Mameli

Sembrava di scendere dalla vetta di un monte, quest’oggi pomeriggio a Roma; per il freddo, l’aria limpidissima e lo spettacolo impareggiabile della città impreziosita dai rilievi imbiancati dei Lucrètili e dei Prenestini. Solo che, quest’oggi pomeriggio -mettendomi alle spalle il Museo della Repubblica Romana e della Memoria Garibaldina, in Largo di Porta San Pancrazio, al Gianicolo (in attesa di tornarvi più tardi per seguire una conferenza di cui dirò più avanti)- la vista era veramente eccezionale, avvicinandomi a passi veloci alla chiesa di San Pietro in Montorio: il monte Soratte si poteva infatti osservare, superbamente isolato; insieme alla catena dei monti Sabini e allo stesso monte Terminillo ben innevato (del quale ho parlato nel precedente articolo). Ovviamente aperto al pubblico, oggi, prima del piazzale antistante la chiesa di San Pietro in Montorio, l’Ossario Garibaldino; in quanto, proprio il 9 febbraio del 1849, veniva proclamata la nascita della Repubblica Romana in Campidoglio. Non a caso, quindi, la foto qua sopra da me scattata oggi permette di osservare la tomba di Goffredo Mameli, nella cripta dell’Ossario. Mameli, genovese, poeta e patriota, autore del nostro inno nazionale, morì a soli 22 anni il 6 luglio del 1849 per le conseguenze di una ferita che ebbe a procurarsi il mese precedente in occasione della difesa della Repubblica Romana. Ora, a parte il candore eccessivo dell’ Ossario ricostruito durante il fascismo, devo dire che quest’oggi pomeriggio viva impressione mi ha destato la vista del fuoco teso (per il vento di tramontana) che si innalzava dai bracieri ivi collocati… alle 16, infine, ho seguito la conferenza dello storico Giuseppe Monsagrati, dal titolo Attualità della Repubblica Romana. Opportunamente Monsagrati ha insistito sul carattere “rivoluzionario” della carta costituzionale della Repubblica Romana: la quale, fra i suoi principi e articoli esprimeva nettamente la volontà di promuovere le condizioni socio-economiche-spirituali dei cittadini (veramente troppo per tecnocrati, pirati finanziari e imbonitori dei nostri giorni!). Di fatto, l’attualità della Repubblica Romana è ravvisabile negli assunti della nostra Costituzione; elaborata, fra gli altri -come ha sottolineato Monsagrati- da esponenti di primo piano del Partito d’Azione, i quali avevano bene in mente oltre che radicato in cuore lo spirito di quel “laboratorio di libertà” del 1849 che stiamo rievocando (basterà ricordare, al riguardo, l’abolizione della pena di morte, il suffragio universale, sia pure limitato agli uomini, e la libertà di culto). Vorrei concludere questo mio articolo rammentando infine una delle più formidabili poesie di Giosuè Carducci, dai Giambi ed Epodi: Per Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti, Ode in “tre tempi” dedicata a due muratori che il 22 ottobre 1867 fecero saltare la caserma Serristori a Roma, avvicinandosi i garibaldini alla città. Scoperti, i due furono giustiziati il mese successivo. Di una poesia veramente grande dobbiamo parlare, in questo caso, come la critica più avveduta ha riscontrato, in relazione all’indimenticabile ritratto del “gran prete”; guarda caso quel papa Pio IX per cui i francesi nel 1849 misero Roma a ferro e fuoco. Ebbene, nei versi carducciani, papa Mastai pregusta con ferocia l’esecuzione dei due muratori, in una livida mattina d’autunno. Infallibilità del “gran prete”! ma la vera conclusione del mio scritto è affidata al ricordo di un eroe giovanissimo caduto in difesa della Repubblica Romana: Righetto, dodicenne trasteverino intento a spegnere la miccia di una bomba francese…quasi giornalmente, durante la pausa-pranzo, dalla mia sede di lavoro, a passo di marcia, eccomi affrontare, infatti, la “scalinata del Righetto” per poter contemplare Roma e le montagne all’orizzonte; riguadagnando poi il viale di Trastevere scendendo per la “scalea Ugo Bassi”, con i polmoni liberati e l’animo più leggero.

4 commenti su “

  1. Bianca 2007

    Descrizione circolare perfetta, carissimo Andrea, dove bellezza e bruttezza (d’uomini) si intrecciano e viceversa.
    Chissà perchè m’hai riportato, ancora, al grande Recanatese: “Tu, solingo augellin, venuto a sera del viver che daranno a te le stelle, certo del tuo costume non ti dorrai; (…) che di questi anni miei? che di me stesso? Ah pentirommi, e spesso, ma sconsolato, volgerommi indietro”.

    “Mancano, il sento, all’anima alta, gentile e pura, la sorte, la natura, il mondo e la beltà. Ma se tu vivi, o misero, se non concedi al fato, non chiamerò spietato chi lo spirar mi dà.”

    Un grande abbraccio, Mirka

  2. andreamariotti Autore articolo

    Grazie, carissima Mirka, per questo tuo acuto apprezzamento del mio articolo. Colgo l’occasione, qui, per integrare quanto scritto ieri; nel senso che, durante la veloce discesa verso la chiesa di San Pietro in Montorio, per non farmi mancare nulla in quanto a Bellezza, ho dato una fuggevole occhiata al Tempietto del Bramante e sono pure entrato in San Pietro per ammirare la Flagellazione di Sebastiano del Piombo, purtroppo immersa nell’oscurità e senza possibilità di illuminazione. Andando adesso a Leopardi, qualcosa c’è da sottolineare, e d’importante. Si tratta della famosa lettera del 20 febbraio 1823 indirizzata da Giacomo (durante il suo primo soggiorno romano) al fratello Carlo rimasto a Recanati: “Venerdì 15 febbraio 1823 fui a visitare il sepolcro del Tasso e ci piansi. Questo è il primo e unico piacere che ho provato in Roma. La strada per andarvi è lunga, e non si va a quel luogo se non per vedere questo sepolcro…Anche la strada che conduce a quel luogo prepara lo spirito alle impressioni del sentimento. E’ tutta costeggiata di case destinate alle manifatture, e risuona dello strepito de’ telai e d’altri tali istrumenti, e del canto delle donne e degli operai occupati al lavoro. In una città oziosa, dissipata, senza metodo, come sono le capitali, è pur bello il considerare l’immagine della vita raccolta, ordinata e occupata in professioni utili. Anche le fisionomie e le maniere della gente che s’incontra per quella via, hanno un so che di più semplice e di più umano che quelle degli altri; e dimostrano i costumi e il carattere delle persone, la cui vita si fonda sul vero e non sul falso, cioè che vivono di travaglio e non d’intrigo, d’impostura e d’inganno, come la massima parte di questa popolazione…”. Ebbene, la “strada” di cui parla Leopardi nella lettera, è la salita di S.Onofrio al Gianicolo, a correlare significativamente la tua citazione dei versi leopardiani con i luoghi da me ieri attraversati e contemplati. Ma a proposito dei versi cui hai pensato, ecco che la seconda tua citazione di essi si riferisce in effetti alle quartine finali del Risorgimento, dell’aprile del 1828, immediatamente precedente alla scrittura del sublime canto A Silvia…il cuore di Leopardi aveva ripreso a battere, e con quale forza, dopo l’attraversamento dell’arido vero compiuto con la stesura delle Operette Morali! senza per questo cessare di interrogarsi e di interrogare il reale tramite le profondissime indagini a tutto campo dello Zibaldone. Un forte abbraccio.

  3. cinzia

    Caro Andrea,
    sei stato al Mausoleo il 9 febbraio! E’ un appuntamento imperdibile anche per me. Peccato, non ci siamo incontrati. Io ero lì dalle 10 del mattino, quando con un cerimonia a carattere semi privato abbiamo dato l’annuncio di una nuova sepoltura: si tratta di un giovanissimo romano, sottotenente di artiglieria, il primo caduto per Roma repubblicana: Paolo Narducci. Sono stata io a tracciare una breve biografia dell’eroe, poi il sindaco ha fatto il suo discorso. Poi alle 11 ho seguito l’omaggio delle varie associazioni garibaldine e me ne sono andata dopo mezzogiorno, sulle note della banda di Mugnano.
    La prossima volta sarebbe bello vederci
    In ogni caso, il tuo articolo è molto bello
    A presto
    Cinzia

  4. andreamariotti Autore articolo

    Cara Cinzia, che piacere trovare questo tuo commento! nel ringraziarti per l’apprezzamento riservato al mio articolo, mi permetto di ricordare qui ai visitatori del blog che Cinzia Dal Maso ed io siamo stati compagni di classe presso il Liceo Classico Luciano Manara a Roma, non distante dal Gianicolo. Nella pagina “recensioni” del presente blog è peraltro possibile leggere una recensione di Cinzia, giornalista romana, alla mia silloge Spento di sirena l’urlo. Mi permetto altresì di presentare ora una breve nota biografica della Dal Maso (largamente visibile sulla Rete), da Edilazio.com:

    Cinzia Dal Maso è una giornalista romana, laureata in lettere (Archeologia) e “Scienze della Comunicazione pubblica e d’impresa. Nel 2004 ha ricevuto in Campidoglio il premio “Personalità Europea”. E’ responsabile del sito web “Specchio etrusco” (www.specchioetrusco.it) e autrice, insiemo con Antonio Venditti, del volume “Le città degli Etruschi”. Collabora con la rivista “Lazio ieri e oggi” e con altri periodici. Per la pagina settimanale “Specchio romano” del quotidiano “Italia sera” ha curato una serie di articoli dedicata ai romani protagonisti delle vicende risorgimentali. Studiosa della Repubblica Romana del 1849, si interessa soprattutto della partecipazione femminile alla difesa della stessa, quasi completamente ignorata dalla storiografia ufficiale.

    Con l’auspicio da parte mia di una tua presenza nel blog, ti saluto caramente, Cinzia.

    Andrea

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