Immagine 021

Per motivi di stanchezza lavorativa non ho potuto presentare tempestivamente una toccante e famosa poesia di Elio Filippo Accrocca, nel settantesimo anniversario del bombardamento su Roma da parte delle forze alleate (19 luglio del 1943; concentrato, tale bombardamento, sul popoloso quartiere di San Lorenzo). La presento ora la poesia di Accrocca, non senza avere rammentato che ieri ricorreva anche il ventunesimo anniversario della strage di via D’Amelio a Palermo (di cui ebbi a parlare il 21 luglio dello scorso anno nel presente blog). Mia la foto del capitello se non ricordo male adornante il bellissimo chiostro del duomo di Cefalù. Ma ecco i versi di Elio Filippo Accrocca, dalla raccolta PORTONACCIO (1944-46):

HO DORMITO L’ULTIMA NOTTE

Ho dormito l’ultima notte
nella casa di mio padre
al quartiere proletario.

La guerra, aborto d’uomini
dementi, è passata sulla
mia casa di San Lorenzo.

Il cuore ha le sue distruzioni
come le macerie di spettri,
eppure il cuore ancora grida,

geme, dispera, ma vive
come la madonna di Raffaello
salvata tra i sassi della mia casa

e un paio di calzoni grigioverdi.

poesia di Elio Filippo Accrocca, 3 aprile 1945

10 Responses to “”

  1. Bianca 2007 ha detto:

    Ecco come il poeta trasforma l’orrore creato dall’idiozia degli uomini riuscendo a dargli memoria e valore imperituro. Conoscevo questa straziante dolcissima poesia ma rileggerla è stato balsamo per una giornata faticosa di un quotidiano al quale non ci si può sottrarre anche volendolo con tutte le forze. E allora vada il mio grazie anche a te con l’augurio di una prossima lievità, magari a cominciare dall’Oggi. Abbraccio,Mirka

  2. andreamariotti ha detto:

    Grazie di cuore, nel momento in cui contraccambio il tuo augurio (se non ricordo male, in via dei Latini, a Roma, nel quartiere di San Lorenzo, esiste una targa marmorea con incisi i versi “La guerra, aborto d’uomini/ dementi…”, presso quella che fu la casa di Accrocca colpita dal bombardamento). Un abbraccio

  3. claudio fiorentini ha detto:

    Ammetto l’ignoranza, non conoscevo questo poeta. Grazie per ricordarlo, e quindi grazie per dare l’opportunità a me e ad altri frequentatori occasionali del blog, di leggere questi versi, che strappano qualcosa dentro.
    Trovarsi davanti alle macerie di casa dopo il bombardamento, aver perso tutto, e riassumersi lì, tra la polvere e i calcinacci, un interruttore biancastro, una tinozza, qualche piatto rotto, una pentola di alluminio, e poi la madonna di Raffaello e un paio di pantaloni grigioverdi. Cavolo, sembrano della mia misura, i miei sono strappati, metto quelli che ho trovato, sono larghi, ma con uno spago li posso tenere su… la madonna di Raffaello rimane lì, che me ne faccio?
    La guerra è un aborto d’uomini dementi… e la fame è l’essenza delle scelte che oggi, a pancia piena, critichiamo…
    Ciao
    Claudio

  4. andreamariotti ha detto:

    Mi fa piacere, Claudio, questa tuo apprezzamento così schietto e asciutto in merito alla poesia da me presentata…sopra le forze, è proprio il caso di dire; nel senso che, ieri notte, stavo andando a dormire stremato dalla fatica; ed ecco la mia memoria improvvisamente folgorata dal ricordo dei versi di Elio Filippo Accrocca: come non proporli subito, nel blog, a questo punto? un abbraccio

  5. Angiolina ha detto:

    Caro Andrea, anche io non conoscevo questa poesia, così essenziale nella sua brevità ma così ricca di significato. Quello che mi ha colpito è l’espressione del grido di dolore, un dolore che però non è definitivo ma lascia adito alla forza di un cuore che nonostante tutto ancora vuole vivere!!! L’uomo può distruggere ma di certo non può impedire alla grande forza che ognuno ha in sé di proseguire nel suo percorso esistenziale, nonostante tutto…
    Un abbraccio Angiolina

  6. Loredana ha detto:

    Carissimo Andrea, ci ritroviamo anche quest’estate, sotto l’ombrellone del tuo blog…a conversare piacevolmente e a rinfrescarci l’anima dopo giornate impegnative…bellissimi questi versi che non conoscevo…il cuore ha le sue distruzioni, geme, si dispera ma continua vivere…insieme a un paio di calzoni grigioverdi semi seppelliti dai calcinacci, che possono ancora andar bene…grazie, un forte abbraccio

  7. andreamariotti ha detto:

    In effetti, carissima Loredana, la poesia di Accrocca ha una forza d’impatto direi pura, in grado di “bucare” la pagina. Mi fa piacere che tu l’abbia letta e fatta tua. Un abbraccio

  8. andreamariotti ha detto:

    E’ vero quello che dici, cara Angiolina: la poesia di Accrocca è un invito ad amare la vita, nonostante tutto. Un abbraccio

  9. Franco Campegiani ha detto:

    Allievo di Ungaretti, Elio Filippo Accrocca, notissimo protagonista della storia letteraria del secondo Novecento, arricchì di un occhio fotografico i temi esistenziali e psicologici propri dell’ermetismo, trascinandoli verso contesti sociali e vitali molto ampi. Gli interrogativi sull’uomo diventano così domande sull’umanità inquieta, problematica, aggressiva e frenetica dei nostri tempi, i cui drammi, nelle raccolte successive a “Portonaccio”, lasceranno affiorare accenti sempre più espressionisti (e finanche sperimentalistici in chiave ironica). Una poesia, caro Andrea – quella di Accrocca – che raccoglie sobriamente il meglio delle esperienze letterarie del Novecento, in pagine segnate da un grande equilibrio e intrise di una speranza mai doma, a dispetto delle tante tragedie che l’uomo stesso crea, come mostrano gli struggenti versi che oggi proponi nel tuo blog. Grazie per questo grido di umanità, purtroppo inascoltato.
    Franco Campegiani

  10. andreamariotti ha detto:

    Grazie, caro Franco, per essere intervenuto in merito a un poeta da te non poco apprezzato (talvolta, nelle nostre conversazioni sulla poesia del secondo Novecento, assieme abbiamo ricordato Accrocca, lo rammento bene). Un abbraccio

Leave a Reply