In occasione del genetliaco di Giacomo Leopardi (29 giugno 1798) nonché del bicentenario dell’ Infinito che si celebra quest’anno, ecco la seguente nota dello Zibaldone a raffreddare in qualche modo spiritualistici abbandoni estranei alla gnoseologia materialistica del grande Recanatese…a/m:

 

Non solo la facoltà conoscitiva, o quella di amare, ma neanche l’immaginativa è capace dell’infinito, o di concepire infinitamente, ma solo dell’indefinito, e di concepire indefinitamente. La qual cosa ci diletta perché l’anima non vedendo i confini, riceve l’impressione di una specie d’infinità, e confonde l’indefinito coll’infinito; non però comprende né concepisce effettivamente nessuna infinità. Anzi nelle immaginazioni le più vaghe e indefinite, e quindi le più sublimi e dilettevoli, l’anima sente espressamente una certa angustia, una certa difficoltà, un certo desiderio insufficiente, un’impotenza decisa di abbracciar tutta la misura di quella sua immaginazione, o concezione o idea. La quale perciò, sebbene la riempia e diletti e soddisfaccia più di qualunque altra cosa possibile in questa terra, non però la riempie effettivamente, né la soddisfa, e nel partire non la lascia mai contenta, perché l’anima sente e conosce o le pare, di non averla concepita e veduta tutta intiera, o che creda di non aver potuto, o di non aver saputo, e si persuada che sarebbe stato in suo potere di farlo, e quindi provi un certo pentimento, nel che ha torto in realtà, non essendo colpevole (472-3; 4 gennaio 1821).

 

GIACOMO LEOPARDI

 

 

2 Responses to “”

  1. Fiorella D'Ambrosio ha detto:

    Lo Zibaldone, diario intellettuale in cui il Leopardi annota riflessioni di carattere filosofico, letterario, d’arte,di costume, ecc. rappresenta un prezioso documento della formazione culturale del poeta recanatese e del suo pensiero. Nel passo da te citato, Andrea, che ho riletto con piacere, è sottolineata l’incapacita’ delle facoltà umane “di concepire infinitamente” e “l’impotenza decisa dell’anima di abbracciare tutta la misura di quella sua immaginazione, o concezione o idea”. Il messaggio del Leopardi, anche in quest’opera -per dirla con Sapegno – ” è insieme desolato e ricco di una prorompente vitalità, amaro e stimolante, pessimistico e rivoluzionario”.

  2. andreamariotti ha detto:

    Fondamentale rimane, Fiorella, senza alcun dubbio il magistero di Natalino Sapegno a valere su tante grandi personalità della nostra Letteratura. Nella fattispecie, mi è sembrato giusto da parte mia evidenziare il sostrato illuministico-materialistico del pensiero leopardiano, in virtù del quale possiamo apprezzare ancor meglio l’altezza della poesia del Recanatese (quale slancio della immaginazione pur nella fermezza di convinzioni intellettuali sideralmente lontane dallo spiritualismo). Un caro saluto

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