Di seguito, il conciso ed emozionante “diario di bordo” della mia cara amica Paola Mancini indirizzato ai compagni del suo recente viaggio in Etiopia…(a/m):

 

Cari tutti,
vorrei condividere con voi alcune considerazioni sul nostro viaggio speciale e, ora che le emozioni sono ancora così fresche e ispirate, scrivo.
Se, come dice Vinicius de Moraes, la vita è l’arte dell’incontro noi, sia metaforicamente che materialmente ne abbiamo vissute di esperienze in questa spedizione africana! Abbiamo iniziato dall’incontro con la sfida che l’Erta Ale ci ha lanciato! Il vulcano ci ha offerto tutto ciò che aveva a disposizione per scoraggiarci nell’impresa ma nello stesso tempo, da lontano, ci invitava a raggiungerlo. Insomma chi saltellando chi zoppicando, chi lamentandosi, chi imprecando, chi canticchiando, qualcuno a quattro zampe (si, anche quelle di cammello) siamo tutti arrivati!….poi ci ha  beffato! È rimasto ben nascosto sotto il suo denso alito di fumo. Noi con tanta fatica e tanta amarezza, ma fieri e volitivi, abbiamo affrontato la discesa esausti e in rispettoso silenzio.
Abbiamo incontrato l’incandescente tavolozza giallo verde del Monte Dallol, siamo andati a caccia di sfumature, primitive incisioni di delicato calcare sotto un sole che poteva quasi ucciderci!
Subito dopo una vasta pianura di sale di bianco accecante che ancora permette ad alcuni piccoli uomini valorosi di viverci. Abbiamo incontrato luoghi di culto strappati alla roccia quasi a voler proteggere la spiritualità di cui si nutre quel popolo, poi la nostra carovana si è spostata verso sud….
Ecco l’incontro travolgente con quelle genti: terra e uomini, miscela di colori; nero, marrone, ocra e vermiglio.
Sguardi così profondi da scioglierti… l’imbarazzo per l’ irrefrenabile curiosità di scrutarli… saper scorgere la poesia in quegli occhi così profondi di bimbi  immaginando una nuova forma d’arte grazie a  quei corpi utilizzati come sfondo per fantasiose pitture e delicati  bassorilievi. Villaggi creati dalla pura forza fisica, essenziali, scarni ma pieni di grande vitalità.
Infine abbiamo incontrato i figli di nessuno, gli orfani. Nella loro estrema povertà non ci hanno trasmesso disperazione ma tanta serenità e fiducia. I loro occhi erano luminosi, i sorrisi ottimisti, le  voci gioiose. Abbiamo condiviso con essi in un attimo un respiro puro d’amore.
Alla fine di questa avventura ci siamo salutati coi silenzi dei nostri volti stanchi e quindi  poche parole.
Durante il viaggio ognuno ha sentito quello che il suo animo gli gridava: lì, non si poteva scappare! A volte è la sofferenza che partorisce le emozioni più forti e autentiche, lo sappiamo tutti, la vita non regala nulla. Questo è il valore che io ho dato a tale viaggio del corpo e dell’anima. Grazie

 

Paola Mancini

 

 

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