Archive for luglio, 2013

martedì, luglio 30th, 2013

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Di un grandissimo poeta della nostra storia letteraria oggi intendo parlare: alludo a Giovanni Della Casa, l’autore del famoso Galateo; ma, soprattutto, lirico insigne del nostro Cinquecento (morì, cinquantatreenne, nel 1556, e fu sepolto nella chiesa romana di Sant’Andrea della Valle). Giovanni Della Casa (nunzio apostolico al tempo del Concilio tridentino), che morendo aveva insistito acciocché “si abbruciassero tutte le sue scritture di composizioni” risulta davvero un poeta di eccezionale competenza stilistica, come dimostrano le sue Rime. Chi si è confrontato con esse, sa benissimo che la forza del “Monsignore” consiste in un saldo possesso del codice petrarchesco, da lui tuttavia lacerato in virtù di potenti spezzature dei versi (a rafforzare l’intonazione “grave” di sonetti che molto hanno insegnato al Tasso, al Foscolo e ad Andrea Zanzotto, il poeta di Pieve di Soligo scomparso due anni addietro). Così è quasi scontato presentare qui il sonetto forse più conosciuto del Casa, d’una sovrana, indimenticabile bellezza (mia la foto qua sopra, che ci permette di ammirare un’opera del Bernini di grande espressività; si tratta, per l’esattezza, del busto marmoreo di Gabriele Fonseca, custodito nella chiesa romana di San Lorenzo in Lucina):

LIV

O sonno, o de la queta, umida, ombrosa
notte placido figlio; o de’ mortali
egri conforto, oblio dolce de’ mali
sì gravi ond’è la vita aspra e noiosa;

soccorri al core omai che langue e posa
non have, e queste membra stanche e frali
solleva: a me ten vola o sonno, e l’ali
tue brune sovra me distendi e posa.

Ov’è ‘l silenzio che ‘l dì fugge e ‘l lume?
e i lievi sogni, che con non secure
vestigia di seguirti han per costume?

Lasso, che ‘nvan te chiamo, e queste oscure
e gelide ombre invan lusingo. O piume
d’asprezza colme! o notti acerbe e dure!

lunedì, luglio 22nd, 2013

Procoio

Mia questa foto di sabato scorso. Non si osserva, in essa, un tratto di pineta distante chissà quanto da Roma. E’ accaduto semplicemente che, sabato scorso, con una associazione, ho percorso il tratto di macchia mediterranea che congiunge Ostia Antica con il Lido di Ostia, tra il mirto in fiore, il lentisco fitto, suggestivi resti di una villa romana nei pressi di un maneggio; per tacere di un tratto boscoso di sughere (dimora a cielo aperto dei rom e di piccole, repellenti discariche). Com’è frammista alle brutture, la bellezza! tant’è…torna alla mente la stupenda poesia di Pier Paolo Pasolini dal titolo Versi del testamento, inclusa nella raccolta Trasumanar e organizzar (1971)… Mi sono preso il gusto, comunque, sabato scorso, di utilizzare la ferrovia Roma San Paolo-Ostia Lido per l’escursione; di socializzare poi spontaneamente con gli altri come sempre avviene camminando (quando il sudore della fronte condanna alla liquefazione le nostre barriere difensive). E così questo breve scritto non può che concludersi se non con un elogio dell’arte di camminare. Chi segue il presente blog sa della mia passione per la montagna. Ma ormai non mi sento più un “forzato” delle vette. So benissimo di non dire cose nuove (ma le dico!) affermando che, camminando, si scopre un tesoro. Il tesoro di un “tempo ritrovato”, a misura d’uomo, sottratto al ritmo tambureggiante e compulsivo del denaro. Al diavolo l’automobile ed anche la bicicletta (troppo pericolosa, qui in Italia)! evviva un modello di vita più sobrio che potremo eventualmente ritagliarci dalla crisi “che morde”, come dicono i forti pensatori (leggi i politici)! E questo è Dante, proprio in clausola: “Quando li piedi suoi lasciar la fretta,/ che l’onestade ad ogni atto dismaga,/ la mente mia, che prima era ristretta…”; Purgatorio, III,, 10-13.

sabato, luglio 20th, 2013

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Per motivi di stanchezza lavorativa non ho potuto presentare tempestivamente una toccante e famosa poesia di Elio Filippo Accrocca, nel settantesimo anniversario del bombardamento su Roma da parte delle forze alleate (19 luglio del 1943; concentrato, tale bombardamento, sul popoloso quartiere di San Lorenzo). La presento ora la poesia di Accrocca, non senza avere rammentato che ieri ricorreva anche il ventunesimo anniversario della strage di via D’Amelio a Palermo (di cui ebbi a parlare il 21 luglio dello scorso anno nel presente blog). Mia la foto del capitello se non ricordo male adornante il bellissimo chiostro del duomo di Cefalù. Ma ecco i versi di Elio Filippo Accrocca, dalla raccolta PORTONACCIO (1944-46):

HO DORMITO L’ULTIMA NOTTE

Ho dormito l’ultima notte
nella casa di mio padre
al quartiere proletario.

La guerra, aborto d’uomini
dementi, è passata sulla
mia casa di San Lorenzo.

Il cuore ha le sue distruzioni
come le macerie di spettri,
eppure il cuore ancora grida,

geme, dispera, ma vive
come la madonna di Raffaello
salvata tra i sassi della mia casa

e un paio di calzoni grigioverdi.

poesia di Elio Filippo Accrocca, 3 aprile 1945

giovedì, luglio 18th, 2013

Verna15

Nella notte fra il 18 e il 19 luglio del 1374 chiudeva gli occhi Francesco Petrarca. La voglio rammentare qui, tale ricorrenza, per la prima volta nel presente blog, essendo attualmente impegnato nella memorizzazione del leopardiano CANTO NOTTURNO DI UN PASTORE ERRANTE DELL’ASIA; laddove, per l’ultima volta nella sua esperienza poetica, il Recanatese attinge a piene mani al sublime linguaggio petrarchesco (linguaggio comunque potentemente trasfigurato dal pensatore dello ZIBALDONE: si veda, al riguardo, la seconda lassa del canto). Ma tornando strettamente a Petrarca, come negare la forza del suo insegnamento attraverso secoli e secoli di poesia non soltanto italiana? Petrarca, da cui è scaturito un epigonismo anche stucchevole e servile, rimane fondamentale all’interno delle nostre istituzioni letterarie; maestro di purezza ed eufonia (“perché ci vuole orecchio…”, cantava il compianto e geniale Jannacci, se non sbaglio). A Petrarca, vera e propria fonte degli endecasillabi che sgorgano dal cuore, dedico la foto qua sopra, mia.

domenica, luglio 14th, 2013

Laclos

Mi ha fatto a dir poco compagnia, in questi giorni di vacanza, il capolavoro di Choderlos de Laclos, Le laisons dangereuses, di cui vediamo qua sopra nella foto l’edizione italiana per i grandi libri Garzanti (traduzione dal francese di Maria Teresa Nessi). Che dire? Come al solito, per me (e non soltanto per me, ovviamente), un percorso ormai sperimentato è quello che va dalla versione cinematografica di un romanzo alla lettura o, in questo caso, alla rilettura del medesimo (qui trattandosi di un grandissimo testo della narrativa europea del Settecento). Circa le Laisons, due sono state le versioni cinematografiche da me vedute (anzi riviste) di recente: il film di Frears, fedele nel titolo al libro, con la grande Glenn Close; e il Valmont di Milos Forman, cui dobbiamo il celebre Amadeus. Quasi folgorante l’impulso a rileggere il romanzo di Laclos, a questo punto, per me, dopo la visione delle suddette opere cinematografiche. Così ho preso dalla mia biblioteca il libro la cui copertina si vede nella foto (edizione dicembre 1987, lire 9.000) dalle pagine ingiallite e “sapore” di stantio. Pure gli “orecchioni” ha contratto nei giorni passati il mio caro, vecchio libro; avendolo io lasciato sbadatamente nella borsa del mare, a contatto con indumenti non asciutti! come al solito, a parte gli scherzi, al cospetto della grande narrativa si ha la sensazione di entrare in un meraviglioso castello, dove riscoprirsi lettori e basta (e non è poco!). Non vorrei apparire noioso, ma, nell’era digitale, l’esercizio della lettura tramite la fisicità del libro rimane per me qualcosa di insostituibile. Sulle Laisons c’è poco da aggiungere, credo. Sarà già stato osservato un milione di volte che tale romanzo epistolare risulta davvero un monumento alla letteratura, nel suo diffondere in un modo che più squisitamente letterario non si potrebbe i “veleni” del Settecento (nello specifico, quelli di una aristocrazia inane e corrotta, alla vigilia della Rivoluzione; di cui si celebra oggi in Francia come ben sappiamo la ricorrenza della presa della Bastiglia). Mi limiterò qui a citare, del romanzo in oggetto, un breve passo della lettera CLXXV (M.ME DE VOLANGES a M.ME DE ROSEMONDE), dopo che il vaiolo ha per così dire giustiziato la perfida Marchesa di Merteuil (rendendola “repellente” e priva di un occhio; passo leggibile alla fine delle Laisons, scoperti i velenosi intrighi della Merteuil e dello stesso defunto Visconte di Valmont): “La marchesa di S… che non perde mai un’occasione per dire qualche malignità, diceva, ieri, parlando di lei (la Merteuil, naturalmente), che la malattia l’ha come rovesciata e che adesso ha l’anima sul volto. E purtroppo tutti han trovato che l’espressione era giusta”. Ecco, questo passo mi ha colpito parecchio. Dell’eterno incanto ad un tempo pittorico e scultoreo della Letteratura io parlerei al riguardo: incanto che nessun film potrà mai neppure pallidamente sfiorare (e chiedo venia per la mia “totalizzante” febbre letteraria). In ultimo, il celeste pallido che colora la copertina del libro nella foto, sere addietro, era il blu profondo e come smaltato di un cielo ben presto ricolmo di stelle (non esattamente visibile da Roma). Noi umani dovremmo passare il nostro tempo a leggere cose grandi e a contemplare il cielo stellato; prendendo quindi congedo dalla “caverna elettronica”… in virtù della quale, comunque -occorre riconoscerlo!- ho proposto il presente scritto.

mercoledì, luglio 10th, 2013

Dante

“L’amor che move il sole e l’altre stelle”…Fine. Ha terminato la sua fatica, l’imbecille che mi è capitato di vedere stasera in tivù in una “pausa pubblicitaria” su LA7. Nei panni del Sommo Poeta, egli scrive infatti sui rotoloni Foxy e duetta a colpi di idiozie (intonazione toscana, ovviamente), con una “lei” che dovrebbe ricordarci Beatrice. Perfettamente consapevole di come Pier Paolo Pasolini ebbe a suo tempo a proporre l’abolizione del mezzo televisivo, so di non scrivere alcunché di nuovo. Il problema è che la televisione continua a intossicare, a divorare la materia grigia dei tanti che comunque la guardano, sia pure distrattamente. Ma io questa sera nel vedere lo spot pubblicitario di cui sopra mi sono (ingenuamente) indignato. Perché Dante è amato e studiato in tutto il mondo. Perché Dante è universale: luminoso nel Paradiso e perfino da osteria :”Ed elli avea del cul fatto trombetta” (Inferno, XXI, 139). Ma per reclamizzare i rotoloni Foxy no, Dante non è adeguato. E’ il poeta il cui profilo è stato scelto per la nostra moneta da due euro. Fa bene a serrare la mascella, Dante, nel Belpaese che muore anche di vacuità.

lunedì, luglio 8th, 2013

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Lascio ovviamente ad altri gli approfondimenti del caso circa la visita odierna di papa Francesco a Lampedusa. Ma non posso non sottolineare, qui, l’enorme portata simbolica del viaggio di Bergoglio in un luogo che non è esattamente la Costa Smeralda. Comincia a piacermi sul serio questo papa, che peraltro con il suo sorriso da buon parroco di campagna non ha mancato di rivolgere la sua critica attenzione allo IOR, la banca vaticana da non confondere in tutta evidenza con un consesso di beati, per storia più o meno recente (perché dimenticare ad esempio che Paul Marcinkus ne fu a capo fino al 1989, negli anni centrali del pontificato di Giovanni Paolo II?). Ma torniamo al viaggio di oggi di papa Francesco: per onorare nel mio piccolo questa sua scelta di andare incontro agli ultimi, ai disperati, pubblico qua sopra una mia foto scattata nella Capilla del Hombre a Quito, in Equador, nel 2009 (essa ci permette di osservare un significativo dipinto di Oswaldo Guayasamin, grandissimo artista del Novecento internazionale, come ho già avuto modo di ricordare in passato nel presente blog; non trascurato dallo stesso Pablo Picasso, nei termini di un’alta considerazione umana ed estetica ad un tempo).

domenica, luglio 7th, 2013

Verna14

Giorni addietro ho letto un articolo su un quotidiano che accennava -in merito all’estate ormai iniziata- a un possibile ritorno dell’anticiclone delle Azzorre nel bacino mediterraneo, dopo tanti anni (più di un decennio) segnati dal rovente e umidissimo anticiclone nord-africano. Staremo a vedere…a me è bastato, il suddetto articolo, per mettere in moto l’immaginazione e scrivere i versi inediti che oggi presento ai visitatori del blog (mia la foto qua sopra in qualche modo appropriata, credo, al senso della poesia):

ESTATE DELLE AZZORRE

… se qui da noi ritornerai, come
invero sembra si possa sperare,
più miti diverremo noi, gli umani.
Con le lamiere meno arroventate,
rispetteremo la precedenza
in strada e perfino in tivù.
La nostra gioventù ricorderemo,
con le calure asciutte travolte
poi dalla burrasca di Ferragosto…
aspettando settembre amico,
i bagni interminabili d’addio.

Andrea Mariotti, poesia inedita, 7 luglio 2013