balestriere

Con piacere propongo ai visitatori del blog la seguente mia recensione (inclusa nel numero 64 -maggio/agosto 2016- della rivista letteraria I Fiori del Male):

 

Pasquale Balestriere, Oltrefrontiera (per crinali di luce e cune d’ombra) con pref. di Leone D’Ambrosio, Edizioni Confronto, 2015

 

Emozionante la lettura della prima poesia della suddetta silloge di Pasquale Balestriere (opera vincitrice del Premio Nazionale di Poesia “Libero de Libero”, XXX ed; 2014): tale poesia, intitolata A mia figlia, dalla sezione Momenti, così comincia: “Quando il vento di notte si scatena/ in invernali furie e urla il mare/ e io insonne nel letto mi rigiro,/ pesa la solitudine dell’isola,/ figlia, l’irreparabile frattura,/ l’ipotetico abbraccio non possibile.” Ora, a parte l’umana sostanza dei versi citati -carnali dolenti e asciutti- l’occhio di chi scrive non ha potuto non indugiare sul quarto di essi, un endecasillabo sdrucciolo di mirabile fattura in quanto finemente allitterato (con la fricativa dentale appunto reiterata; prima sonora, “pe-s-a”; e poi sorda nella scansione del verso: “s-olitudine”, “i-s-ola”). Aggiungendo a ciò il disegno degli accenti nell’endecasillabo in oggetto (1-6-10), come nascondersi a questo punto una sua grande forza espressiva capace di renderlo memorabile? meglio non avrebbe potuto esprimere un poeta il suo dolore di padre per la figlia lontana, in tutta evidenza. Pasquale Balestriere è cantore dall’eloquio fermo, non di rado modernamente secco e soprattutto elegante nella sua sobrietà; come nel caso della terza poesia compresa nella suindicata sezione, dal titolo Venerdì, un autunnale venerdì, laddove fonte di autentico godimento per il lettore risulta il quart’ultimo verso della lirica: “leziosi fantasmi di sole”; bellissimo novenario degno di Carducci. Altrove Balestriere sa essere -quando occorre- più vicino alla prosa, riferendoci  alla distensione introspettiva di Esame di coscienza (sempre all’interno della sezione Momenti): una poesia dalla quale emerge la suggestiva personificazione del “sonno spallelarghe/ a caricarsi d’uomini la notte”. Ma è in Scorrere la vita (lirica posta quasi alla fine di detta sezione) che ci si imbatte in una delle composizioni più significative dell’intera raccolta per austerità d’intonazione e sapienza stilistica (ascrivibile quest’ultima a commistione felice di vibrazioni classiche e moderne): “Dunque accadiamo./ Per altrui disegno/ o caso…”. Non si dovrà tacere al riguardo di bagliori sottesi alla parola ferma e corale del poeta nell’osservare l’arco della nostra vita (“amare bacche di fatica”; per dire di un verso -il sesto della poesia- splendidamente assonanzato nel suo sviluppo). Peraltro è la clausola di Scorrere la vita quella che tocca maggiormente il cuore del lettore, a parer mio, nella sua apparente semplicità: ”Eppure è dolce scorrere la vita”; quasi un sommesso ostinato, direbbe un musicologo, a fronte della concreta fatica del vivere; e si osservi qui come la memoria involontaria che costituisce il giardino dei veri poeti abbia mosso Balestriere a ricreare, nei termini della poesia gnomica – dunque con persuasa pronunzia- il celebre distico di Sandro Penna “Io vivere vorrei addormentato/ entro il dolce rumore della vita”. Non meno degna di apprezzamento è poi la seconda sezione della silloge intitolata Luoghi, alludendo per esempio alla sua prima poesia Verona: fulminante “intermittenza del cuore” con la giovinezza del poeta di colpo presente e viva, pur nella “coscienza del tempo precario:/ io della terra breve locatario”. In conclusione lo spessore semantico della poesia di Pasquale Balestriere palesa in Tempi -terza ed ultima sezione di Oltrefrontiera– tutta la sua plastica evidenza, con esiti notevoli nei versi di Sorte, composizione la cui clausola appare in epigrafe della silloge: “Pure, vivemmo a lungo./ Anche se questa sorte è apparsa breve”. Vale a dire uno scultoreo intreccio di settenario ed endecasillabo in grado di creare una giustapposizione sulla quale soffermarsi, grati al poeta per il vitale e consapevole suo canto.

 

Andrea Mariotti

 

 

4 commenti su “

  1. Fiorella D'Ambrosio

    Motivata e argomentata in modo impeccabile, la tua analisi tematica e stilistica dei versi tratti dalla silloge “Oltrefrontiera” di P. Balestriere. Non conosco l’opera citata, ma dall’ottima recensione da te fatta, Andrea, non ho dubbi sul suo valore letterario e sulla validità dei temi affrontati dall’autore. Certamente una lettura da non perdere! Un caro saluto.

  2. andreamariotti Autore articolo

    In effetti si tratta, Fiorella, di una silloge di notevole pregio letterario nonché ricca di umani accenti in presenza di un pensiero incessantemente vigile. Un caro saluto, grato dell’apprezzamento in merito al mio scritto.

  3. pasquale balestriere

    Navigando in internet, ho avuto la piacevole sorpresa di imbattermi in questo sito di Andrea Mariotti, autore di una recensione al mio “Oltrefrontiera” tanto acuta quanto illuminante. Ho così la possibilità di ringraziarlo direttamente e di riconoscergli una sensibilità critica fuori del comune che trae linfa da un’accurata lettura dei testi. Che poi è ciò che ci si aspetta dall’esegeta e dal critico letterario.
    Ancora grazie.
    Pasquale Balestriere

  4. andreamariotti Autore articolo

    Ringrazio a mia volta Pasquale Balestriere, onorato per questo suo commento nel presente blog. Con viva cordialità

    Andrea Mariotti

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