Circeo

 

QUATTORDICI NOVEMBRE 2015

 

salendo in cima al monte Circeo

all’indomani del sangue di Parigi

ho ripensato coi miei cari amici

ai giovani del Decameron, spalle

a Firenze assediata dalla peste

o Circeo, quel tuo meraviglioso

vello di fitta macchia che scende

a carezzar la sabbia! ma Ponza

e le sorelle con velo cupamente

ambrato sembravano nel mare

fuochi fatui, giunti in vetta

 

Andrea Mariotti, poesia inedita, novembre 2015

              

              

12 Responses to “”

  1. Francesco ha detto:

    Una poesia ampia, che abbraccia il passato e il presente, tutto sullo sfondo del magnifico paesaggio che si stende davanti al cuore, pronto a cogliere l’armonia della natura. I miei complimenti.
    Un caro saluto
    Francesco

  2. Fiorella D'Ambrosio ha detto:

    Bella, insinuante l’immagine -suggerita dall’ascesa tua e dei tuoi amici sul Promontorio del Circeo all’indomani della strage di Parigi- dei dieci giovani fiorentini (dal Decameron di Boccaccio) che, per fuggire l’afflizione, miseria, lo spettacolo di morte e prendere gli “onesti” rimedi alla conservazione della vita, lasciano la citta’e si rifugiano sui colli fiesolani…Di questa tua poesia, Andrea, così armoniosamente strutturata, di particolare suggestione mi appaiono gli ultimi sei versi, nei quali prevalgono sensazioni legate ai colori e alle luci, di intensa, pura liricità. Un caro saluto. Fiorella

  3. Franco Campegiani ha detto:

    Bell’accostamento tra l’allegra brigata di amici che sale al Circeo per evadere dalle attuali, funeste nebbie, e i giovani del Decameron, “spalle a Firenze assediata dalla peste”. Purtroppo l’edonismo boccaccesco non riesce oggi a sbrinare quelle nebbie e le ragioni della vita si mostrano illusorie rispetto alle avanzanti tenebre (“i “fuochi fatui” delle Isole Pontine in lontananza). Stupendo l’imbroglio generato dall’esclamativo (cui oramai Andrea ci ha abituato), che sulle prime può sembrare elegiaco, ma che poi si rivela finemente e amaramente ironico. Sobrio e musicale l’impianto formale. Poesia scritta in punta di penna.
    Franco Campegiani

  4. andreamariotti ha detto:

    Un ringraziamento a Francesco per le sue parole. Trovo opportuno precisare che intitolando i miei versi “Quattordici” anziché “Tredici” novembre, mi sono sentito più rispettoso nei riguardi delle vittime della strage parigina di cui ho avuto notizia come tutti tramite i media. Ciò al di là del fatto che effettivamente il quattordici novembre ho compiuto con dei cari amici l’ascesa al monte Circeo; inevitabilmente scosso nel profondo per quanto accaduto la sera prima a Parigi. Un caro saluto

  5. andreamariotti ha detto:

    Mai come in questo caso, Fiorella, ho sentito la responsabilità del poeta! sfiorando infatti una tragedia simile, intridendo di essa il mio andar per monti con gli amici, non potevo che abbandonarmi con fiducia alla Musa, mirando a un risultato poetico non vuotamente estetizzante -sarebbe stato indegno nei confronti delle vittime parigine!- bensì fondato sulle immagini registrate di una natura ridente lungo il percorso ma poi inquietante in vetta: per il sole sparito e l’Arcipelago Ponziano davvero avvolto in un manto di tetra doglia. Questo almeno hanno a lungo osservato i miei occhi durante la sosta per la colazione… e dunque i “fuochi fatui” sono forse il correlativo oggettivo di una poesia tramite la quale ho voluto esprimere la mestizia di una giornata all’aria aperta con il lutto nel cuore. Grato per il tuo commento, ti saluto caramente.

  6. andreamariotti ha detto:

    Un ringraziamento particolare a Franco Campegiani per questa che riconosco come una lucida lettura dei miei versi; giacché Franco ha còlto quello che indubbiamente risulta essere uno stilema del mio far poesia, ossia lo “straniamento” dell’esclamativo in funzione amaramente icastica pur prendendo le mosse dalla tradizione. Ebbene sì, giunto in cima, all’orizzonte ho veduto quel giorno i fuochi cimiteriali sparsi in mare al posto delle isole; e così ho voluto esprimere “in punta di penna” (come Franco Campegiani ha detto in modo per me gratificante) il dolore profondo per quanto accaduto la sera prima a Parigi. Saluto ancora Franco con cordiale amicizia

  7. Monica Martinelli ha detto:

    Ho apprezzato molto questi versi, oltre che per l’accostamento metaforico ai giovani del Decameron, all’indomani di una giornata così particolare e gonfia di tragedia come è stata quella del 13 novembre per l’Europa tutta, ho trovato molto lirici e armoniosi i versi della parte finale della poesia… Il bello di fitta macchia…nel mare i fuochi fatui.. Ma che danno un’immagine della natura al tempo stesso bellissima e spietata nella sua potenza. Complimenti

  8. andreamariotti ha detto:

    Grazie, cara Monica, per le tue parole di vivo apprezzamento riguardanti questi miei versi che non a caso ho ascritto, nel presentarli, alla “poesia civile”; essendo giunto in cima al monte Circeo con gli amici all’indomani dei tragici fatti di Parigi impressi nella mente e nel cuore.

  9. marzia spinelli ha detto:

    In questa struggente, sentitamente dolorosa poesia si coglie la sapienza di Andrea nel rendere la circolarità del testo, con l’incipit “salendo in vetta” e la chiusa del “giunti in vetta”; il primo ad indicare una speranza di fuga e pace dall’orrore della realtà, dimenticabile per un breve momento nella meraviglia della natura “… vello di fitta macchia che scende a carezzar la sabbia …”, (un verso molto fluido, che carezza davvero), ma poi si rivela illusione poiché anche la natura ha la sua ombra, che stende il suo velo alle sorelle pontine, a quei cari amici, ai giovani fuggiaschi e tutti sono, siamo, “fuochi fatui ” in quel “giunti in vetta” che è meta illusoria, una metafora poetica ben strutturata, evocativa di un sentire personale che si amplifica, diventa nostro. Bella veramente.

  10. andreamariotti ha detto:

    Ringrazio profondamente Marzia Spinelli per questa lettura dei miei versi compiuta con l’intelligenza del cuore e con il cuore dell’intelligenza. Aggiungo soltanto che non a caso (forse da me già precisato) ho voluto “classificare” questa mia lirica quale poesia civile, in quanto le immagini della natura sono lì a dir d’altro, come magistralmente Marzia ha evidenziato.

  11. antonio coppola ha detto:

    Il tuo inedito sottolinea, con grande finezza, la sensibilità di un poeta “di memoria” con una vasta gamma lessicale parametrata sul discorso “interno”. La sterminata ugola del “Monte Circeo ripensandola all’indomani del sangue di Parigi”. Un momento normativo e conscrittivo “a binario” per sentire assonanze congrue e riflettere su come fare poesia alta con pochi materiali di ripresa: “la fitta macchia che scende, O Circeo!” Bravissimo.
    Antonio Coppola

  12. andreamariotti ha detto:

    Questo giudizio della mia poesia da parte di Antonio Coppola mi fa particolarmente piacere, conoscendo il suo rigore direi “urticante”, ossia tutt’altro che compiacente; sempre attestato su regioni e ragioni impervie per gli improvvisatori. Antonio Coppola è peraltro grande poeta civile, e dunque le sue parole a maggior ragione mi onorano, in quanto non era facile evitare lo sciacallaggio poetico intorno ad una serata così atroce come quella vissuta a Parigi venerdì 13 novembre scorso (che con rispetto occorreva ricordare).

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