Archive for novembre, 2014

domenica, novembre 30th, 2014

pagliaccio

Ridi, pagliaccio…in grado di “bruciare” anzitempo la candidatura di Giuliano Amato al Colle, per la risonanza indecente e narcotizzante che tuttora ti assicura il circo mass-mediatico a schiena non propriamente dritta! ma non eri un pregiudicato? ah, dimenticavo, per premio sei stato elevato al rango di padre costituente (mi perdonerai le minuscole) dallo statista-al cono-gelato oggi al potere; ottimista per definizione, quest’ultimo, nonostante la più grave crisi occupazionale che il nostro paese stia conoscendo da decenni e decenni a questa parte (vedi editoriale odierno sul quotidiano La Stampa di Luca Ricolfi). Ridi, pagliaccio, perché osservi  le difficoltà crescenti di Grlllo, cui non si addebiterà mai abbastanza l’aver come si suol dire “congelato” milioni di voti ottenuti nelle politiche del 2013 (non si risolvono i problemi di una società complessa con i “vaffa” e basta; scomunicando la tivù nostrana salvo poi non disdegnarla di persona, alle europee, con ammirevole coerenza…ospite di Vespa, nell’occasione capace di sfoderare una professionalità anglosassone, al posto della solita cerimoniosità pelosa).  Promettimi solo, o “Unto del Signore” dal sempiterno sorriso, che non sottovaluterai l’altro Matteo, con la passione per le periferie; dove si reca in felpa a pescare voti su voti (come le regionali recenti hanno dimostrato). Ma no, che dico, rimani un maestro della comunicazione, tu, superfluo farti la lezione! continuerai a galleggiare, a voler essere avari…Povera patria, cantava Franco Battiato anni addietro.

 

giovedì, novembre 27th, 2014

Martone

Corsi e ricorsi del grande Recanatese, direi…esattamente un anno fa, il 26 novembre 2013, veniva presentata alla Sapienza di Roma l’edizione in lingua inglese dello Zibaldone di Giacomo Leopardi. Ieri, 26 novembre 2014, sempre alla Sapienza, nella storica Aula Magna, si è svolto l’incontro con Mario Martone, il regista napoletano autore del recente film su Leopardi dal titolo Il giovane favoloso (cfr. al riguardo il mio articolo del 24 ottobre scorso nel presente blog). L’incontro di ieri, moderato da Novella Bellucci, è risultato particolarmente interessante, con una folta presenza di giovani in sala. Il visitatore del blog mi perdonerà, in merito alla foto che soltanto per generosità verso me stesso potrei definire di fortuna (Martone è il penultimo da destra, nelle sperdute lontananze fermate dal mio “scatto”). Questa breve nota è anche l’occasione per ricordare l’illustre critico Walter Binni (scomparso il 27 novembre 1997), giustamente paragonato dalla Bellucci, ieri, a un “ciclone” con tracce indelebili presso la Sapienza (per la sua altissima rivalutazione dell’ultimo Leopardi, fino all’approdo della Ginestra).

lunedì, novembre 24th, 2014

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Proprio quest’oggi il presente blog si mette alle spalle un lustro di attività, all’insegna della Letteratura (ma non soltanto di essa). Mi piace, nella giornata odierna, ricordare al riguardo un grande artista, Oreste Borri, scomparso anni addietro a Montevarchi (Arezzo) ormai novantenne. Fiorentino “purosangue” e radicalmente laico, nato nel 1920, da una prima fase di pittura astratta passò al fotogiornalismo, con reportage da Israele (durante la guerra dei  sei giorni del 1967) e dal Libano. Il 1984 è l’anno del suo ritorno “pieno” alla pittura, con esiti di un vibrante, alto espressionismo. Riporto quanto ebbe a dire il sindaco di Montevarchi commemorando Oreste Borri: “ Siamo in presenza, a mio parere, di una personalità che non ha mai perso la capacità di esprimere un punto di vista originale e critico sulla realtà che lo circonda. Un pensiero libero, anticonformista, spesso controcorrente e paradossale, che probabilmente non gli ha attirato le simpatie del mondo dell’arte”. Ho avuto la fortuna di conoscere Borri agli inizi degli anni Novanta, a Roma, dove all’epoca abitava prima di tornare definitivamente nella sua Toscana negli ultimi anni (dopo la scomparsa della moglie). Ricordo la sua casa romana strapiena di dipinti singolari e “forti” (indimenticabile, per me, un vero e proprio ciclo pittorico cui l’artista stava lavorando in quegli anni, il ciclo -come efficacemente lo chiamava lui- della “Città Ostile” (del quale il visitatore del blog può in qualche modo farsi un’idea attraverso la mia foto dell’articolo precedente, quello del 22 novembre scorso; e, naturalmente, grazie alla foto odierna). Foto di foto, le mie, custodendo per l’appunto amorevolmente quelle tradizionali dei suoi dipinti scattate a suo tempo da un comune amico. Era devoto a Giotto e Masaccio, Oreste Borri; nonché, fra i contemporanei, a Mario Sironi e Picasso (soprattutto). E lo ricordo con affetto oggi, Oreste, in quanto ho sicuramente “sentito” la sua influenza profonda (frequentandolo nei tempi sopra rammentati ) nello scrivere la mia lirica Lacrimosa, in virtù della quale ha preso le mosse, esattamente cinque anni fa, questo blog. Piacque molto a Borri, tale mia lirica del 1993; al punto di esclamare che mi sarei potuto guardare allo specchio fino all’ultimo dei miei giorni, per averla scritta. Grazie di cuore, Oreste.

sabato, novembre 22nd, 2014

Borri1

In onore di papa Francesco, capace di levare ancora una volta un grido, questa volta contro la pratica diffusa all’interno della Chiesa in merito al “tariffario” relativo ai sacramenti (e con ciò mettendo in difficoltà lo stesso Bagnasco), il seguente stupendo attacco del Sommo Poeta (augurandoci che la sorte ci conservi a lungo Francesco, a maggior ragione in tempi come gli attuali):

 

O Simon mago, o miseri seguaci

che le cose di Dio, che di bontate

deon esser spose, e voi rapaci

per oro e per argento avolterate,

or convien che per voi suoni la tromba,

però che ne la terza bolgia state.”

 

Inferno, XIX, 1-6

 

venerdì, novembre 21st, 2014

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Mia la foto qua sopra scattata la scorsa estate del Castagno Miraglia, nella foresta di Camaldoli (Arezzo). Doveroso precisare ciò in quanto oggi, in occasione della Giornata nazionale dell’albero, la versione on line del quotidiano La Repubblica ha mostrato una sequenza bellissima di veri e propri patriarchi arborei, Castagno Miraglia incluso. Ora a tale stupendo albero io ho dedicato a suo tempo la parte conclusiva della lirica Nel crepuscolo (apparsa nel presente blog in data 15.10.2010 e 30.5.2011) qui di seguito leggibile; non senza aver rammentato -come possibile suggerimento di lettura- il nome di Tiziano Fratus, lo scrittore cui si devono svariati libri sul patrimonio forestale italiano:

 

“…Salute a te, o venerando Castagno

Miraglia che da più di cinque secoli

vivi nella foresta di Camàldoli!

volgendoti le spalle nel crepuscolo

ho percepito, credo, un moto tuo

di affetto per noialtri condannati

alla stoltezza.”

 

Versi estrapolati dalla poesia Nel crepuscolo, di Andrea Mariotti, ora inclusa in Scolpire questa pace, Edizioni Tracce, 2013.

giovedì, novembre 20th, 2014

augusto

Giustamente un mio amico ieri pomeriggio al telefono osservava che in una capitale nord-europea il mausoleo di Augusto (da me visitato domenica scorsa a Roma dopo diversi anni), avrebbe prodotto intelligente ricchezza, con una accorta e doverosa politica di valorizzazione (non dimentichiamo al suo interno, per fare un esempio, il marmo originale recante l’iscrizione del nome di Marcello, nipote dell’imperatore, morto in giovane età e destinato alla successione). Non è difficile immaginare come passanti distratti per non dire del tutto ignari della storia neppure sospettino l’esistenza nel centro di Roma, in Piazza Augusto imperatore, dell’insigne monumento in questione; dove venne sepolto (secondo quanto narra Svetonio nella sua Vita dei Cesari) l’imperatore di cui nel corrente anno si celebra il bimillenario della morte. Infatti il punto è proprio questo: com’è possibile per Roma presentarsi a un tale appuntamento con la storia riservando a tutti un monumento in deplorevole stato di abbandono, non volendo nascondersi dietro l’eufemismo del work in progress? quanti decenni ci vorranno affinché studiosi, turisti, curiosi possano muoversi al suo interno senza incespicare in uno spazio angusto (gioco di parole purtroppo calzante!) peraltro pieno di erbacce? anche Beethoven e Verdi sono stati di casa, all’interno del mausoleo, durante la sua ultima trasformazione in auditorium (con un programma -come ho potuto vedere domenica scorsa- che prevedeva l’esecuzione della Pastorale e dei Vespri Siciliani, direttore Arturo Toscanini); prima del 1936-38, anni in cui il monumento fu definitivamente affrancato da tutti gli usi che di esso erano stati fatti per secoli e secoli (cava di materiali, vigna, giardino pensile,anfiteatro, politeama ed altro). Il pensiero, al dunque, va soprattutto ai tanti giovani titolati e senza lavoro, in un paese come il nostro indegno della propria storia…Pompei docet, senza alcun dubbio.

martedì, novembre 18th, 2014

Con piacere do notizia del mio intervento sulla poesia di Giuseppe Ungaretti previsto per il prossimo giovedì presso la Biblioteca Pier Paolo Pasolini di Spinaceto (Roma);

GIOVEDI’  20  novembre   ore 17,00    CIRCOLO DEI LETTORI

Giuseppe Ungaretti: poeta-soldato della Grande Guerra  

Dall’albero nudo ma folgorante dell’ Allegria al respiro disteso e prezioso del Sentimento Del Tempo  

Incontro a cura di Andrea Mariotti

P.S. il testo cui farò riferimento è quello da me scritto nell’estate scorsa e leggibile nel presente blog in data 17 agosto 2014 ( testo peraltro pubblicato dalla rivista I FIORI DEL MALE, Quaderno Quadrimestrale di Poesia Cultura letteraria e Arte; anno IX, n.59; settembre-dicembre 2014, di prossima presentazione a Roma).

domenica, novembre 16th, 2014

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LE  SEI  DEL  MATTINO

 

Tutto, si sa, la morte dissigilla.

E infatti, tornavo,

malchiusa era la porta

appena accostato il battente.

E spento infatti ero da poco,

disfatto in poche ore.

Ma quello vidi che certo

non vedono i defunti:

la casa visitata dalla mia fresca morte,

solo un poco smarrita

calda ancora di me che più non ero,

spezzata la sbarra

inane il chiavistello

e grande un’aria e popolosa attorno

a me piccino nella morte,

i corsi l’uno dopo l’altro desti

di Milano dentro tutto quel vento.

 

poesia di Vittorio Sereni, inclusa nella raccolta Gli strumenti umani, 1965.

 

sabato, novembre 15th, 2014

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E’ notizia già ampiamente diffusa quella in merito alla “prima volta” del Poverello di Assisi presso la sede ONU di New York, a partire dal prossimo lunedì 17 novembre: una mostra basata su manoscritti e documenti pontifici del XIII e XIV secolo custoditi dalla Biblioteca del Sacro Convento di Assisi. Il documento storico di inestimabile valore della esposizione in oggetto è il Codice 338, che contiene le copie più antiche degli scritti di san Francesco (XIII secolo) fra cui le Laudes creaturarum, testo poetico a fondamento della letteratura italiana (per tacere ovviamente del suo altissimo spessore religioso e  spirituale): “…Laudato sie, misignore,/ cum tucte le tue creature,/ spetialmente messor lo frate sole,/ lo qual è iorno et allumini noi per loi”; (3-6; Edizioni Porziuncola).

 

giovedì, novembre 13th, 2014

 

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Budapest: è di questi giorni la notizia del ritrovamento nel magazzino di una biblioteca della città di quattro fogli ingialliti ma infinitamente preziosi, in quanto vergati -è dato per certo- dalla penna di Mozart; si tratta del primo e del secondo movimento della sonata per pianoforte K331 (il cui terzo movimento, il celeberrimo allegretto “Alla Turca” è conservato a Salisburgo). Superfluo soffermarsi sulla passione di chi scrive per la musica di Mozart: quanto intendo aggiungere ora è che, per motivi ascrivibili ai tempi cupi e accelerati di oggi, trovo nelle melodie del genio di Salisburgo -più che mai- una fonte di spirituale risanamento (abbastanza convinto che tutto questo non dovrebbe valere soltanto per me, considerando la somma e sintetica spontaneità di tali melodie). Per farla breve, non più tardi di ieri mi è capitato di riascoltare grazie alla Radio Svizzera Classica la sonata per violino e pianoforte k379, con il primo movimento di una stupefacente bellezza (per il solenne adagio iniziale che lascia ben presto spazio a un febbrile allegro in tonalità minore: storico “documento”, detto allegro, della ribellione decisiva del “dipendente” Mozart nei riguardi dell’Arcivescovo di Salisburgo, nel 1781). Divino Amadeus, capace di far coesistere nel giro di poche battute la tua dolcezza con il grido quasi selvaggio di chi non intendeva seppellire il proprio talento nella retriva città natale puntando per contro al successo a Vienna!