Archive for Novembre, 2015

mercoledì, Novembre 11th, 2015

Vivaldi

E così è venuto per me il tempo di accogliere più profondamente nell’anima la musica di un grandissimo: Antonio Vivaldi. Non che mi sia mai nascosto la bellezza (ammirata finora più che amata) delle partiture del “prete rosso”, ci mancherebbe. Ma è un fatto: da circa dieci giorni non riesco ad ascoltare altra musica all’infuori di quella di Vivaldi, con una predilezione attualmente riguardante i Concerti per Archi (fra i quali mi permetto di citare quello in Do maggiore RV 113; con il suo breve movimento centrale, Grave, di celestiale poesia, sì da dimenticare le foscoliane “torme/ delle cure”)… so di scoprire l’acqua calda, giacché non va dimenticato il peso di Vivaldi a proposito di J.S. Bach, per dirne soltanto una. Intendevo in sostanza accennare a un tesoro che arricchisce le mie giornate in novembrina scarsità di luce.

domenica, Novembre 8th, 2015

Impressionisti1

ALLA STAZIONE IN UNA MATTINA D’AUTUNNO

 

Oh quei fanali come s’inseguono

accidiosi là dietro gli alberi,

tra i rami stillanti di pioggia

sbadigliando la luce su ‘l fango!

 

Flebile, acuta, stridula fischia

la vaporiera da presso. Plumbeo

il cielo e il mattino d’autunno

come un grande fantasma n’è intorno.

 

Dove e a che move questa, che affrettasi

a’ carri foschi, ravvolta e tacita

gente? a che ignoti dolori

o tormenti di speme lontana?

 

Tu pur pensosa, Lidia, la tessera

al secco taglio dài de la guardia,

e al tempo incalzante i begli anni

dài, gl’istanti gioiti e i ricordi.

 

Van lungo il nero convoglio e vengono

incappucciati di nero i vigili,

com’ombre; una fioca lanterna

hanno, e mazze di ferro: ed i ferrei

 

freni tentati rendono un lugubre

rintocco lungo: di fondo a l’anima

un’eco di tedio risponde

doloroso, che spasimo pare.

 

E gli sportelli sbattuti al chiudere

paion oltraggi: scherno par l’ultimo

appello che rapido suona:

grossa scroscia su’ vetri la pioggia.

 

Già il mostro conscio di sua metallica

anima, sbuffa, crolla, ansa, i fiammei

occhi sbarra; immane pe ‘l buio

gitta il fischio che sfida lo spazio.

 

Va l’empio mostro; con traino orribile

sbattendo l’ale gli amor miei portasi.

Ahi, la bianca faccia e ‘ bel velo

salutando scompar ne la tènebra.

 

O viso dolce di pallor roseo,

o stellanti occhi di pace, o candida

tra’ floridi ricci inchinata

pura fronte con atto soave!

 

Fremea la vita nel tepid’aere,

fremea l’estate quando mi arrisero;

e il giovine sole di giugno

si piacea di baciar luminoso

 

in tra i riflessi del crin castanei

la molle guancia: come un’aureola

più belli del sole i miei sogni

ricingean la persona gentile.

 

Sotto la pioggia, tra la caligine

torno ora, e ad esse vorrei confondermi;

barcollo com’ebro, e mi tocco,

non anch’io fossi dunque un fantasma.

 

Oh qual caduta di foglie, gelida,

continua, muta, greve, su l’anima!

io credo che solo, che eterno,

che per tutto nel mondo è novembre.

 

Meglio a chi ‘l senso smarrì de l’essere,

meglio quest’ombra, questa caligine:

io voglio io voglio adagiarmi

in un tedio che duri infinito.

 

Giosue Carducci, dalle Odi Barbare

 

P.S. ieri mattina, riascoltando a distanza di tempo la canzone più famosa di Francesco Guccini, e cioè La locomotiva, non ho potuto non ripensare alla stupenda poesia qui proposta.

 

lunedì, Novembre 2nd, 2015

Ghetto

2 novembre 1975/ 2 novembre 2015

 

DOPO AVER RIFIUTATO UN PUBBLICO COMMENTO SULLA MORTE DI PIER PAOLO PASOLINI

 

Caro Pier Paolo.

Il bene che ci volevamo

-lo sai- era puro.

E puro è il mio dolore.

Non voglio pubblicizzarlo.

Non voglio, per farmi bello,

fregiarmi della tua morte

come d’un fiore all’occhiello.

 

Giorgio Caproni