Era da tempo che non ascoltavo la Quinta Sinfonia di Gustav Mahler, il cui quarto movimento è costituito dal celeberrimo Adagietto, scelto da Luchino Visconti quale colonna sonora del suo splendido film Morte a Venezia del 1971 (dal racconto di Thomas Mann). Ebbene, nel centenario della morte di Gustav Mahler (mia la foto del bronzo che lo ritrae, dovuto allo scultore Bojan Kunaver; bronzo collocato nel centro di Dobbiaco, dove il compositore ebbe a tracorrere le sue ultime vacanze estive); nel centenario della morte di Mahler, stavo dicendo, non posso dimenticare un altro anniversario; in quanto dieci anni fa scompariva Giuseppe Sinopoli, il grande direttore d’orchestra fulminato da un infarto sul podio della Deutsche Oper di Berlino (è lui a guidare la Philharmonia Orchestra nella Quinta di Mahler da me ascoltata). Che dire comunque a proposito di Mahler, di questo grande musicista boemo d’origine, la cui fama si è imposta qui da noi nel dopoguerra, per i palati più raffinati? Che davvero una partitura come quella della Quinta Sinfonia esprime a mio avviso nel modo più efficace l’ansia, la malinconia, il colore tragico e insieme farsesco delle cose; ossia, in altri termini, le nubi più o meno oscure del nostro tempo (evidentemente, nubi non troppo dissimili da quelle osservate e ricreate da Mahler all’inizio del secolo scorso, con grande perizia e sensibilità). Sì, va veramente ascoltato con appassionata dedizione Mahler, che ha fatto grande assieme a Freud, Klimt, Gropius e Musil (per tacere degli altri) la cultura viennese del primo Novecento. Aggiungo a quanto detto un preciso ricordo: per le sue esequie, Enzo Tortora volle essere accompagnato proprio dal suddetto Adagietto di Mahler.

2 commenti su “

  1. Bianca 2007

    Caro Andrea,
    hai scritto un post superbamente bello che non poteva che toccarmi in profondità, amando Mahler al punto da mettere quell'”Adagietto” come MIA volontà testamentaria.
    Mahler, che più volte interpretai e, sempre con fatica trattenendo la forza emozionale che le viscere mi prendeva a rischio grave d’invalidarne voce e interpretazione!
    La Quinta è musica selvaggia, appassionata, piena di pathos, briosa, solenne, delicata, metafisica. Un capolavoro creato nel pieno della sua capacità creativa, rivolta alla vita e, come avrebbe detto Adorno, una soggettività “senza catene”, capace di rigettare “l’apparenza estetica di una totalità che istituisce senso, totalità che non esiste nella realtà ammesso che sia mai esistita” e dunque di “erigere” a propria metafisica, l’impossibilità della metafisica stessa, sbattendo il capo contro l’impossibile. Insomma, un modo di lasciar spazio all’irrompere “reale” di un dionisiaco che vive su tutto. Nel fiore che sta per aprirsi, nella roccia, nell’oscurità profonda e primordiale che vive in ogni uomo, in ognuno di noi.
    Ti ringrazio veramente per avermi regalato l’opportunità di parlare del grande compositore, con emozione omaggiarlo; come a te lasciare un abbraccio con un pò di quel cuore mahleriano. Mirka (Bianca 2007)

  2. andreamariotti Autore articolo

    Grazie, mia cara amica, per questo tuo illuminante commento. La tua vita dedicata alla musica ha lasciato in me tracce profonde di cui sempre più limpidamente avverto la fertilità, inoltrandomi negli anni. Un forte abbraccio.

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