Archive for maggio, 2018

mercoledì, maggio 30th, 2018

 

Divino Amadeus! non conoscevo il quartetto per archi “Hoffmeister” K499, composto nel 1786 e non appartenente ad alcun ciclo del Maestro. D’ una raffinatezza estrema, “conciliatio oppositorum” tra serenità e tristezza… dei quattro suoi movimenti, a ben ragione la letteratura mozartiana sottolinea la vetta eccelsa raggiunta dal secondo di essi: un Minuetto in cui “ogni voce sembra proseguire per una strada a sé…vera stregoneria musicale” (Einstein). Mi permetto di suggerire l’ascolto paziente soprattutto di tale Minuetto, che non svela subito le sua altezza d’ ispirazione (diversamente da  quanto accade con molteplici partiture del genio di Salisburgo, dotate d’una celestiale e istintiva “semplicità”…laddove il quartetto in oggetto, venuto dopo quelli dedicati ad Haydn, reca traccia evidente della maestria compositiva conquistata da Mozart a livello “cameristico”).

 

Andrea Mariotti

 

 

domenica, maggio 27th, 2018

 

“MANON”, PER LA PRIMA VOLTA AL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA

con le ètoiles Eleonora Abbagnato e Friedemann Vogel

 

di Manuela Minelli

 

 

Grande successo venerdì sera al Teatro dell’Opera di Roma per la prima del balletto “Manon” di Kenneth MacMillan in scena per la prima volta al Teatro Costanzi dove resterà fino a giovedì 31 maggio.

 

Kenneth MacMillan, una delle maggiori figure del balletto del dopoguerra – celebrato proprio lo scorso autunno a Londra in occasione dei venticinque anni dalla sua morte – è al Teatro Costanzi nel 1965 e nel 1982 con il suo Romeo e Giulietta, interpretato dal Royal Ballet di Londra. Oggi viene omaggiato e interpretato dal Balletto del Teatro dell’Opera di Roma con la sua Manon, cameo entrato nel repertorio di ben trentatré compagnie. Sarà interpretato dall’étoile, dai primi ballerini, dai solisti e dal Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma ed eccezionalmente dall’étoile dell’Opéra di Parigi e Direttrice del Ballo Eleonora Abbagnato nel ruolo di Manon, dall’étoile ospite Friedemann Vogel nel ruolo di Des Grieux, e dall’étoile de l’Opéra di Parigi e assistente alla Direzione del Balletto del Teatro dell’Opera di Roma, Benjamin Pech nel ruolo di Monsieur G.M.

 

Il Sovrintendente Carlo Fuortes, durante la conferenza stampa, ha dichiarato: “Manon è il quinto titolo della nostra stagione di balletto ben variegata e bilanciata tra classico e contemporaneo. È la prima volta del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma con un Balletto di Kenneth MacMillan e la prima volta di Eleonora Abbagnato in un Balletto Classico a serata intera qui al Costanzi: una grande serata imperdibile.

 

La Direttrice del Corpo di Ballo Eleonora Abbagnato ha dichiarato: “Sono fiera di parlare di Manon, balletto che amo, e del nostro Corpo di Ballo che lo interpreterà, per la prima volta, tra qualche giorno. Ringrazio Paricia Ruanne che ha lavorato per tanti anni con Kenneth MacMillan, per essere qui con noi e per aver capito insieme a me che era il momento di affrontare un titolo di valore, difficile nella tecnica e nell’espressione. Karl Burnett, per la prima volta qui al Teatro dell’Opera di Roma, ha fatto un lavoro minuzioso e attento. Insieme a lui e a Patricia, i ballerini stanno dando il massimo e hanno dimostrato di avere il carattere giusto per farlo, la costanza di lavorare giorno dopo giorno per portare in scena un Balletto così complesso. Balleranno con me lo straordinario Friedemann Vogel, il mio assistente alla Direzione Benjamin Pech, l’étoile Alessandra Amato, i nostri meravigliosi solisti e il primo ballerino Manuel Paruccini per l’ultima volta su questo palcoscenico.”

 

Manon – creato nel 1974 e rappresentato per la prima volta il 7 marzo al Royal Opera House di Londra con il Royal Ballet – è il secondo balletto in tre atti del magistrale coreografo scozzese MacMillan durante il suo incarico come Direttore Artistico del Royal Ballet dal 1970 al 1977. Il libretto si basa sul romanzo dell’Abbé Prévost intitolato “Histoire du Chevalier des Grieux et de Manon Lescaut” (1731). La triste storia della giovane Manon che nelle parole dello stesso MacMillan “più che avere paura di essere povera, prova vergogna per questa condizione” ha attratto e ispirato nel tempo grandi creatori come Jules Massenet, Giacomo Puccini e diversi registi cinematografici. Manon, affascinata dall’ardore del giovane Des Grieux con il quale intrattiene una relazione, è introdotta nella società parigina da suo fratello Lescaut dissoluto e senza scrupoli. Manon viene sedotta dalla ricchezza di Monsieur G.M. e intrattiene con lui una relazione priva di sentimenti: abbandona Des Grieux pur amandolo. Durante una festa Manon spinge però Des Grieux, che la ama devotamente, a barare a carte e lui viene scoperto. La situazione precipita, Manon viene denunciata e deportata come prostituta in Louisiana. Des Grieux la segue, pugnala a morte un carceriere che abusa di lei e scappano insieme nelle vicine paludi dove Manon trova la morte sopraffatta dagli spettri del suo passato.

MacMillan con il suo genio ha dato una chiara identità al balletto nazionale britannico: autore di balletti in un atto, ne crea diversi a serata intera arricchendo la forma del balletto in tre atti. La sua forza creatrice si basa sul linguaggio classico accademico, ma si fa audace e coraggiosa nell’invenzione e nelle scelte. MacMillan è particolarmente interessato alla Psiche che tramite la danza fa parlare lo spirito, è molto attento ai registri emotivi che pervadono e animano i suoi balletti drammatici. Per questo Manon allo stesso tempo raffigura l’innocenza corrotta, incarna l’amore sensuale e la rapacità. La sua eccezionale sensibilità musicale lo spinge a chiedere a Leighton Lucas, ex ballerino dei Ballets Russes, Direttore d’orchestra e compositore di colonne sonore per il cinema, di mettere insieme e orchestrare una selezione tratta da 24 diverse fonti musicali di Jules Massenet. Questa scelta conferisce alla narrazione una struttura decisamente operistica, dove intimi passi a due di straordinaria inventiva si alternano a elaborate scene di massa ottenendo grande fluidità compositiva. I passi a due dalla bellezza impressionante sono il punto di partenza e di forza di MacMillan, e rappresentano tre fasi cruciali della loro relazione amorosa: l’innocente felicità del primo incontro, la carica erotica ed emotiva del loro amore, l’angoscia della separazione con la morte di Manon.

La scenografia e i costumi sono del geniale designer greco Nicholas Georgiadis, collaboratore favorito di McMillan, che si è sempre distinto per la quantità e qualità di idee creative che hanno fatto di lui un artista di grande raffinatezza. La scenografia e i costumi si connotano tra l’opulenza e la decadenza, i due termini si mescolano sapientemente creando quell’atmosfera in cui Manon agisce inconsapevole del tragico destino che l’attende.

 

Il meraviglioso balletto di MacMillan è riallestito dal Maestro Karl Burnett, esperto della Benesh Movement Notation e grande conoscitore dei maggiori capolavori del coreografo scozzese. Al suo fianco Madame Patricia Ruanne che ha lavorato a stretto contatto con i grandi della scena internazionale tra cui MacMillan. Oltre alle étoiles ospiti, l’étoile del Teatro dell’Opera di Roma Alessandra Amato vestirà i panni della Maîtresse, i primi ballerini Manuel Parruccini, Claudio Cocino, Susanna Salvi rispettivamente quelli di Monsieur G.M., Des Grieux, Manon.

 

Manon – Balletto in tre atti

dal romanzo dell’Abbé Prévost L’Histoire du Chevalier Des Grieux et de Manon Lescaut

Musica di Jules Massenet

 

Direttore: Martin Yates

Coreografia: Kenneth MacMillan, ripresa da Karl Burnett, Patricia Ruanne

Scene e Costumi: Nicholas Georgiadis

Scenografa Collaboratrice: Cinzia Lo Fazio

 

Interpreti principali:

Manon – Eleonora Abbagnato 25, 27, 29 / Susanna Salvi

Des Grieux – Friedemann Vogel 25, 27, 29 / Claudio Cocino

Monsieur G.M. – Benjamin Pech / Manuel Paruccini

Lescaut – Giacomo Castellana

Maîtresse – Alessandra Amato

 

Orchestra, Étoile, Primi Ballerini, Solisti e Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma

Allestimento Stanislavsky and Nemirovich-Danchenko Moscow Music Theatre

 

Prima rappresentazione venerdì 25 maggio ore 20.00; repliche sabato 26 maggio ore 18.00; domenica 27 maggio ore 16.30; martedì 29 maggio ore 20.00; mercoledì 30 maggio ore 20.00; giovedì 31 maggio ore 20.00

 

 

sabato, maggio 26th, 2018

 

ARSURA

 

 

In quel biondo campo

tra il frinire dei grilli

e il fruscio delle spighe

abbiamo consumato baci

nell’arsura di agosto

fino a perderci oltre il latrato

di un cane girovago

oltre il curioso orizzonte

dal manto aranciato.

 

 

poesia di Mariano Ciarletta

 

 

(lirica inclusa nella silloge Il vento torna sempre -poesie e aforismi- con prefazione di Rita Pacilio; Edizioni La Vita Felice, 2018)

 

——–

 

 

mi è piaciuta non poco, questa poesia di un autore giovane seriamente impegnato nella sua ricerca. Tant’è che leggendola e rileggendola, essa risulta di notevole suggestione per il passaggio di stadi vitali da parte di quel qualcosa che sfrega, tra il frinire dei grilli fino ai baci consumati. Dissipazione d’energia dunque, nella calura d’agosto; con innegabile sostrato pascoliano suggerito dal fonosimbolismo dei versi. Ma nel ductus di Ciarletta si percepisce un non so ché di fermo, come una intransigenza morale lungi dal vacuo esercizio letterario (ne son prova altre liriche della silloge in oggetto). Sia concesso all’autore di trovarsi al meglio, a fronte della frenesia odierna. I vini migliori invecchiano in botti di rovere, bisognosi di tempo.

 

Andrea Mariotti

 

 

 

venerdì, maggio 25th, 2018

 

Avevo sette anni allorché fendendo l’etere mi sfiorò l’animo la carezza di Papa Roncalli affidata ai genitori (nella famosa predica alla luna in piazza San Pietro dell’ottobre 1962). Ebbene, vedere oggi in televisione per le strade di Bergamo il corpo del Santo in una teca con le mani liquefatte per il gran caldo mi ha parecchio infastidito (ascoltando poi l’ immancabile prete dal largo sorriso pronto a interpretare il suddetto fenomeno come segno di benevolenza del Papa buono verso i suoi concittadini). Le vie del fanatismo sono infinite, come pure quelle dell’ esibizionismo ad esso strettamente connesso. Io, Giovanni XXIII, lo custodisco nell’occulta teca del mio cuore.

 

Andrea Mariotti

 

 

mercoledì, maggio 23rd, 2018

 

23  MAGGIO 1992 – 23 MAGGIO 2018

 

“Non rimpiango niente, anche se a volte percepisco nei miei colleghi un comprensibile desiderio di tornare alla normalità: meno scorte, meno protezione, meno rigore negli spostamenti. E allora mi sorprendo ad aver paura delle conseguenze di un simile atteggiamento: normalità significa meno indagini, meno incisività, meno risultati. E temo che la magistratura torni alla vecchia routine: i mafiosi che fanno il loro mestiere da un lato, i magistrati che fanno più o meno bene il loro dall’altro, e alla resa dei conti, palpabile, l’inefficienza dello Stato. Sarebbe insopportabile risentire nel corso di un interrogatorio l’ironia e l’arroganza mafiosa di una volta!”

 

GIOVANNI  FALCONE (da Cose di Cosa Nostra, Bur 1993, in collaborazione con Marcelle Padovani)

 

 

 

domenica, maggio 20th, 2018

 

Venerdì scorso 18 maggio, presso la  libreria romana Nuova Europa (dove a marzo si era svolta la conversazione su Giacomo Leopardi “poeta della luna”) si è tenuto il secondo incontro per la rassegna Il mondo ha (ancora) bisogno dei poeti, dedicato alla poesia di Giorgio Caproni. Con grande attenzione il pubblico ha seguito il mio interrogarmi circa le ragioni profonde della folgorante attualità del grande Livornese. Nel mezzo della mia ricognizione critica, lettura interiore (ossia a memoria) delle poesie Alba, Preghiera, Il gibbone, A mio figlio Attilio Mauro che ha il nome di mio padre e Dopo aver rifiutato un pubblico commento sulla morte di Pier Paolo Pasolini (letture alternate con quelle dai testi più “narrativi”; fra tutti Il congedo del viaggiatore cerimonioso).

 

 

martedì, maggio 15th, 2018

 

MAGGIO

 

ombroso raggio

avevi in tasca

con le bufere di lana

vergine

 

pruriginoso agnello,

presente l’aquila

sei diventato saggio,

un secolare faggio

 

 

Andrea Mariotti, dalla silloge Lungo il crinale, Bastogi, 1998

 

 

 

lunedì, maggio 14th, 2018

 

Siamo lieti di annunciare che

martedì 15 maggio 2018, ore 15

Sapienza, Facoltà di Lettere e Filosofia

Aula Odeion (piano interrato)

*   *   *

si discuterà il volume

La svolta dell’idillio e altre pagine

leopardiane

di

Luigi Blasucci

(Scuola Normale Superiore, Pisa)

*   *   *

Interventi di

Novella Bellucci e  

Emilio Russo

*   *   *

modera

Franco D’Intino

*   *   *

La Redazione del Laboratorio Leopardi

 

 

 

domenica, maggio 13th, 2018

 

Note letterarie

 

Che nella “Divina Commedia” di Dante Alighieri, si realizzi appieno la concezione medioevale secondo cui l’opera letteraria è intesa come enciclopedia dello scibile umano, totalità di invenzione fantastica e di cultura scientifica, è un dato di fatto. Critici autorevoli, studiosi, intellettuali ne hanno parlato ampiamente nei loro scritti. Meno e’ stato detto sulla attualità del messaggio di Dante, tema oggi più che mai sentito, dal momento che ci si avvicina alla lettura della COMMEDIA con una sensibilità decisamente moderna: quella di cercare nell’opera la rappresentazione del “reale storico” attraverso la dialettica tra contingente ed eterno, tra fatti e personaggi del tempo e le “costanti” della” vicenda “umana. Significativa è’ la definizione che il critico tedesco Erich Auerbach ha dato di Dante: ” poeta del mondo terreno”. I personaggi danteschi, con le loro  storie non solo ci restituiscono  un eccezionale spaccato di vita nel Medioevo, ma diventano esemplare veicolo di una coerente e unitaria visione etico- religiosa: “archetipi eterni della condizione umana”…”creature del mondo dell’arte e come tali mediatori tra “particolare e universale”, “accidente e idea”, (Edoardo Sanguineti). Ma, per tornare al tema dell’universalita’dell’opera di Dante, non può sfuggire al lettore il valore allegorico delle immagini in essa presenti. Un esempio: “il cammin di nostra vita”(canto primo dell’Inferno) altro non è se non l’itinerario di ogni uomo nel corso della sua esistenza, nella perpetua lotta tra il bene e il male. Virgilio rappresenta simbolicamente la ragione che affianca sempre l’ uomo, anche se travolto dalle passioni terrene. Dante stesso è figura dell’umanità traviata che anela ancora ad un’idea di speranza, di riscatto etico e religioso. Nel Purgatorio spicca la figura di Catone l’Uticense che simbolicamente rappresenta la liberazione dell’anima dalla schiavitù del peccato. Nel canto dei superbi forti sono le sollecitazioni della poesia di Dante alla coscienza dell’uomo contemporaneo: la loro condizione è un monito a tutti noi a ritrovare i valori dello spirito. Il Paradiso rappresenta, infine, la glorificazione degli uomini che vissero in “eroismo e santità; la vita stessa sublimata nel cielo.

 

Fiorella D’Ambrosio

 

 

 

mercoledì, maggio 9th, 2018

 

9 MAGGIO 1978 – 9 MAGGIO 2018

 

 

Chi mi segue sulla Rete ricorderà forse i miei “pellegrinaggi civili” di un anno fa: prima in via Fani e poi a Torrita Tiberina al cospetto della tomba di Aldo Moro (sepolto nel cimitero della cittadina laziale non distante da Roma; cittadina in cui lo statista soggiornava volentieri nei momenti di riposo). Avevo letto, nell’aprile 2017, il libro-inchiesta di Paolo Cucchiarelli Morte di un Presidente e riletto L’affaire Moro di Leonardo Sciascia; per scuotere a dovere il mio animo narcotizzato dal vuoto ripetersi, negli anni e nei decenni, della narrazione “ufficiale” di quei tremendi cinquantacinque giorni…ebbene, ripensando ad un verso famoso di Montale, c’era effettivamente un’aria di vetro quel primo pomeriggio del 9 maggio 1978 all’imbocco di via Caetani a Roma. Ricordo perfettamente la moltitudine di persone silenziose, il sentimento diffuso e consapevole della gravità dell’accaduto. Mi sanguinò il cuore, il 9 maggio 1978, per quella che sentivo come una ferita inflitta al nostro paese (tale da condizionarne in chiave del tutto negativa -credo di poter dire- gli sviluppi futuri). Sviluppi riconoscibili in questo vile presente che stiamo attraversando a livello innanzitutto politico. Ma una cosa è certa, a distanza di quarant’anni esatti dal 9 maggio 1978: l’indignazione profonda e non soltanto mia per l’impronta omertosa che i vari poteri occulti e sovranazionali hanno nell’immediato e nei decenni successivi cucito addosso alle indagini sul Caso Moro.  Per questo vorrei qui rammentare ad Ezio Mauro che davvero non ne possiamo più di interviste ai brigatisti che parteciparono alla strage di via Fani e al sequestro nonché all’omicidio dell’uomo politico (riferendomi al film documentario in due dvd dell’ex-direttore di Repubblica dal titolo Il CONDANNATO, dove non manca nella prima parte il colloquio con Adriana Faranda). Dei brigatisti dissociati o tuttora piuttosto arroganti ed offensivi come la Balzerani, ne facciamo volentieri a meno; non accettando ovviamente le loro parole come unico punto di vista e fonte storica indiscutibile di tale tragedia (ieri sera perfino la “generalista” RAIUNO ha messo in discussione la cosiddetta ragion di stato e annessa narrazione grazie alla notevole docufiction con Sergio  Castellitto, nei panni di Aldo Moro appassionato docente universitario ). Dai brigatisti in conclusione ci aspettiamo soltanto il silenzio, senza più attenzione nei loro riguardi da parte del sistema comunicativo. Dallo Stato, di contro, utopisticamente ma con fermezza, tutta la verità non soltanto italiana e non più a mezza bocca sul Caso Moro (“Colpa non perdonata dal genere umano, il quale non odia mai tanto chi fa il male, né il male stesso, quanto chi lo nomina”; Giacomo Leopardi, Pensieri, I).

 

Andrea Mariotti