Bologna

Bologna, 2 agosto 1980 ore 10,25: a trentacinque anni esatti dal più grave atto terroristico della nostra storia repubblicana costato la vita a 85 persone (ad esse aggiungendo più di 200 feriti), dobbiamo veramente focalizzare la nostra capacità di riflessione su quel giorno solo cronologicamente lontano. Si tratta infatti di una ferita terribile e aperta del nostro sempre più fragile tessuto democratico. Ma non osserviamola in astratto tale ferita: essa ci appartiene sul serio, avendoci storicamente condizionati per quanto concerne la nostra statura di cittadini consapevoli. A tutt’oggi sono ignoti i mandanti della strage, e chi non sa, chi è condannato al buio, non cresce in civiltà. Il reato di depistaggio è in discussione al Senato, attualmente, dopo l’approvazione della Camera. Ma la montagna ha partorito un topolino, considerando l’atrocità di quel sabato 2 agosto 1980 in cui l’arte del depistaggio -come dire altrimenti?- fece un salto di qualità incredibile (subito entrando in azione alla grande con la notizia dello scoppio d’una caldaia a motivare la strage, con il momentaneo quanto deprecabile avallo governativo). Struggente ricordare Sandro Pertini in lacrime il pomeriggio di quel sabato nella città emiliana …oggi sono moralmente anch’io a Bologna, in rispettoso e dolente silenzio.

7 Responses to “”

  1. Monica Martinelli ha detto:

    Molto giuste le tue osservazioni Andrea, è che purtroppo in Italia sembra che le cose, anche quelle più terribili, si dimenticano, anzi si insabbiano, con estrema facilità…

  2. andreamariotti ha detto:

    Lo sai, Monica? il pomeriggio del 2 agosto scorso, su Rai Storia, ho rivisto i telegiornali di quel terribile giorno…ebbene indovina quale mi è sembrato a distanza di trentacinque anni il commento in diretta da Bologna più efficace poche ore dopo la strage? quello di un giovane, esterrefatto e comunque lucido Bruno Vespa, disposto fin da subìto a parlare di un massacro non occasionale… Bruno Vespa attualmente gran ciambellano del Potere, smaliziato e untuoso, introdotto dalla musica strappalacrime e gonfia di retorica di Porta a Porta

  3. Angela Gallaccio ha detto:

    Il nome strage fa pensare, in una concezione qualunquista della vita, a dei numeri e più sono alti i numeri più è grave la strage. Se invece si provasse ad immedesimarsi nella sofferenza di un malcapitato che si trova coinvolto in un’assurda violenza e se ci si immedesimasse nel dolore della sua famiglia si capirebbe che ad impressionare non è il numero alto di vittime ma la crudeltà dell’essere umano che si scaraventa contro uno, dieci, mille suoi simili per dei motivi assurdi ed ingiustificabili. Nello specifico della strage di Bologna mi ricordo una notizia della breve durata e subito dimenticata. Eppure quanto dolore e quanta sofferenza rimasti ancora impuniti!

  4. andreamariotti ha detto:

    Benvenuta a questo blog, Angela! non posso che condividere il tuo commento atto a demistificare la stolta equazione gravità/numero delle vittime, buona per i media e alienante di contro per una nostra seria e articolata riflessione sulle tragedie dell’esistenza.

  5. Angela Gallaccio ha detto:

    Grazie Andrea per avermi accolta in questo tuo blog molto interessante perché pieno di umanità e profondità di contenuti. Sono felice di farne parte.

  6. monica martinelli ha detto:

    Bruno Vespa ora come allora, ma sempre più viscido..speculare sui drammi altrui che cosa squallida.
    Ciao

  7. andreamariotti ha detto:

    Infatti…che altro aggiungere, cara Monica?
    Ciao

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