Oggi sono tornato, a distanza di nove anni, a contemplare la meravigliosa quercia la cui compagnia, secondo la tradizione, è stata cara a Giovanni Pierluigi da Palestrina; partendo da Castel San Pietro Romano e scendendo nella bellissima Valle delle Cannuccete (monumento naturale del Lazio) in una giornata ancora estiva. E siccome la mia emozione al cospetto della grande quercia è stata la stessa di nove anni fa, mi fa piacere proporre nuovamente alla lettura in Rete il sonetto da me scritto al riguardo:

 

ALLA QUERCIA DI P. DA PALESTRINA

Al mio amoroso sguardo ti palesi
infine, augusta roverella ritta
da cinquecento anni, dicono: scritta
dai rami tuoi, la trama degli illesi

ritmi del tempo appare. Ed è un’ascesi
che mi carezza l’anima sconfitta
guarendola all’istante d’ogni fitta,
per poi lasciarmi con i sensi accesi;

sicché t’abbraccio socchiudendo gli occhi…
o roverella invisa alle bufere,
insegnami a resistere alla pena

di vivere insabbiato! miserere
di me. Che la scintilla presto scocchi.
Perché tenersi in piedi a malapena?

 

poesia di Andrea Mariotti, tratta dalla silloge Scolpire questa pace, Edizioni Tracce, Pescara, 2013

 

2 commenti su “

  1. Fiorella D’Ambrosio

    Ho riletto con vero piacere -Andrea- la tua poesia “Alla quercia di P.da Palestrina”, esemplare, ispirata ed esclusiva manifestazione di una profonda inquietudine interiore che riesci a descrivere liricamente attraverso ”…un’ascesi/che mi accarezza l’anima sconfitta/guarendola all’istante d’ogni fitta/per poi lasciarmi con i sensi accesi…/” Versi amari, sofferti che sanno comunicare emozioni e riflessioni mediante un linguaggio ricercato e un’abile sintesi espressiva. Complimenti e ancora “Ad maiora”.

  2. andreamariotti Autore articolo

    Io credo, Fiorella, a proposito di questo mio sonetto, nel valore perenne di quanto dice Petrarca: “…cantando il duol si disacerba” (R.V.F., XXIII). Questo deve fare un poeta, dalla “persuasione” alla “retorica”, rammentando un felicissimo enunciato critico del grande studioso Lanfranco Caretti; ossia dal più scottante e magari dolente autobiografismo alla universalizzazione della forma poetica, nei limiti delle proprie forze. Cari saluti

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