Archive for agosto, 2014

martedì, agosto 26th, 2014

Immag014

 

ALLA  SERA

 

Forse perché della fatal quiete

Tu sei l’immago a me sì cara vieni

O sera! E quando ti corteggian liete

Le nubi estive e i zeffiri sereni,

 

E quando dal nevoso aere inquiete

Tenebre e lunghe all’universo meni

Sempre scendi invocata, e le secrete

Vie del mio cor soavemente tieni.

 

Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme

Che vanno al nulla eterno; e intanto fugge

Questo reo tempo, e van con lui le torme

 

Delle cure onde meco egli si strugge;

E mentre io guardo la tua pace, dorme

Quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.

 

Ugo Foscolo

venerdì, agosto 22nd, 2014

2014-06-27 18.23.53

 

 

I  GATTI

 

L’ardente innamorato, il dotto austero

amano entrambi, nell’età matura,

i gatti dolci e possenti, orgoglio della casa,

freddolosi e imboscati come loro.

 

Amici della scienza e del piacere,

cercano il silenzio e l’orrore del buio,

dell’Erebo galoppini  ideali se a servire,

fieri come sono, potessero adattarsi.

 

S’atteggiano, pensosi, nobilmente,

simili a grandi sfingi sdraiate nelle estreme solitudini

e immerse, sembra, in sogni senza fine;

 

feconde le reni, e piene di magiche scintille;

e a loro, come una sabbia fine, minime parti d’oro

costellano in vaghezza le mistiche pupille.

 

(da  LES FLEURS  DU  MAL, di Charles Baudelaire, nella traduzione italiana di Giovanni Raboni)

 

P.S.  nella foto, un dipinto dell’artista Mario Rosati,  con il suo gentile consenso.

 

 

domenica, agosto 17th, 2014

ulivo

XI Edizione della mostra itinerante di Poesia in Libertà a cura di Paolina Carli; Toffia (Rieti), 16 agosto 2014

GIUSEPPE  UNGARETTI,  POETA-SOLDATO  DELLA GRANDE GUERRA:  DALL’ALBERO NUDO MA FOLGORANTE DELL’ ALLEGRIA AL RESPIRO DISTESO E PREZIOSO DEL SENTIMENTO DEL TEMPO

 

“Giovani della mia generazione in anni oscuri di totale delusione politica e sociale, sarebbero stati pronti a dare la vita per Ungaretti, e cioè per la poesia”. Queste, all’incirca, le parole del critico Carlo Bo pronunziate a Roma il 4 giugno 1970 presso il cimitero del Verano, dove il grande poeta fu sepolto . Parole non bisognose di commento alcuno, naturalmente; proferite da uno studioso che, a parer nostro, meglio di tutti ha mostrato lo sviluppo della poesia ungarettiana dal folgorante esordio dell’Allegria fino alla seconda, splendida raccolta poetica intitolata Sentimento del Tempo, del 1933. Ebbene, le parole di Carlo Bo credo vadano più che mai meditate oggi, nel tempio traboccante di poeti sulle tracce di un gruppo sparuto di lettori di poesia. Mattina, infatti, del 1917, la lirica di soli due celebri versi (“M’illumino/ d’immenso”), non è stata scritta in tempo di pace: a perenne monito di coloro che, accantonando la storia, assolutizzano il grande dono poetico ungarettiano; comodo alibi, al dunque, per struggimenti enfaticamente liricheggianti sine die. Mattina, in realtà, non può che essere ricondotta -sempre all’interno dell’Allegria– alla precedente lirica Veglia, del 1915: “Un’intera nottata/ buttato vicino/ a un compagno/ massacrato/ con la sua bocca/ digrignata/ volta al plenilunio/ con la congestione/ delle sue mani/ penetrata/ nel mio silenzio/ ho scritto/ lettere piene d’amore/ Non sono mai stato/ tanto/ attaccato alla vita” (Cima Quattro, 23 dicembre). Ecco perché giustamente si parla di dono, in merito a questo primo indimenticabile libro di Giuseppe Ungaretti; laddove manca qui lo spazio per citare altri stupendi “versicoli” in esso più che mai vibranti e vivi; “rami” di quell’albero nudo, cioè il primo tempo della poesia ungarettiana: secondo un’immagine critica di Carlo Bo, per l’appunto, a dir poco illuminante. Illuminante, tale immagine, in quanto sintetizza il fertile lavoro di “sabotaggio letterario” compiuto da Ungaretti con i suoi “versicoli” nei confronti della maniera poetica italiana in quel tempo dominante; oscillante fra Carducci, Pascoli, crepuscolari e futuristi; nonché Gabriele D’Annunzio. Così dicendo non si intende qui far torto, naturalmente, all’autore dei Canti Orfici (pubblicati esattamente cent’anni fa, nel 1914), vale a dire Dino Campana; probabilmente il più visionario dei nostri poeti del secolo passato; rimanendo comunque ben ferma la nostra riserva critica circa quel lavoro sulla lingua poetica carente nel poeta di Marradi; presente invece al massimo grado nei libri d’esordio dei due poeti  innegabilmente “normativi” del nostro Novecento, e cioè Ungaretti e Montale. Non altrimenti ci si potrebbe spiegare, al riguardo, la grande e perdurante amarezza nei confronti della critica maggiore di un poeta non inferiore a Ungaretti e Montale come Umberto Saba, in quanto a sentimento poetico; tuttavia non alla loro altezza, il poeta triestino, in merito -ribadiamo- al suddetto lavoro sulla lingua poetica, considerando le ineludibili novità espressive dell’Allegria e degli Ossi di Seppia. Non sarà stato del tutto un caso, ci diciamo, se una splendida poesia sabiana come A mia moglie, inclusa nella raccolta Casa e campagna (1909-10), originale e toccante, verrà giudicata “irrisolta” da Benedetto Croce, a sua volta ben poco aperto alla contemporaneità ma pur sempre un maestro della cultura europea. Ora , però, è venuto il momento di mostrare più stringentemente lo sviluppo della poetica di Giuseppe Ungaretti oggetto del presente scritto. Prendendo infatti le mosse, come già accennato, dalla suggestiva metafora di Carlo Bo (vero e proprio punto di riferimento, Bo, della nostra critica letteraria del Novecento) ecco che, in Ungaretti, l’albero nudo e solitario rappresentato dall’Allegria è da immaginare, nel tempo posteriore, trasformato in una vasta e ossigenata selva poetica con pochi paragoni nel Novecento non soltanto italiano: giacché il “versicolo” del “primo” Ungaretti si amplifica, di fatto, nel musicale e solenne discorso poetico del Sentimento del Tempo, libro in cui confluiscono non poche liriche ispirate al poeta dal paesaggio dei Castelli Romani (Ungaretti visse infatti a Marino, in provincia di Roma, a cavallo fra gli anni Venti e gli inizi degli anni Trenta, nel secolo scorso). La suindicata metafora critica di Carlo Bo è stata peraltro da me più radicalmente assimilata avvalendomi delle poche, fondamentali pagine (1945) su Ungaretti di un altro grande critico del nostro Novecento, Giuseppe De Robertis (vedi pagg. 405-21 dei Meridiani, GIUSEPPE UNGARETTI, VITA DI UN UOMO, Tutte le poesie, a cura di Leone Piccioni, Arnoldo Mondadori Editore); il De Robertis -stavo dicendo- ci indica infatti nelle citate pagine con precisione la poesia in cui il verso italiano –turgido di dannunzianesimo e nel contempo bigio nel suo crepuscolarismo– già riportato al “grado zero” da Ungaretti nelle precedenti e folgoranti liriche dell’ Allegria, si fa ora ritmo superbo, resurrezione metrica in potenza e in atto; ebbene, tale poesia (pag. 97 del citato volume) è quella che chiude la prima, indimenticabile raccolta ungarettiana:

 

PREGHIERA

 

Quando mi desterò

dal barbaglio della promiscuità

in una limpida e attonita sfera

 

Quando il mio peso mi sarà leggero

 

Il naufragio concedimi Signore

di quel giovane giorno al primo grido

 

 

Mi permetterò qui una mia analisi metrico-stilistica di questa lirica ( analisi peraltro già apparsa a suo tempo nel presente blog). Primo verso di Preghiera: “Quando mi desterò”; settenario tronco, a configurare un ritmo che non può distendersi in un rassicurante incipit dall’uscita piana; considerando cosa sta augurandosi tramite il verso in oggetto quell’uomo di pena che è stato Ungaretti (così come il poeta stesso si è esplicitamente riconosciuto). Secondo verso di Preghiera: “dal barbaglio della promiscuità”; endecasillabo, anch’esso tronco (e non potrebbe essere diversamente, in base alla sua emissione di senso); peraltro, un endecasillabo non canonico, ossia atono nella quarta e/o sesta sillaba, a riprova di come il poeta -volendosi affrancare da una vera e propria selva oscura– non debba preoccuparsi (modernamente) di una pre-disposizione ortodossa degli accenti del verso (e, in effetti, De Robertis e Bo non fanno che rammentarci il possente lavoro ungarettiano a vantaggio di generazioni di poeti). Terzo verso di Preghiera: “in una limpida e attonita sfera”; finalmente un endecasillabo con accenti sulla quarta e settima sillaba! dunque, nell’ambito della più dorata tradizione italiana; se non fosse per quella parola ancora ostinatamente sdrucciola sulla quale va a posarsi l’accento di quarta (“limpida”): ma il poeta comincia eccome…a riveder le stelle! Quarto verso di Preghiera: “Quando il mio peso mi sarà leggero”; graficamente distanziato nel testo, a formare una stupenda anafora con l’attacco della lirica; quarto verso, stavo dicendo, formato da un endecasillabo canonico e mirabilmente fluido; vibrante di un disteso canto con accenti sulla quarta e ottava sillaba (do per scontato, ovviamente, l’ineludibile accento sulla decima sillaba, ché altrimenti non parleremmo di endecasillabi). Ecco, con tale verso, il quarto, sta avvenendo davanti agli occhi del lettore una metamorfosi di luce. Meraviglioso davvero, questo farsi della poesia, secondo il grande insegnamento dantesco, in Ungaretti! Quinto verso di Preghiera:”il naufragio concedimi Signore”; ancora un endecasillabo, e canonico, con un significativo accento sulla sesta sillaba di una parola sdrucciola, “concedimi”, su cui va a concentrarsi tutto il senso della non scontata invocazione ungarettiana. Sesto e ultimo verso di Preghiera: “di quel giovane giorno al primo grido”; un limpidissimo e canonico endecasillabo puro come un diamante (per dirla col De Robertis); nel momento in cui la rinascita del poeta è dolorosamente avvenuta, strappata al buio; come attesta l’allitterazione basata sulla consonante g lungo il crinale del verso: verso in effetti binario nel ritmo, prima ascendente e poi discendente (a comprovare il suo puro conio diciamo così pneumatologico; con questo volendo alludere ad un respiro poetico che si offre già come senso sul piano fonematico della versificazione, in maniera non dissimile dall’endecasillabo di chiusa dell’Infinito leopardiano).

Pertanto, non ci rimane qui che ringraziare profondamente, nel centenario dell’inizio della Grande Guerra, il nostro grande poeta-soldato Giuseppe Ungaretti, per questa sua sublime poesia sulla quale ci siamo soffermati. Trovo in ultimo significativo concludere il presente scritto citando un passo di un celebre romanzo come Niente di nuovo sul fronte occidentale, dello scrittore Erich M. Remarque (scomparso anche lui nel 1970 al pari di Ungaretti): “Ma dalla terra e dall’aria fluiscono pure in noi forze di difesa: soprattutto dalla terra. A nessuno la terra è amica quanto al fante. Quando egli vi si aggrappa, lungamente, violentemente; quando col volto e con le membra in lei si affonda nell’angoscia mortale del fuoco, allora essa è il suo unico amico, gli è fratello, gli è madre; nel silenzio di lei egli soffoca il suo terrore e i suoi gridi, nel suo rifugio protettore essa lo accoglie, poi lo lascia andare, perché viva e corra per altri dieci secondi, e poi lo abbraccia di nuovo, e spesso per sempre. Terra, terra, terra. Terra, con le tue pieghe, con le tue buche, con i tuoi avvallamenti in cui ci si può gettare, sprofondare. Terra, nello spasimo dell’orrore, fra gli spettri dell’annientamento, nell’urlo mortale delle esplosioni, tu ci hai dato l’enorme risucchio della vita riconquistata! La corrente della vita, quasi distrutta, rifluì per te nelle nostre mani, così che salvati in te ci seppellimmo, e nella muta ansia del momento superato mordemmo in te la nostra gioia!”. Non resta, ripeto, che ringraziare commossi il soldato semplice del diciannovesimo Reggimento di Fanteria Giuseppe Ungaretti, per essersi illuminato d’immenso in mezzo agli orrori della guerra. A Lui, in quel tempo lontano fante capace come un infante di balbettare i “versicoli” di una poesia nuda e miracolosamente rigenerata, farà piacere la dedica dantesca con la quale lo salutiamo, vivo in mezzo a noi:”…d’un fante/ che bagni ancor la lingua a la mammella”; (Paradiso, XXXIII,107-8).

 

Andrea Mariotti, agosto 2014

 

 

P.S.  La conclusione del mio scritto evidenziava già in atto una piccola intuizione poetica; tant’è che non poteva non nascerne la seguente, breve lirica:

 

A  UNGARETTI

 

del diciannovesimo reggimento

soldato semplice, combattesti sul Carso:

tu, fante, come un infante a balbettare

in mezzo a quegli orrori i versi

dettati da folgorante Musa.

 

(poesia inedita di Andrea Mariotti)

 

20/8/14- segnalo ai visitatori del blog un video-poesia dedicato a Giuseppe Ungaretti dall’artista Massimo Mancini,  visualizzabile su YouTube al seguente indirizzo: http://youtu.be/uYFiersyjbQ

 

 

lunedì, agosto 11th, 2014

2013-09-02 12.59.24

Con piacere do notizia di aver ricevuto ieri, 10 agosto, il sesto premio per la sezione A,  “poesie inedite”, dalla Giuria (formata da Antonio Coppola, Daniela Quieti, Maria Teresa Giusti, Alessandro Masi) della prima edizione del  Premio Nazionale di Poesia “Mario Arpea” 2014, indetto dal Comune di Rocca di Mezzo (AQ). La mia lirica, oggetto di menzione d’onore con targa, diploma e motivazione, è quella scritta a marzo scorso e intitolata Scabro diletto, “cronaca” in versi della mia preparazione della lettura interiore della leopardiana GINESTRA, preparazione avvenuta nel corso del 2011. La lirica Scabro diletto era stata da me letta il 12.3.2014 presso il Circolo Ufficiali delle Forze Armate di Palazzo Barberini a Roma (in occasione del reading Tersicorem Verginesque Musas, “omaggio alla poesia”).

giovedì, agosto 7th, 2014

toffia

Poesia in libertà

(XI edizione della Mostra Itinerante di Poesia)

In memoria di Francesco M. Battisti

(Progetto Paolina Carli)

 

Patrocini: Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Lazio, Provincia di Rieti, Comune di Roma, Comune di Toffia (Rieti), Associazione disciplinare CONSCOM (Registro Nazionale Sociologi e Consulenti della Comunicazione).

 

Cari amici, cari poeti,

anche questo anno, nell’ambito della manifestazione “Riviviamo il centro storico” organizzata dall’Associazione Culturale Riviviamo il Centro Storico in collaborazione con il comune di Toffia (Rieti) – (dal 13 al 17 agosto 2014) si svolge l’XI edizione di “Poesia in libertà” (mostra itinerante di poesia) in cui saranno messe in mostra le Poesie e le Storie brevi inviate da autori italiani e stranieri.

In tale ambito e per tutto il periodo:

–    si realizzeranno Letture di poesia contemporanea da parte di chiunque voglia cimentarsi nell’arte del poetare;

–    si renderà disponibile “L’Alloro del poeta” presso il quale saranno accolte poesie proprie o di autori preferiti;

–    si allestirà lo spazio “Pesca una poesia” in cui è possibile ritrovare anche poesie dei poeti partecipanti.

Inoltre:

  • il 13 agosto – ore 10,30 – vicoli dei rioni Rocca e Cancello

 

  • apertura della XI edizione di “Poesia in libertà” in cui sono esposte le poesie e le Storie brevi inviate dagli autori (la mostra è visitabile 24 ore su 24 per l’intero periodo della manifestazione);
  • il 14 agosto – ore 21 – in Piazza del Bel Pensiero – Rione Rocca
    • Filippo Agostini, Ornella Maria Teresa Farina e Marco Roncaccia presentano, con “letture teatralizzate di Serena Damiani e Marco Tullio Dentale”, Poesia in Libertà, antologia relativa alla X edizione della mostra itinerante di poesia, (a cura di Paolina Carli, Fuorilinea Edizioni, 2013). Parteciperanno gli autori, le autorità politiche e l’editore.

    Segue simposio conviviale: recitazione, lettura, improvvisazione e piccoli assaggi.

  • il 15 agosto – ore 17,30 – in Piazza del Bel Pensiero – Rione Rocca
    • Performance artistica “INCROCI #8080” del pittore Stefano Bergamo.
    • Segue aperitivo e piccoli assaggi in buona compagnia
    • il 16 agosto – ore 21 – in Piazza del Bel Pensiero – Rione Rocca
    • Giuseppe Ungaretti, poeta-soldato della Grande Guerra: dall’albero nudo ma folgorante dell’Allegria al respiro poetico disteso e prezioso del Sentimento del Tempo. Conferenza del poeta e studioso di G.Leopardi  Andrea Mariotti 
    • Segue simposio conviviale: recitazione, lettura, improvvisazione e piccoli assaggi.

       

    • Come molti di voi sanno, Toffia è in un piccolo borgo Sabino che in questi giorni assume le caratteristiche della festa in cui tutti gli abitanti e i visitatori, dando luogo a molteplici iniziative culturali, artigianali e gastronomiche, divengono diretti protagonisti degli eventi.

      Le musiche, i balli, le rappresentazioni teatrali, le pitture, le strade e i vicoli apparecchiati, le cantine trasformate in botteghe e laboratori, cinema e giochi rendono, senza sfarzi ma con ritrovata genuinità, la città accogliente e divertente. In questo scenario s’inseriscono i nostri versi che si mostrano, di giorno e di notte, acquistando vitalità attraverso la possibilità di lettura nei vicoli, piazze e piazzette del borgo antico.

      Come sempre vi aspetto numerosi e invito a farne la massima divulgazione

       

      Nb. attualmente le opere pervenute sono in fase di selezione da parte del gruppo dei lettori composto da:

      Filippo Agostini, poeta e scrittore;

      Paolina Carli, poeta;

      Ornella Maria Teresa Farina, poeta;

      Gianluca Pirozzi, scrittore;

      Marco Roncaccia, poeta e scrittore.

       

      Come già sapete, a conferma del motto “Siamo tutti poeti e scrittori”, la selezione riguarda solo le opere inviate dallo stesso autore.

       

       

      Paolina Carli

    • Per informazioni:

      paolinacarli@yahoo.it

 

 

mercoledì, agosto 6th, 2014

16 Tramonto toscano_equino

Complimenti vivissimi (sic!)  a coloro i quali hanno veramente creduto fino in fondo nell’attacco dello stupendo grido pasoliniano: “L’intelligenza non avrà mai peso, mai,/ nel giudizio di questa pubblica opinione…”! ripeto: complimenti vivissimi, a fronte di una a dir poco sconcertante notizia appresa oggi dal sito del quotidiano La Repubblica. In breve Francesco Schettino, indagato per omicidio plurimo colposo in relazione alla tragedia del Giglio del 13 gennaio 2012, è stato protagonista di un seminario dello scorso 5 luglio voluto dalla cattedra di psicopatologia forense della facoltà di Medicina della Sapienza di Roma. Il “comandante” Schettino a quanto pare, nelle due ore del seminario, avrebbe tenuto una vera e propria lectio magistralis soprattutto sulle situazioni di panico e di crisi…roba da matti! 32 persone non ci sono più, da quella sciagurata notte dell’ inchino della Costa Concordia di fronte all’isola del Giglio! per tacere del fatto che si sta cercando tuttora un disperso, al Giglio e dentro la nave condotta da pochi giorni a Genova! Il sito del suddetto giornale mette le mani avanti così esordendo: “secondo quanto riporta il quotidiano La Nazione…”. Dico soltanto questo: non avrei mai voluto leggere una notizia del genere! mi permetto (ma non è il caso oggi di porsi degli scrupoli circa il pericolo di risultare ineleganti) di rimandare il visitatore del presente blog al mio articolo del 21 gennaio 2012, laddove citavo la prima strofe intonata dal Coro, Primo Stasimo, nell’AGAMENNONE di Eschilo (varranno qui le illuminanti parole finali: “Non c’è baluardo per chi,/ eccitato, goloso di beni/ sferra calci all’altare solenne/ del Giusto, fino a disfarlo…”). Naturalmente non si vuole la testa di Schettino:  soltanto il suo convinto e durevole rifiuto dello spettacolo, dopo quei poveri morti! oggi, leggendo quanto riferito, mi sono veramente vergognato di essere italiano.

P.S. la foto odierna è dell’artista Massimo Mancini

domenica, agosto 3rd, 2014

L'amante di Mozart

E’ di marzo di quest’anno la prima edizione del romanzo di Vivien Shotwell L’amante di Mozart, Rizzoli (titolo originale Vienna Nocturne). Vivien Shotwell, giovane cantante lirica, con tale romanzo è alla sua prima prova narrativa. Protagonista della vicenda è Anna Nancy Storace, celebre soprano e indimenticabile “Susanna” nelle Nozze di Figaro di W.A. Mozart, capolavoro operistico che conobbe il suo esordio presso il Burgtheater di Vienna il primo maggio 1786. La Storace, dalle grandi qualità canore, fu la dedicataria, nelle Nozze, di una delle Arie più belle e sensuali dell’opera, “Deh vieni, non tardar”; e poi, in seguito e apertamente, del Rondò per soprano Non temer, amato bene K505, con il pianoforte obbligato che si presenta inatteso a metà della melodia. Tale Rondò, con la dedica nel manoscritto “Per M.lle Storace e per me, dal suo servo e amico W.A. Mozart”, venne composto dal genio di Salisburgo alla fine del 1786 per salutare l’amica Anna Storace alla vigilia della definitiva partenza della cantante per l’Inghilterra nel febbraio 1787. Chi conosce il brano in oggetto sa della sua tenerezza e della suggestione, in esso, del pianoforte, che vale forse come una dichiarazione d’amore di Mozart per la sua cantante preferita. E, in effetti, di un sofferto, fugace e intenso amore nato fra Mozart e la Storace narra nel suo romanzo Vivien Shotwell, forzando credo non più di tanto la realtà storica. Senza gridare al capolavoro, ritengo si possa parlare di una riuscita abbastanza felice di questo primo romanzo della Shotwell; lavoro egregiamente documentato e coinvolgente nel tratteggiare la figura di Mozart, nella sua complessa umanità di genio musicale sempre più incompreso dai viennesi  del suo tempo. Un Mozart spiritoso e malinconico, marito innamorato della moglie Constanze e tuttavia vinto dal fascino della “inglesina”, la bella e grande cantante Anna Nancy Storace; a sua volta compiuta creatura romanzesca per la sua sofferta sensibilità (così com’è uscita dalla penna di Vivien Shotwell).

sabato, agosto 2nd, 2014

Immag007

Ore 10,25 di un sabato di trentaquattro anni fa: 85 morti e duecento feriti per il più grave attentato del dopoguerra, presso la stazione di Bologna. Prossima, pare, l’introduzione del reato di depistaggio.  E’ naturalmente Bologna, oggi 2 agosto, in prima fila a non dimenticare; ma sia concesso di accostare con rispettosa distanza ai parenti delle vittime la nostra coscienza d’italiani anch’essa ferita dall’odiosa strage tuttora senza mandanti.

 

venerdì, agosto 1st, 2014

Giglio di San Giovanni

 

GIGLIO  DI  SAN  GIOVANNI

 

Domenica in montagna

dal sole rallegrata,

in questa estate bigia

che l’animo incupisce.

Parlavo, lo ricordo bene,

del godimento di vette

e fiori e tu che mi ascoltavi,

o rosso lampo ai margini

della faggeta oscura!

 

Andrea Mariotti, poesia inedita del 31.7.14