Immagine 001 Tempo sottratto al ritmo lento -meglio sarebbe dire naturale- del pensiero, sabato scorso, col televisore defunto e la necessità di comprarne uno nuovo. E dunque correre, correre per evitare l’ ingorgo del pomeriggio inoltrato alle porte dei paradisi tecnologici sparsi lungo il G.R.A. di Roma. Di conseguenza, non ho avvertito sintomi di beatitudine una volta a tu per tu col mio tesoro, cioè il nero SAMSUNG ad alta definizione e prezzo scontato. Ho pensato, infatti, alle sicure modificazioni bioplastiche del nostro cervello, di questi tempi: come ha ben sottolineato Vittorino Andreoli nel suo saggio del 2007, “La vita digitale”. Il giorno successivo, in montagna, col mio amico più caro, mi è tornata in mente una mia lirica scritta dieci anni fa, dopo aver condiviso con lui una bellissima escursione sul monte Gennaro. Di tale lirica -in cui mi rivolgo a questo mio caro amico- presento qui i versi finali (che, sul momento, mi parvero tetri, disperati; laddove oggi mi sembrano stringenti, nel loro essere “contro” la nostra condizione di consumatori sempre più deliranti) :

Sì, caro amico, del giorno fugace
molto abbiamo goduto, sul Gennaro;
gli occhi posando, in vetta,
sulle nevi severe, i colli e il mare.
Tu li vedi da Roma, gli azzurrini
monti chiamati Lucrètili proprio
da Orazio; e il Gennaro
è il loro faro, per natura e storia.
Pace a chi fugge, della Moda schiavo:
all’oscura bellezza d’uno scoglio,
l’edenico agrifoglio del Gennaro,
noi ci aggrappiamo, amico.

Andrea Mariotti, poesia del 2000, poi inclusa in Spento di sirena l’urlo, 2007, Ibiskos Editrice Risolo.

4 commenti su “

  1. Maria

    Caro Andrea, leggo ‘l’edenico agrifoglio del Gennaro’ e rifletto sulla tua capacità di difendere la sfera privata, sulla volontà di dedicare il tempo ‘liberato’ che ci è concesso nella società odierna dedicandoti alla cultura, a ciò che è stato e resta e godrà di un tempo futuro. Ancora si leva la tua parola ‘oltraggiosa’ verso l’edonismo sfrenato, il culto dell’ora e subito. Condivido ogni tuo pensiero e ammiro i versi asciutti e forti che sai regalarci. Grazie, amico mio!

  2. andreamariotti Autore articolo

    Sì, cara Maria, “aggrapparsi” di questi tempi al sontuoso agrifoglio del monte Gennaro col suo verde intenso che sfida l’inverno, mi pare un atto di buon senso. In effetti domenica scorsa col mio amico fraterno, compagno di tante escursioni, mi sono sentito fiero del fatto che, pur entrambi “acciaccati” rispetto a dieci anni fa, eravamo comunque lungo un sentiero dei monti Tiburtini, non distanti dal Gennaro: col sole e avvolti nel silenzio (oramai inaudito, pensando al rumore incessante, violento e volgare prodotto dalle nostre città). Un abbraccio a te nella condivisione di questo sentimento del bello e dell’orrore, rispetto al nostro vivere odierno.
    Andrea

  3. Angiolina Bosco

    Caro Andrea,
    trovo in questi stupendi e sentiti versi la volontà di immergerti nella natura e lasciare lontano, anche se per poco (il giorno è fugace), il solito andare senza meta di ogni dì. Esemplari sono i versi “Pace a chi fugge, della Moda schiavo”, che dovrebbero invitare a vivere più intensamente emozioni vere e reali. Grazie per la descrittività artistica e per i sentimenti che con le tue parole hai suscitato in me.
    Angiolina

  4. andreamariotti Autore articolo

    Cara Angiolina, queste tue parole premiano la mia scelta di aver voluto presentare versi di dieci anni addietro, adesso che il contatto con la natura è maggiormente minacciato per motivi fin troppo evidenti. Mi permetto di segnalarti il nesso che sussiste tra la loro riproposizione e la successiva poesia civile SAMSUNG, del marzo scorso, che pure hai commentato. Un caro saluto e un ringraziamento. Andrea

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