2014-09-05 13.20.34

Il 12 settembre del 1981, di sabato, moriva Eugenio Montale, il poeta più rappresentativo del nostro Novecento e Premio Nobel per la Letteratura nel 1975. Del grande Genovese (a quarant’anni di distanza dall’alto riconoscimento) è particolarmente dolce rileggere una delle sue poesie più toccanti dedicata alla moglie scomparsa:

 

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.

Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.

Il mio dura tuttora, né più mi occorrono

le coincidenze, le prenotazioni,

le trappole, gli scorni di chi crede

che la realtà sia quella che si vede.

 

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio

non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.

Con te le ho scese perché sapevo che di noi due

le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,

erano le tue.

 

Eugenio Montale, SATURA (1971), Xenia II, 5

2 Responses to “”

  1. Fiorella D'Ambrosio ha detto:

    “Ho sceso milioni di scale” e’ tra gli epigrammi più rappresentativi della cosiddetta “poesia prosastica” dell’ultimo Montale, dove -tuttavia- nonostante i più pacati toni e atteggiamenti stilistici, il poeta ripropone la sua dissonanza col proprio tempo, la constatazione della inautenticita’ dell’uomo, della sua impossibilità a realizzarsi. Grazie, Andrea, per aver ricordato con noi -ancora una volta-la grande poesia di Montale, come “verità realizzata nelle parole”. Un caro saluto, Fiorella.

  2. andreamariotti ha detto:

    La scelta di tale umanissima poesia di Montale, Fiorella, è stata determinata dalla mia percezione della sua profonda sedimentazione nella memoria anche dei non “addetti ai lavori”, ma comunque persone preparate e sensibili, come ho potuto verificare nel tempo. Condivisibile e fine la tua osservazione circa la “dissonanza” dell’ultimo Montale: un poeta decisamente meno “sublime” rispetto al passato, ma ricco di esperienza letteraria, signore della parola e custode sulla difensiva di quella poetica, di parola; in tempi di “aggressione” alla poesia, dai tardi anni Cinquanta (lo stesso pur grande Pasolini delle Ceneri fino al famigerato Gruppo ’63, per tacer d’altro). Un caro saluto anche a te

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