Forse il capolavoro assoluto di Billy Wilder

 

Mi permetto di suggerire la visione di un film mai veduto prima di ieri sera da parte mia, di una forza implacabile di denuncia: L’asso nella manica del 1951, con Kirk Douglas nel ruolo del protagonista e la regia del grandissimo Billy Wilder. Il film ebbe un’accoglienza che, chiamarla fredda, equivarrebbe a cavarsela con un eufemismo. A dirla tutta, le reazioni della critica furono molto ostili, con Douglas che in qualche modo aveva previsto ciò, esortando il regista a rendere più tollerabile la figura di Chuck Tatum; sentendosi però rispondere picche da Wilder, che coerentemente, andò fino in fondo, nel rispetto della sceneggiatura bollente approntata. In breve, Chuck Tatum è un giornalista caduto in basso che non ha smesso di cercare il colpo fortunato. Lo scoop si presenta sotto forma di un’antica caverna indiana nella quale è rimasto semisepolto Leo Mimosa. Basterà ritardare i soccorsi e il caso arriverà ben presto sulle prime pagine. Alla fine Chuck si pente, ma è troppo tardi per tutti. Infatti non si salva nessuno nel film. Né Chuck, cinico anche nel momento della morte, né la moglie di Leo che, alla richiesta dei fotografi di fingere di pregare, risponde “stare in ginocchio rovina le calze”. Uno dei film più amari e spietati sul cinismo dei mass-media, davvero. Emozionante e profetico, e per me forse il capolavoro in assoluto di Wilder. Sei anni separano infatti questo film da un testo sociologico di primaria importanza quale I persuasori occulti di Vance Packard, del 1957, volendosi riferire agli esiti più profondi raggiunti dal mondo intellettuale e artistico statunitense in merito alla denuncia dell’ideologia del successo e delle strategie commerciali, atte a promuovere una pletora di consumatori sempre più manipolabili. Anche un’altra cosa mi è venuta in mente ieri sera, a visione ultimata  dell’Asso nella manica: ossia il fatto che Federico Fellini non ha potuto non vederlo detto film, alludendo alla grande scena di massa della Dolce vita (1960); nella quale una vera e propria marea ondeggiante di adulti segue di qua e di là i ragazzini poveramente vestiti cui è apparsa la Madonna. Che aggiungere ancora? Il film di Billy Wilder del quale sto parlando scuote al pari di una grande e classica tragedia di natura teatrale. In seguito, il grande regista avrebbe deliziato tutti con lo stile “agrodolce” di A qualcuno piace caldo, L’appartamento e molto altro ancora; dopo l’altissimo nichilismo di Viale del tramonto e del film di cui ho appena parlato.

 

Andrea Mariotti

 

 

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