NELL’ INDACO NOTTURNO, poesie di Terry Olivi con postfazione di Plinio Perilli, La Vita Felice editore, 2017

 

 

La silloge in oggetto a parer mio va letta e soprattutto riletta per apprezzarne a dovere il valore. Dacché, in una poesia iniziale di essa intitolata Il mese dell’addio ecco dinanzi ai miei occhi il fermo e non subitaneo bagliore della terzina conclusiva, in virtù della quale ho visualizzato il dipinto di Paul Cezanne Donna con caffettiera: “La nonna, altera e fissa,/ seduta sulla sedia in paglia/ come sempre ti aspettava”. Ripensando peraltro al titolo di un album (1974) del cantautore Francesco Guccini, va detto che Terry Olivi costruisce in effetti nella raccolta vere e proprie stanze di vita quotidiana condivise con il padre scomparso ma presente e vivo per la forza vincente della memoria. La necessità di una rilettura immediata dell’Indaco dopo una prima assimilazione si rivela davvero un’esperienza godibile di fronte allo stile sobrio della Olivi, ben lontana da qualsivoglia esibizionismo letterario; pensando la poetessa a nominare affetti e cose in maniera plastica e quasi geometrica: qualità, quest’ultima, distributiva dei versi, nell’alveo di una classicità che ovviamente non tramonta mai e in grado di potenziare il senso di mistero aleggiante in una poesia come Sogno laddove l’autrice, “in una cripta oscura”, scopre il padre vivo al culmine dello spavento notturno, per dirla leopardianamente. Ma all’occorrenza Terry Olivi, sempre pacata nel ductus, non disdegna di piegare alle ragioni della poesia eventi che più impoetici non potrebbero essere, e ciò a maggior lode del suo libro rivolto all’insù ma tutt’altro che evasivo: “Ero all’assemblea di condominio/ l’altra sera, sempre in terrazza/…si parlava senza discutere/…le luci e le ombre della città,/ sotto di noi il gracchiare dei gabbiani” (a ribadire, in quest’ultimo verso, la succitata qualità distributiva diffusa nella silloge). Mirabile poi, nelle poesie dell’Indaco notturno prive in gran parte di titoli,  l’elegante sprezzatura dell’eloquio altisonante in favore di felici versi incipitari in medias res (“Mi fermano per strada…”), atti ad abbreviare la distanza fra cielo e terra nel farsi della “meditazione sul tempo e sulla morte” quale ragione del libro, come puntualizzato dalla Olivi nel breve prologo. Infine, fra le tante belle poesie dell’Indaco, indicherei la seguente a coronamento del tempo ritrovato:

 

Sto vedendo il cammino.

Dall’ombra alla luce

dalla morte alla vita.

Dopo la tua fine

un’esigenza di luce

di sole di natura.

La terrazza è il levarsi

al cielo, alla poesia,

conoscere se stessi,

il legame con il sacro.

Dopo il regno di Plutone

la primavera dell’aria.

 

Nella cappellina di famiglia,

bianca di marmo di Carrara,

non ti trovo,

troppo freddo, mancanza di vita.

Ti incontro

tra fiori, limoni, olivi

e i rintocchi gravi della Sperduta.

 

(poesia di Terry Olivi, Roma, 5 ottobre 2014)

 

 

 

Andrea Mariotti

 

 

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