il Salone chiude i battenti alle ore 20, diventa un elemento integrante del programma  della  manifestazione,  invadendo  Torino  ed  espandendosi  in  altre  quindici  località  del territorio  provinciale  e  regionale.  Oltre 150  luoghi coinvolti  nei  modi  più  disparati:  alcune sono location insolite, come quelle occupate dal programma esterno di “Festa Mobile” (fra i tanti, la mongolfiera di Borgo Doraoil Sommergibile Andrea Provana al Parco del Valentino), oppure  vere  e  proprie  sedi  distaccate  del  Salone  come  l’area  dell’Ex-Incet per  i  concerti serali.

L’ IBF  International  Book  Forum,  l’area  professionale  per  la  compravendita  dei  diritti editoriali, occuperà quest’anno le sale del Museo Carpano di Eataly dove i 370 operatori dell’editoria ad oggi iscritti – di cui 128 stranieri da 29 Paesi, daranno vita a contrattazioni e appuntamenti   commerciali.  Ad   essi   si   aggiunge   la   presenza   di 40   realtà italiane   e internazionali del comparto dell’audiovisivo di Book  to  Screen,  sezione  che  IBF  dedica  alle produzione televisive, cinematografiche e new media, con alcuni dei marchi più importanti del settore a livello mondiale.

Tra i tanti ospiti attesi, spicca l’amatissimo scrittore francese Daniel Pénnac che torna al Salone del Libro di Torino per incontrare i lettori e per parlare con loro dell’ultimo libro del nuovo capitolo dell’interminabile “saga” della famiglia Malaussène in ben quattro appuntamenti.

Per meglio conoscere ed orientarsi nell’infinito mondo che vivrà per cinque giorni nei padiglioni di Lingotto Fiere, è stata creata un’app facile da consultare, SalTo 30, disponibile sia per Android che per Ios.

Tra i tanti che ieri hanno preso la parola al taglio del nastro, la sindaca Chiara Appendino ha affermato: «Non nascondo neppure io l’emozione che è quella di una città, il Salone è la dimostrazione più bella ed evidente che Torino non è solo una città, ma una comunità, che ha saputo reagire in modo corale per tutelare questo Salone, oggi possiamo festeggiare un grande evento che compie 30 anni e può guardare con ottimismo al futuro». La Appendino ha poi ringraziato i fondatori Accornero e Pezzana, la passata gestione Ferrero e Picchioni e ha poi continuato: «Torino non smetterà mai di scommettere sulla propria offerta culturale, qui tradizione, rigore e serietà si mischiano a passione ed entusiasmo: questo è il valore di Torino e di questo Salone». Poi ha parlato il presidente della Regione Sergio Chiamparino, che ha salutato l’ex sindaco Piero Fassino presente in sala: «Questa inaugurazione a differenza delle altre la vivo con particolare emozione, perchè vedo uno scatto di orgoglio che vidi soltanto nelle Olimpiadi». E ha concluso dicendo: «Come possiamo non essere disponibili a che in Italia si rafforzino le possibilità di fare eventi culturali: pensare che a Torino a maggio non ci sia il Salone del Libro a maggio è come immaginare lo skyline di Torino senza la Mole ».

Il presidente del Senato Pietro Grasso ha ringraziato in particolare tutti i librai , poi ha definito la nuova edizione del Salone: «Un libro che scavalca un muro, e con lui le barriere mentali e sociali, è un tema che sconvolge i parametri della tradizione, per comporre una grande vetrina del sapere e della cultura. Il profumo della carta stampata, la lettura sono una porta sull’universo e sul mondo. Leggere un buon libro apre le menti e ossigena le coscienza, più si conosce e più si è liberi, oggi abbiamo bisogno di tanti momenti di riflessione».

E noi non possiamo che essere d’accordo!

 

giovedì, maggio 18th, 2017

 

Questi giorni appena trascorsi sono stati per me significativi, riferendomi ad una riflessione non superficiale sulla tragedia di Aldo Moro e della sua scorta (tragedia di carattere epocale per il nostro Paese, come giustamente osserva Paolo Cucchiarelli nel suo libro-inchiesta  Morte di un Presidente, Ponte alle Grazie, 2016). Il volume citato e da me letto con viva attenzione, consente in effetti di scrutare in modo ben più problematico e non convenzionale tale tragedia, basato com’è sulla analisi dei dati oggettivi offerti dal cadavere di Moro, corpo parlante e rivelatore, volendo procedere per riscontri scientifici; accantonando cioè il velo della retorica e della coesistenza acritica da parte nostra con la ricostruzione “storica” delle Br riguardo a quei terribili 55 giorni (a partire dal 16 di marzo 1978, giorno in cui avvenne il massacro della scorta del Presidente e il suo rapimento fino al 9 di maggio, giorno nel quale fu ritrovato Aldo Moro morto nella famigerata Renault 4 in via Caetani a Roma). Di conseguenza non posso nascondere la mia irritazione dopo aver finito di leggere la settimana scorsa il libro Eseguendo la sentenza di Giovanni Bianconi, Einaudi, 2007: libro ricco di particolari sì, anche stimolante in quanto a possibile esercizio di senso storico relativo a quel momento (considerando la nostra smemorataggine di oggi); ma sostanzialmente un testo non reattivo, responsabile a mio avviso di erogare altro cloroformio ad un Paese, il nostro, pago di ciò che crede più o meno di sapere; perché tuttora seriamente all’oscuro di verità grazie al “Melodramma d’amore allo Stato” andato in scena a far data da quel fatidico 16 marzo 1978, così come pungentemente osservato da Leonardo Sciascia nel suo Affaire Moro, Sellerio, agosto ’78. Si è già compreso come soltanto la rilettura terminata ieri dell’Affaire (peraltro raccomandato al lettore e ritenuto prezioso da Paolo Cucchiarelli per la sua inchiesta) abbia in qualche modo tamponato la mia ferita di cittadino italiano rispetto alla tragedia in oggetto; e questo grazie alla problematicità attualissima, acuta e corrosiva del pamphlet di Sciascia, in grado di far ripensare a quella “invisibile evidenza” (così nel testo dello scrittore siciliano) che imbalsamò le ricerche di Moro ancor vivo e combattivo dalla “prigione del popolo” in quei 55 giorni. Chi mi segue sa che il giorno del mio compleanno cade proprio il 16 di marzo: avevo appena compiuto ventitré anni quindi il giorno del massacro di via Fani, per tacere del fatto che la famigerata tipografia di via Pio Foà 31 era distante non più di quattrocento metri dal luogo in cui allora abitavo…per aggiungere ora da parte mia che rispetto all’atroce omicidio di Pasolini nel caso dell’uccisione del Presidente democristiano non disponiamo neppure dell’estetica via di fuga costituita dall’opera del grande scrittore e regista; dovendo per converso sbattere la testa contro un muro di gomma putrido e prosaico (nonché ad alto tasso criminoso) che tale deve rimanere, a quanto pare. Vorrei chiudere questa nota rammentando un particolare non da poco sottolineato da Leonardo Sciascia nella sua relazione di minoranza quale membro della Commissione Moro in Parlamento nel 1982 (relazione acclusa all’Affaire): il 16 marzo 1978, ossia il giorno stesso del massacro di via Fani, venne ritrovata a poca distanza in via Licinio Calvo la Fiat 130 del Presidente…a proposito della succitata “invisibile evidenza”! A questo punto mi prenderò, credo, tutto il tempo per un laico pellegrinaggio relativo ai luoghi di tale tragedia: scosso (e non più narcotizzato!) in tutta la profondità della mia coscienza per quelle vite martirizzate e offese che non ci sono più e per la storia diversa che il nostro Paese avrebbe potuto vivere (forse). Ringrazio in ultimo Paolo Cucchiarelli per il suo libro, vero e proprio sasso nello stagno atto a colpire il lettore.

 

Andrea Mariotti

 

P.S. oggi 28 maggio, mi sono recato in via Fani, iniziando quel laico pellegrinaggio cui ho accennato nel mio scritto (a/m)

 

 

martedì, maggio 16th, 2017

 

IL RITRATTO DI UNA DONNA

Alessia Navarro è Frida Kahlo al teatro

 QUIRINO-VITTORIO GASSMAN

                                               dal 16 al 21 maggio 2017

di Alessandro Prete, Igor Maltagliati, Luca Setaccioli

regia di Alessandro Prete

 

 

di Manuela Minelli

 

Dopo il successo dello scorso anno, Alessia Navarro torna ancora in scena al Teatro Quirino – Vittorio Gassman con l’opera teatrale che prende spunto dalla straordinaria vita dell’artista messicana Frida Kahlo.

Da domani e fino al 21 maggio interpreterà Frida Kahlo, il ritratto di una donna di Alessandro Prete, Igor Maltagliati, Luca Setaccioli. Ad affiancarla sul palco saranno Gianluca Gobbi, Giulia Barbone e Giulia Santilli, diretti da Alessandro Prete.

 

Personalità forte e complessa, pittrice simbolo dell’avanguardia artistica messicana del Novecento, Frida Kahlo viene ricordata non solo per le sue famosissime opere, ma soprattutto per essere stata icona dell’emancipazione femminile e in questa piéce viene messo in luce l’aspetto più intimo della donna. Le sue vicissitudini interiori vengono raccontate non con una biografia realistica, ma attraverso i suoi quadri più celebri che in scena prendono vita narrando storie di donne, in un omaggio alla forza e all’identità femminile.

Infatti, in Frida Kahlo, il ritratto di una donna prenderanno vita sulla scena alcuni dei suoi celebri quadri, attraverso alcune storie di donne diverse tra loro. Filo conduttore delle storie saranno i simbolismi rappresentati nei quadri stessi. Ad ogni gesto delle protagoniste corrisponderà una pennellata sullo sfondo. Ad ogni storia conclusa corrisponderà, quindi, un quadro compiuto. Il tutto legato da una danzatrice che contestualizzerà ancora meglio il tempo e lo spazio.

Saranno visibili, attraverso l’interpretazione degli altri attori, i vari personaggi che hanno accompagnato la sua vita. Solo all’inizio, come introduzione ai quadri, vedremo Frida Kahlo per come la conosciamo, ma a fine rappresentazione invece emergerà la celebrazione dell’eredità che la stessa pittrice ha voluto lasciare alle donne, la forza e l’indipendenza.

Verrà raccontata la Donna, in ogni luogo, in ogni spazio ed in ogni tempo, fino a raggiungere l’idea di Frida Kahlo intesa come icona femminile.

 

Dieci sono le opere scelte: Nascita (il manifesto della vita), Autoritratto con collana (la donna fiera davanti al dolore), La mia balia e io (il conflitto con la madre e il desiderio di maternità), Quel che mi diede l’acqua (la malattia e la morte), Qualche piccolo colpo di pugnale (il femminicidio), Autoritratto con capelli corti (la donna che annulla la propria femminilità), Il suicidio di Dorothy Hale (il suicidio), La colonna spezzata (l’amore), Il sogno (il dialogo con la propria coscienza), Autoritratto da Tehuana (la donna sposa e compagna di un uomo).

 

 

 

 

 

Alessia Navarro in

FRIDA KAHLO – IL RITRATTO DI UNA DONNA

di Alessandro Prete, Igor Maltagliati, Luca Setaccioli

regia Alessandro Prete

con Alessia Navarro, Gianluca Gobbi, Giulia Barbone e Giulia Santilli

musiche Stefano Mainetti

aiuto regia Valentina Morgia

costumi Gisa Rinaldi

sound engineer Tiziano Stampete

realizzazioni grafiche Domenico Rastelli per Ince Media

consulenza storica Silvia Cardi

amministratore Antonio Cocciardi

luci Marco Laudando

photo Azzurra Primavera

 

Teatro Quirino – Vittorio Gassman

via delle Vergini, 7 – Roma

dal 16 al 21 maggio 2017

da martedi al sabato ore 21.00

giovedì e domenica ore 17.00

Info e prenotazioni:

telefono 06.6794585

 

 

 

domenica, maggio 14th, 2017

Cari amici e collaboratori,

siamo lieti di ricordarvi l’appuntamento con l’evento Leopardi ad alta voce: “Il coraggio di ridere”, a cura dell’Umana compagnia e del Laboratorio Leopardi, che si terrà venerdì 19 maggio, ore 13:30-15:00, alla Sapienza – Facoltà di Lettere e Filosofia, aula Odeion (piano interrato).

 L’incontro, curato dalla professoressa Novella Bellucci, intende passare in rassegna tutte le principali declinazioni e le sfumature del comico ravvisabili all’interno dell’opera leopardiana. Le letture ad alta, viva voce, dai versi Contro la minestra del 1809 fino ai tardi Paralipomeni e alla Palinodia al marchese Gino Capponi (1834-35), intendono valorizzare una parte della produzione di Leopardi di grande rilievo eppure ad oggi ancora troppo poco considerata.

 L’Umana compagnia è nata nel 2010 da un’idea di Novella Bellucci e ha lo scopo di diffondere la lettura ad alta voce dei testi letterari come mezzo di conoscenza, riflessione e condivisione del loro valore.

 Un caro saluto,

 

La Redazione

 

sabato, maggio 13th, 2017

 

“La ferita del possibile” di Sabino Caronia

Le rose di dicembre

 

È un Canzoniere sentimentale la nuova raccolta poetica dell’autore romano, giocata in “rime chiare, non consolatorie, fra citazioni, calchi, eserghi. Versi come cicatrici di ferite inferte da spine anche banali, nel metaforico inverno del suo (e del nostro) “scontento”. Tra tradizione e memoria

 

Ventimila leghe sotto i mari inesausti del petrarchismo, anche sommossi e rapiti da un fondale moderno, chiamano Sabino Caronia a una militanza ardita e maliarda, perigliosa e squisita, della Maniera come forma mentis; alta e smagliante, impulso stesso creativo. Inarginabile Canzoniere sentimentale, “alla maniera di” «Altera ti rivedo, altera e bella, / passare, così passano le stelle. / Sì, ti rivedo, sì, rivedo ancora / quel tuo chiaro freddissimo sorriso». Sino al vero e nudo pertugio sensibile, direi al cedimento struggente della Grazia: alla smagliatura di un verso proprio, ineludibile e quindi inoppugnabile, come cicatrice d’una ferita che non somiglia a nessun’altra, e quindi riazzera il tutto: tradizione e memoria, un’eredità che ci chiama finalmente alla nudità, alla cruda impellente identità… «… Io per te sono vivo e di te sola / scapigliata poesia soltanto vivo».

Amico di lungo corso, nostro e della poesia, ancora oggi, in queste ultime stagioni, o metaforico inverno del suo, spesso anche nostro scontento, Sabino Caronia recita così dolci, piccole nugae o sonetti di un eterno, trasparente anniversario, scritti in foglietti sempre più piccoli e spiegazzati, con grafia sempre più minuta, a tratti indecifrabile – ma per vertigine cara, nascondimento inconscio e battesimo (officia Luzi imperituro) dei nostri frammenti… «Ho promesso alla rosa che tenevi / come un piccolo cuore tra le dita / quella sera che andando sorridevi / da un altro tempo a me, da un’altra vita». Poi “Sabi” scappa via, dietro appuntamenti improbabili o forse inesistenti, alibi sublimanti, come avesse appena dichiarato eterno amore all’Attimo Fuggente («La storia umana è l’attimo che fugge»), amicizia eroica a tutti i Poeti Estinti inestinguibili, arroccati in confraternita: proponendosi come hidalgo ideale d’ogni Poema Senza Eroe… «Deserta Andalusia che il cuore pungi / come pensiero di donna lontana, / io lo so che non più di cavalieri / erranti è tempo e di perduti amori, / perciò fuggo le lunghe strade rosse / che vanno dritte verso nessun dove». Ma non è un poemetto apocrifo: né della Anna Achmatova, né di Boris Pasternak… È semplicemente l’ultima raccolta di Sabino Caronia, che suona, vale insieme come referto, e vaccino, antidoto avverso La ferita del possibile (Iride-Rubbettino, pagine 96, 10 euro) – titolo che pulsa già una poetica, forse una già risolta, antica e infantile malattia esantematica…

Sabino gioca “rime chiare, in –are” (ma caproniane, urticanti – tutt’altro che consolatorie, per sua e nostra fortuna!): e presto trova il buio che ci protegge, ci salva come si salva il seme sotto la neve. Si nasconde elegante fra citazioni, calchi, eserghi, epigrafi, echeggiamenti à la manière de… E lascia nel buio i bianchi sassi di Pollicino, parole cioè che nessun animaletto amico della notte potrà beccare, rubare via come semplici, casuali mollichine di pane… L’alba lo trova ancora dentro il bosco – di sogni e archetipi – già quasi uscito: e laggiù c’è la sua casa… Il ’900 forse dov’è nato e cresciuto, tutti quegli scuri e cari scaffali dove i poeti si danno appunto convegno, certo di notte, quando tutto è spento: computer, emittenti, siti, social network, forum e community… E sono svegli e fertilissimi, ecco, solo i sogni, i versi trasognati o le alchimie verbali, salmodiate d’anima, abbacinanti come elfi, gnomi o spiritelli stessi del desiderio. Lari e Penati, dicevano i latini, che divinizzavano tutto: familiari e filosofi, doctae puellae e accese virago d’Eros, aedi ciechi e guerrieri dello scibile. «Tutto mi manca quando tu mi manchi, / ogni umana, celeste compagnia, / io non voglio guarire, io solo cerco / per me le rose di maggio in dicembre».

Vorrei dire a Sabino che a un certo punto mi è giunta schietta, naturale, la voglia matta di riaprire vecchi libri di scuola ancora annebbiati, addormentati d’oro, e tornare a certi passi preziosi, mai leziosi dello Stilnovo: quando Dante e Cino e Guido e altri sodali (“Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io / fossimo presi per incantamento”), inseguivano amori e grandi afflati nei pochi versi d’un sonetto, due quartine due terzine, quattordici scalini, forse, per salire al cielo, un piano dopo l’altro, dal rosa all’azzurro. «Così chiedi e una voce in te sussurra: / “Non l’orizzonte è azzurro ed i profili / familiari dei monti e non è azzurra // la gioventù, l’amore o la speranza / la pargoletta gioia o i puerili / sogni del cuore: azzurra è la distanza”».

Forse per questo ho riaperto, direi ho sfasciato, medicato e rifasciato, questa volta, amico mai spazientito, la ferita di Sabi, in cicatrice di tutto il suo possibile, fasciato a garza di languori, divinando i colori, riannotandoli, riannodandoli… Sono le gemme, le sue gioie più vere, dimentiche e perdute – sassi d’onice, lapislazzuli, schegge di perle e frammenti di porpora per farne tavolozza d’anima, dizionario dei sensi: quando sognano, pregano, e poi svolano. Svolano eterni e fugaci, dall’innamoramento all’autoironia («per te ho pianto e gridato di dolore, / ma tu purtroppo avevi altro da fare».). Spine banali, a ferirlo, desublimarlo di bellezza. Ma anche eleggerlo, al contempo, giardiniere e giardino. Nessuno si senta escluso: potatore incantato, innesto metafisico.

 

 

Plinio Perilli

 

http://www.succedeoggi.it/2017/05/le-rose-di-dicembre/ (12 maggio 2017)