Archive for aprile, 2014

domenica, aprile 27th, 2014

Omaggio a Pasolini

Eccomi a fare quest’oggi qualche considerazione sulla mostra relativa a Pier Paolo Pasolini visitabile a Roma fino al prossimo luglio, presso il Palazzo delle Esposizioni. Nulla da eccepire, per carità, da parte mia sul valore documentale di essa: potendo, un giovane d’oggi che si accosti per la prima volta al lascito del grande scrittore e regista, trovare tutto ciò che occorre per farsi più che un’idea sul proteiforme talento pasoliniano sorretto, come ben sappiamo, da una acutissima capacità di chiaroveggenza circa i mali attuali della società italiana. E dunque non potrò nascondere qui, a titolo personale, l’emozione provata di fronte ai dattiloscritti di Pasolini, i suoi meno conosciuti dipinti e disegni (splendidi, per me, fra tutti, i profili di Roberto Longhi risalenti al 1975); non dimenticando il sobrio e suggestivo allestimento delle sale che, seguendo un ordine cronologico (dal 1950, anno dell’arrivo di Pasolini a Roma) si conclude con la vista del mare di Ostia: quel mare dell’Idroscalo dove il poeta venne barbaramente massacrato nella notte fra il primo e il due novembre del 1975. La mostra in oggetto, peraltro, a buon diritto ambiziosa, da Barcellona passando per Roma, si concluderà a Berlino (e non stupisce il fatto che, fra i curatori, si legga il nome di Gianni Borgna recentemente scomparso). Dato a Cesare quel che è di Cesare, vorrei anche dire del due più due scattato nel mio cervello dopo aver rivisto Nanni Moretti che si reca in vespa all’Idroscalo (sequenza del suo film Caro Diario, 1994), nell’ultima sala della mostra (sala sulla cui parete è ben leggibile a caratteri cubitali l’auspicio di poter finalmente sapere la verità su quella tragica notte del novembre 1975 in cui fu spenta per sempre la voce di Pasolini). In breve mi sono chiesto: non sarà che questa bella e importante mostra (con relativo e ingente movimento di capitali) bisogna intenderla per così dire come rampa di lancio del film Pasolini che il regista Abel Ferrara sta girando con l’attore Willem Dafoe nei panni dello scrittore? Grazie a tale work in progress, infatti, dovremmo saperne di più, sulla notte all’Idroscalo di Ostia…bene, benissimo. Per me, però, la verità viene prima della celebrazione (pur seria e rigorosa) della figura di Pier Paolo Pasolini. La verità, intendo, non estetica ma processuale, civile e storica; cui come cittadino italiano (prima ancora che poeta a mia volta e studioso di Pasolini) ho diritto, nel paese delle stragi impunite. Un paese sgangherato e dalle mille contraddizioni il nostro, in cui -rammentiamolo- i parenti delle vittime della strage di Piazza Fontana sono stati condannati al pagamento delle spese processuali; volendo tacere -per dirne un’altra- della fin troppo onorevole sepoltura (fino al 2013) del capo della banda della Magliana nella centralissima chiesa romana di Sant’Apollinare. Svolgo queste considerazioni con amarezza, non per essere bastian contrario a tutti i costi; in quanto, il 2 novembre scorso, ero fra i cosiddetti quattro gatti ( a fronte della desolante assenza delle autorità civili) convenuti all’Idroscalo di Ostia in occasione del trentottesimo anniversario della tragica scomparsa di Pasolini…solita liberazione di un rapace da parte dei volontari della LIPU al termine della commemorazione, il 2 novembre scorso e amen, la verità può attendere! nessun gusto reiterato del macabro da parte mia, ovviamente; trattandosi solo del civico diritto di sapere tutto di quella notte tremenda (mandanti e manovalanza): pur appartenendo, io, mi piaccia o meno, a un popolo che è quello scolpito memorabilmente da Pasolini nel grido più alto della sua poesia civile: “…di questo popolo ormai dissociato/ da secoli, la cui soave saggezza/ gli serve a vivere, non l’ha mai liberato” (versi tratti dal poemetto La Guinea, 1962, poi incluso nella silloge Poesia in forma di rosa, 1964).

 

P.S. La foto qua sopra mi è stata inoltrata dall’artista Mauro Camponeschi, in virtù della quale possiamo osservare il suo Omaggio a Pasolini del 2000 (riservandomi di parlare del suddetto artista in altra occasione, non senza averlo ringraziato per il suo contributo).

venerdì, aprile 25th, 2014

Valle Cavalera

Aperta quest’oggi 25 aprile una pagina (21) del libro LETTERE DI CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA (8 settembre 1943 -25 aprile 1945), Einaudi Editore:

Mamma adorata,

quando riceverai la presente sarai già straziata dal dolore. Mamma, muoio fucilato per la mia idea. Non vergognarti di tuo figlio, ma sii fiera di lui. Non piangere Mamma, il mio sangue non si verserà invano e l’Italia sarà di nuovo grande…Addio Mamma, addio Papà, addio Marisa e tutti i miei cari; muoio per l’Italia. …Ci rivedremo nella gloria celeste.

Viva l’ITALIA LIBERA!

                                                                                                                                                                           

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                        Achille Barilatti (Gilberto della Valle)

  

Di anni 22 –studente in scienze economiche e commerciali- nato a Macerata il 16 settembre 1921 -. Tenente di complemento di Artiglieria, dopo l’8 settembre 1943 raggiunge Vestignano sulle alture maceratesi, dove nei successivi mesi si vanno organizzando formazioni partigiane –dal Gruppo “Patrioti Nicolò” è designato comandante del distaccamento di Montalto-.  Catturato all’alba del 22 marzo 1944, nel corso di un rastrellamento effettuato da tedeschi e fascisti nella zona di Montalto –mentre 26 dei suoi sono fucilati immediatamente sul posto e 5 vengono salvati grazie al suo intervento, egli viene trasportato a Muccia (Macerata) ed interrogato da un ufficiale tedesco ed uno fascista-. Fucilato senza processo alle ore 18,25 del 23 marzo 1944, contro la cinta del cimitero di Muccia-. Medaglia d’Oro al Valor Militare.

 

P.S. mia la foto qua sopra, di un secolare faggio all’inizio del sentiero della Valle Cavalera, suggestivo percorso per salire fin sulla vetta del monte Gennaro ( ben visibile da Roma).

venerdì, aprile 18th, 2014

cristo velato

Nell’augurare ai visitatori del blog Buona Pasqua, offro alla lettura una splendida lirica di un grandissimo poeta come Andrea Zanzotto (scomparso da pochi anni), tratta dalla raccolta Dietro il paesaggio (1940-1948):

 

Elegia pasquale

 

Pasqua ventosa che sali ai crocifissi

con tutto il tuo pallore disperato,

dov’è il crudo preludio del sole?

e la rosa la vaga profezia?

Dagli orti di marmo

ecco l’agnello flagellato

a brucare scarsa primavera

e illumina i mali dei morti

pasqua ventosa che i mali fa più acuti

 

E se è vero che oppresso mi composero

a questo tempo vuoto

per l’esaltazione del domani,

ho tanto desiderato

questa ghirlanda di vento e di sale

queste pendici che lenirono

il mio corpo ferita di cristallo;

ho consumato purissimo pane

 

Discrete febbri screpolano la luce

di tutte le pendici della pasqua,

svenano il vino gelido dell’odio;

è mia questa inquieta

gerusalemme di residue nevi,

il belletto s’accumula nelle

stanze nelle gabbie spalancate

dove grandi uccelli covarono

colori d’uova e di rosei regali,

e il cielo e il mondo è l’indegno sacrario

dei propri lievi silenzi.

 

Crocifissa ai raggi ultimi è l’ombra

le bocche non sono che sangue

i cuori non sono che neve

le mani sono immagini

inferme della sera

che miti vittime cela nel seno.

 

Andrea Zanzotto

 

P.S. nella foto qua sopra (non mia) si può ammirare lo stupendo Cristo velato di Giuseppe Sanmartino (1753), custodito a Napoli all’interno della Cappella Sansevero.

mercoledì, aprile 16th, 2014

Parrello

Tramontana oggi a Roma: come non capitava da tempo, dopo un inverno che non c’è stato… così mi è tornata in mente una bellissima poesia di Eugenio Montale inclusa negli Ossi di seppia, per la precisione nella sezione intitolata L’agave sullo scoglio:

 

Tramontana

 

Ed ora sono spariti i circoli d’ansia

che discorrevano il lago del cuore

e quel friggere vasto della materia

che discolora e muore.

Oggi una volontà di ferro spazza l’aria,

divelle gli arbusti, strapazza i palmizi

e nel mare compresso scava

grandi solchi crestati di bava.

Ogni forma si squassa nel subbuglio

degli elementi; è un urlo solo, un muglio

di scerpate esistenze: tutto schianta

l’ora che passa: viaggiano la cupola del cielo

non sai se foglie o uccelli –e non son più.

E tu che tutta ti scrolli fra i tonfi

dei venti disfrenati

e stringi a te i bracci gonfi

di fiori non ancora nati;

come senti nemici

gli spiriti che la convulsa terra

sorvolano a sciami,

mia vita sottile, e come ami

oggi le tue radici.

 

Eugenio Montale

 

P.S. la foto qua sopra, mia, riprende un dipinto di Silvio Parrello

domenica, aprile 13th, 2014

2014-04-12 12.42.58

Accanto ad un non entusiasmante busto in bronzo di Pier Paolo Pasolini nella piazzetta di Chia, il borgo della Tuscia Viterbese -non distante dalla suggestiva e omonima Torre che il grande scrittore e regista riuscì ad acquistare, affascinato dalla bellezza del luogo dove aveva girato la scena del battesimo per il  Vangelo secondo Matteo del 1964- è riportata in italiano una toccante poesia pasoliniana in friulano del 1974 (dal titolo Ciants di un muàrt, inclusa nella raccolta La nuova gioventù; 1941-1974) che ieri ho letto con emozione…ne trascrivo, qui, di essa, la parte centrale:

Contadini di Chia!/ Centinaia di anni o un momento fa,/ io ero in voi./ Ma oggi che la terra/ è abbandonata dal tempo,/ voi non siete in me./ Qualcuno/ sente un calore nel suo corpo/ una forza nel ginocchio…/ Chi è?/ I giovani sono lontani/ e voi non parlate…Quelli che vanno a Viterbo/ o negli Appennini dov’è sempre Estate,/ i vecchi, mi assomigliano: / ma quelli che voltano le spalle,/ Dio, / e vanno verso un altro luogo…Dio,/ lasciano la casa agli uccelli,/ lasciano il campo ai vermi,/ lasciano seccare la vasca del letame,/ lasciano i tetti/ alla tempesta,/ lasciano l’acciottolato all’erba,/  e vanno via/ e la dov’erano/ non resta neanche il loro silenzio

Pier Paolo Pasolini

 

Mia la foto qua sopra della Torre di Chia, dove Pasolini ebbe a scrivere, fra le opere maggiori, le Lettere Luterane (postume) e l’incompiuto romanzo Petrolio.

sabato, aprile 5th, 2014

Venere

Di una piccola (come formato) ma raffinata silloge poetica mi preme oggi parlare, riferendomi a Come un solfeggio, Kairòs edizioni 2014, di Antonio Spagnuolo, poeta di grande spessore e già recensito nel presente blog (25/6/2013). La raccolta in oggetto (In memoria di Elena), risulta alla lettura di rara e dolente eleganza, come in Meraviglioso amore, in cui non è difficile avvertire un’eco della leopardiana A Silvia: “Le tue spalle d’avorio/ erano furore di sirena,/…come la svelta mano di fanciulla/ in accordi veloci…”. Ma la pronuncia poetica di Spagnuolo si conferma netta e di plastica concretezza nella chiusa del canto: “Stringo nel pugno ormai vuoto/ gli abbagli sorprendenti/ del tuo antico pudore”. Ecco, siamo di fronte a un poeta che non finisce di stupirci in quanto a sapienza formale sottesa a versi di toccante umanità. A maggior riscontro di ciò, valga il bellissimo incipit di Nebbia: “Oggi ritorna la tua voce nel grigio della/ nebbia/ e il golfo trema per la solitudine”. Non mancano, come si vede bene, i correlativi oggettivi della desolazione di un poeta sempre lucido e alto nelle sue scelte espressive. La persona fisicamente scomparsa si sente in modo sorprendente, nella raccolta di Antonio Spagnuolo, laddove la conclusiva Vela è a parer mio un vero gioiello di dantesca memoria (nel verso incipitario); salvo lasciare il lettore quasi interdetto per l’ultima parola spettante proprio a Elena: “…mi annullavo nel tuo sorriso,/ nel mulinello evanescente della tua verità/ ed ogni traccia folgorava le immagini/ del tuo piede sigillo” (corsivo nostro, al fine di evidenziare uno splendido settenario di valore conclusivo ed esaustivo a un tempo). La foto qua sopra, mia, è stata scattata all’interno del Museo Nazionale Romano e ci permette di ammirare l’Afrodite accovacciata  (proveniente dalla villa Adriana)