La Croda Bagnata (la montagna a sinistra nella foto) da me contemplata amorevolmente l’estate scorsa trovandomi a Dobbiaco, credo possa in qualche modo introdurre una riflessione dell’amico e poeta Paolo Buzzacconi sul significato del presente blog. La Croda Bagnata, in Val di Landro, sulla strada fra Dobbiaco e Cortina, sembra quasi piegare il capo in un moto di pietà per i soldati sepolti nel sottostante cimitero austro-ungarico…Sì, in una parola sola, forse la pietas è la forza propulsiva del mio blog…ringrazio di cuore Paolo Buzzacconi per quanto si è sentito di scrivere su di me:

Una bella opportunità

Gentili lettori,
se me lo consentite vorrei rubare un piccolo spazio di questo blog per parlare delle sue caratteristiche e di ciò che propone, concetti che ovviamente rispecchiano le prospettive del suo ideatore. Attraverso i suoi percorsi letterari Andrea Mariotti affronta argomenti diversi con uno stile da consumato cronista ma anche con grande umanità, offrendo ai lettori il meglio dei suoi ricordi e della sua considerevole cultura. Profondo ed efficace, ma senza perdere mai di vista la realtà. Con un linguaggio attento e pacato rende vivi e vicini i personaggi e le opere di cui sovente si fa testimone, illustrando con sincera passione le proprie scoperte e rendendole così fruibili a tutti . A tale proposito vi rimando – ad esempio – alla lettura dell’articolo del mese di gennaio riguardante la tragedia del “Concordia” in cui alla lucida analisi del fatto fa seguire un brano dell’Agamennone di Eschilo a mò di severo, lapidario commento. Straordinario! La notevole qualità del suo lavoro diventa poi visibile nei commenti dei suoi amici-visitatori, commenti che spesso diventano un ulteriore invito alla riflessione, alla ricerca del giusto senso della vita. Fare una piccola sosta nel blog del nostro amico Andrea rappresenta una bella opportunità di crescita e di scambio di pensieri ed emozioni, scambio che l’autore stesso ricerca con fiducia e umiltà. Utilizziamola quindi, non lasciamocela sfuggire
!

Paolo Buzzacconi

8 commenti su “

  1. maria rizzi

    Caro Andrea,
    ospiti una persona dalle doti artistiche e umane eccellenti, che ha colto in un commento vibrante d’emozione tutto il paesaggio di liriche, eventi, musiche, ricordi,
    esternazioni di amicizia, contenute in questo blog, che come un villaggio antico comincia a popolarsi di anime nuove… desiderose di conoscere e di partecipare!
    Paolo ti racconta come se ti conoscesse da sempre. Io credo che le grandi anime abbiano il potere di trovarsi e intrecciarsi come le vostre!
    Vi abbraccio entrambi!

  2. Bianca 2007

    Si, Paolo, Andrea è un poeta civile e, come tale, lascia tracce di civiltà ovunque. Nella sua poesia, nelle sue riflessioni, nelle sue foto, (vedi quest’ultima) nella generosità che valorizza come consapevolezza di dovere, chi merita, e… stimolando chi legge a lasciare “conseguentemente”, il meglio di se stessi. Che altro allora si può aggiungere a quanto già detto da te?…Bravo Andrea. Continua il cammino intrapreso così faticosamente, così trasbordante visioni di bellezza. Un ciao e un’abbraccio ad entrambi, Mirka.

  3. Annamaria Gianfelici

    Ciao Andrea,
    ho letto ora l’ultimo tuo articolo, e le bellissime e condivisibili parole di Paolo Buzzacconi mi hanno commossa!

    Un abbraccio

  4. Franco Campegiani

    Caro Paolo, la lettera che scrivi ad Andrea, unitamente alla struggente poesia dedicata a Dayana, testimonia la grande umanità di cui è portatrice la tua scrittura. La tua sensibilità è molto vicina a quella di Andrea, anche se noto questa differenza fondamentale tra di voi: dove tu ti abbandoni al flusso dei sentimenti (e sai farlo con grande leggerezza, senza sprofondare nelle sabbie mobili emotive), lui è estremamente vigile e filtra tra le maglie strette dei suoi versi soltanto l’essenza della vibrazione emotiva. Io sono un pò come te e a salvarmi interviene la filosofia. E’ vero ciò che dice Andrea: la “pietas” è il tratto saliente che trapela da questi nostri scritti, da lui stimolati e indirizzati in continuazione. Il mare dei sentimenti – pena l’aridità – non può venire ignorato da alcuno, ma bisogna imparare a navigare nei suoi flutti tenendo salda la rotta e accettando anche il naufragio, purché non sia definitivo.
    Non condivido Aristotele, quando scrive che la compassione è “il dolore causato dalla vista di qualche male, distruttivo o penoso che colpisce uno che non lo merita e che possiamo aspettarci possa colpire noi stessi o qualche nostro caro”. A parte il calcolo egoistico in questa sofferenza per il dolore altrui, ciò che trovo inaccettabile è la superbia innocentista di chi pensa di non meritare in alcun modo il dolore. Siamo matti? A parer mio il dolore non va condannato, ma accettato con forza d’animo e senza battere ciglio, pur combattendolo – è ovvio – sul piano materiale. Altrimenti di quale solidarietà parliamo? Di quale comprensione? In tal modo la fratellanza diviene soltanto un “bla-bla”, uno sputare sentenze, un puntare l’indice, un demonizzare sempre qualcosa o qualcuno. Non soltanto Abele merita comprensione. Anche Caino la merita (sul piano morale intendo, non su quello materiale, dove va giustamente combattuto). Che poi Caino e Abele siamo noi stessi, o comunque essi albergano in ognuno di noi! Quindi, in fondo, la “pietas” non è altro che accettazione vigorosa della nostra stessa sofferenza e del nostro male di vivere quotidiano. Altro che quel sentimento bolso e mellifluo, quella depressione contagiosa e piagnuocolosa contro cui Nietzsche tuonava (come pure gli Stoici prima di lui, ed anche Spinoza), rea a suo modo di vedere di indebolire gli istinti forti “che vogliono conservare ed aumentare il valore della vita”! Non aveva capito, Nietzsche, che sentire pietà per tutto ciò che vive e respira intorno a noi significa esattamente il contrario, e cioè ESSERE PADRONI DI NOI STESSI. Questo significa “compassione”. Una stretta di mano a te, Paolo, ed un grato pensiero ad Andrea, che ci consente questi dialoghi costruttivi.

  5. Loredana

    Caro Franco, condivido quanto affermi…
    Compatire, cioè “soffrire, sentire insieme”. La pietà verso la realtà che ci circonda ci rende padroni di noi stessi, e, aggiungerei, ci rende veramente liberi.
    Non possiedo la vostra immensa sensibilità poetica, ma sono d’accordo su quanto dici a proposito della poesia di Andrea…i sentimenti vibrano, profondi, ma è sempre presente un’attenta vigilanza….e quindi, secondo me, non si scade in versi melensi e scontati…come nella bellissima “Deja vu” che affronta un tema dove era molto facile scivolare nella banalità….
    Grazie allora, cari amici, per questi momenti di scambio e condivisione! A presto

  6. Paolo Buzzacconi

    Caro Franco, poterti ascoltare è per me sempre un grande piacere. Dico ascoltare perché quando ti leggo ho come l’impressione di averti vicino. Ti ringrazio per le belle parole che hai speso riguardo i miei scritti e ancor più per lo slancio che hai posto nell’esporre il tuo pensiero sulla “pietas”. Sono pienamente in accordo con te. Nella volontà di capire e condividere le gioie e i dolori degli altri c’è il valore aggiunto della vita, la possibilità di esprimere il meglio di noi stessi, di conoscere e superare i nostri limiti. Non vi è alcuna debolezza, nessun calcolo di convenienza, nessun giudizio. Al contrario c’è la ricerca della felicità assoluta, quella che si raggiunge quando nessuno rimane indietro, quando la forza di ognuno diventa la forza di tutti. La pietà è il punto di partenza imprescindibile per costruire insieme un futuro di pace e fratellanza. Dobbiamo diffonderla e sostenerla, senza mai stancarci. Un caro saluto a te, Franco, e ancora grazie all’amico Andrea per questa bella occasione di incontro che ci offre.

  7. Sandro Angelucci

    Caro Andrea,
    vorrei riflettere sul testo di Paolo Buzzacconi (che non conosco ma le cui doti umane mi appaiono evidenti attraverso il suo intervento) iniziando dalla tua “Croda bagnata”, che ebbi modo di leggere e commentare. Ebbene: la piétas – che oggi viene scambiata per un sentimento melenso e insignificante, per tutto ciò che, spesso, viene globalizzato (mi sembra il termine più adatto) sotto il nome di una vuota e ipocrita solidarietà – non ha nulla a che vedere con tutto questo. A parer mio, come la Croda china il capo in silenzio sul cimitero austro-ungarico e accoglie nell’abbraccio della sua ombra-luce le anime dei soldati, così il tuo blog dona te stesso e riceve, da chi ti risponde, le risposte al tuo bisogno di condivisione, di vera umanità. Cenni di assenso, dunque, per Buzzacconi e grazie a te per la “bella opportunità”.
    Ti abbraccio,

    Sandro

  8. andreamariotti Autore articolo

    Caro Sandro, avrei voluto lasciare il tuo commento così, senza risposta da parte mia, al pari degli interventi precedenti: ovviamente per non sovraccaricare con la mia presenza il post in oggetto, che ha preso le mosse dallo scritto di Paolo Buzzacconi. Tuttavia, avendomi tu chiamato in causa quale autore dell’inedita CRODA BAGNATA ( lirica da cui avevo tratto una breve perifrasi nell’introdurre le parole di Buzzacconi), eccomi a presentarla ora ai visitatori del blog, non prima di averti salutato con affetto e stima:

    CRODA BAGNATA

    Io non sapevo che Piero
    della Francesca fosse
    un divino scultore, oltre
    che sommo pittore! qui,
    infatti, in Val di Landro,
    sulla strada fra Dobbiaco
    e Cortina, ci ha lasciato
    una Vergine di Misericordia
    sbozzata appena, alta più
    di duemila metri. Col capo
    curvo l’ha immaginata,
    a vegliare il cimitero
    austro-ungarico sotto
    di lei
    .

    poesia inedita di Andrea Mariotti, 2011.

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