Archive for maggio, 2011

lunedì, maggio 30th, 2011


In occasione della mia premiazione al VI Concorso Nazionale di Poesia e Narrativa “VOCI 2011”, avvenuta a Mestre sabato scorso (Sezione Lingua, primo classificato), ecco qui di seguito la poesia scelta dalla Giuria (poesia inedita da me già presentata sul blog nell’ottobre 2010; rimandando ovviamente i visitatori alla pagina delle recensioni di questo stesso blog per leggere la motivazione del suddetto premio):

NEL CREPUSCOLO

Dimmi, foresta: dove stiamo andando?
che rimarrà, del nostro Belpaese?
tu mi plachi, o foresta fitta e cupa
ma misericordiosa di Camàldoli!
però le mosche ronzano incessanti,
odiose vuvuzèlas all’attacco
dei timpani miei; rotti senza tregua
quassù, all’ombra di faggi secolari.
Trovarti, adesso, o Casentino, in peggio
cambiato; ché deserto, desolato
mi è apparso l’altra sera il caro ostello
vicino al passo dei Mandrioli: rapidi,
spietati tempi!

Sul crinale dov’è passato il Sommo
Poeta, sopra l’Ermo di Camàldoli,
scemando va l’accidia: un profumato
tetto di abeti bianchi mi difende
dall’africano, inferocito sole.
Salute a te, o venerando Castagno
Miraglia che da più di cinque secoli
vivi nella foresta di Camàldoli!
volgendoti le spalle nel crepuscolo
ho percepito, credo, un moto tuo
di affetto per noialtri condannati
alla stoltezza.

Andrea Mariotti, poesia inedita del 15 ottobre 2010

P.S. La foto è mia, scattata nel luglio assolato dello scorso anno camminando sul crinale sopra l’Eremo di Camaldoli.

martedì, maggio 24th, 2011

Questa mia foto del 2007, è stata scattata presso la Pasqualatihaus a Vienna, vale a dire la casa abitata da Beethoven in alcuni periodi che vanno dal 1804 al 1815 (ivi sono state composte la Quinta e Settima sinfonia). Nella foto, è visibile la “maschera” del compositore da vivo, in tutta la sua enorme suggestione. Bene. Non potevo non cominciare da Beethoven, immerso come sono nella rilettura della Sonata a Kreutzer di Tolstoj, opera nella quale molto si insiste, giustamente, sulla forza “demoniaca” del primo movimento della celeberrima sonata beethoveniana per violino e pianoforte (cui il grande romanziere russo si è ispirato alla lettera, per il titolo del suo racconto, del 1887-9). Al 1897, risale invece il saggio Che cos’è l’arte , laddove Tolstoj afferma: ” L’autentica opera d’arte nasce raramente nell’anima dell’artista, come frutto dell’esistenza precedente, esattamente come l’atto di concepimento nella donna”. Bello davvero, questo “elogio della lentezza” da parte del grande scrittore: dedicato a quanti, nei tempi nostri, conoscono le fatiche del corpo a corpo con il testo; badando, in ultimo, a scrivere bene; e con questo abbiamo detto tutto.

martedì, maggio 17th, 2011

Finito di leggere il Leopardi di Pietro Citati (Mondadori, 2010), desidero esprimere qui le mie riserve rispetto a tale lavoro; pur riconoscendo subito al prestigioso critico il merito non indifferente di avere avvicinato al lettore la figura del Recanatese ( e questo, per la fascinazione che la grande letteratura esercita su Citati; dal critico mirabilmente ricreata nei suoi libri). Ma, ciò premesso, non posso tacere il mio dissenso riguardo all’inguaribile estetismo di Citati. Non altrimenti si spiegano, infatti, a mio giudizio, le pagine fin troppo cariche di citazioni letterarie che precedono l’analisi di questa o quella lirica leopardiana senza grandi novità interpretative, a ben guardare. Salvo poi farsi sfuggire del tutto il Leopardi mordace, sarcastico e scabro capace di creare una “sensificazione dei processi mentali” (così come è stato osservato da Nino Borsellino nel suo importante saggio sul “Socialismo della Ginestra“). Non piace evidentemente a Citati, in poesia, la moderna contaminazione prosastica di cui la Ginestra è fondamentale esempio. Manca, in sostanza, nel Leopardi di Citati, un adeguato soppesamento di quel sostrato filosofico di matrice illuministica che agisce nei versi come nelle prose leopardiane; e che studiosi insigni come Walter Binni, Sebastiano Timpanaro e Cesare Luporini hanno sottolineato una volta per tutte verso la metà del Novecento. Ancora: poco riguardo sussiste, nel lavoro di Citati, per gli avvenimenti storici del tempo di Leopardi; e scusate se è poco. Peraltro, le “novità” sulle malattie leopardiane colpiscono il lettore; che sente Giacomo più vicino a sé, in carne ed ossa; senza fumosità critico-letterarie, in questo caso (notevole, anzi, quella che in una parola sola è l’empatia di Citati rispetto ai grandi autori coi quali si è confrontato e che, rispetto a Leopardi, lo porta a scrivere che Giacomo “ingoiava libri”, nel tempo dello “studio matto e disperatissimo”). Come è giusto, occorre sempre sforzarsi di riconoscere la validità -ove ravvisata- di ciò che sostanzialmente non ci è piaciuto. La mia impressione, tuttavia, è che Citati non abbia scandagliato lo Zibaldone con la stessa pazienza e profondità rivolte ad esempio a Proust (e, guarda caso, le pagine più convincenti sui grandi canti pisano-recanatesi sono a mio avviso quelle riservate alle Ricordanze, non a caso “poesia della memoria” , delle “intermittenze del cuore”). Ho brevemente espresso queste mie riserve sul libro di Citati a Ermanno Carini, bibliotecario del Centro Studi Leopardiani di Recanati, che, seccamente, ha sottolineato l’importanza del testo in questione. Sarà…chi ha letto l’importante saggio di Antonio Prete, Il pensiero poetante (Feltrinelli, prima ed.1980), potrà forse condividere le mie perplessità (in questo saggio venendo fuori alla grande tutta la corrosiva critica della modernità attiva nello Zibaldone). In breve: leggendo il libro di Citati sono stato “catturato” da non poche pagine, ma parecchio ho sbadigliato; specialmente laddove il critico fa bella mostra della sua indubbia, sterminata cultura letteraria; totalizzante, e dunque tale da alimentare quella nefasta idea dello scrittore chiuso nella propria eburnea torre (proprio quello che Leopardi ha coraggiosamente non voluto per sé negli ultimi suoi anni lontano da Recanati, fino all’approdo umano, oltre che supremamente poetico, della Ginestra). Per questo motivo offro quindi a Citati il Narcissus poeticus (visibile nella mia foto), stupendo, primaverile fiore in cui mi sono recentemente imbattuto durante un’escursione in montagna: fiore dallo stesso “dolcissimo odore” della ginestra, tra l’altro; forse, in misura persino superiore.