Il viaggio interiore compiuto nel riascoltare gli ultimi Quartetti beethoveniani trova il suo coronamento nel Molto adagio dell’ Op.132 in La minore; per me come per molti, credo, il punto più sublime toccato in musica dal genio di Bonn. Ecco le parole dello stesso Beethoven a proposito di tale movimento: “il canto sacro di un convalescente per ringraziare la divinità”. Esso davvero trasporta l’ascoltatore in un’altra dimensione, dove si smarrisce la nozione del tempo. Due riferimenti in merito. Intanto il bel film di Alessandro Baricco del 2009 Lezione Ventuno, provocatoria sconsacrazione della Nona Sinfonia proprio in favore del Beethoven più intimo e trascendentale del Molto Adagio in questione. Ma, soprattutto, l’amore profondo nutrito dal poeta-violinista Giorgio Caproni per questo “canto sacro”, da lui ascoltato con più partecipazione del solito in morte di Elsa Morante: “La più profonda meditazione che io conosca sull’esistenza, che in sé comprende anche la morte. Pensiero puro, senza la corruzione delle parole (o meglio della parola). Come lo è sempre la grande musica”.

 

Andrea Mariotti

 

 

2 Responses to “”

  1. Fiorella D'Ambrosio ha detto:

    Proprio così, Andrea: la musica e’ tra le arti la più vicina alla vita; e’ “pensiero puro” (G.Caproni); “rivelazione più profonda di ogni saggezza e filosofa”, come la definisce lo stesso Beethoven che ce ne da’ testimonianza innegabile nelle sue opere. Riascoltando, ieri sera, il movimento “Molto adagio” del Quartetto beethoviano, Op.132 in La minore, ho ripercorso -grazie ad un canto struggente per intensità di sentimento e purezza d’armonia- un viaggio fantastico nella melodia, convincendomi ancora di più che “Senza musica,la vita sarebbe un errore”. (Friedrich Nietzsche).

  2. andreamariotti ha detto:

    Un caro saluto a te Fiorella, che mi hai seguito con passione e competenza in questo mio viaggio nelle plaghe più preziose della Bellezza; ché altro non sono se non questo, gli ultimi Quartetti di Beethoven.

Leave a Reply