280px-Vittore_Carpaccio_066

Il 28 maggio 2014 è stato presentato a Roma il manifesto IL BANDOLO presso lo storico centro di promozione delle arti Polmone Pulsante, animato da Andrea Ungheri (vedi segnalazione dell’evento in data 27 maggio nel presente blog). Ecco qui di seguito il testo, oggetto di un serrato e interessante dialogo fra i promotori del manifesto e il folto pubblico presente in sala:

MANIFESTO CULTURALE

IL BANDOLO

L’arte nasce da un dialogo interiore per diventare pensiero in movimento che genera cambiamento. Noi prendiamo parte a questa dinamica diventando i consapevoli tessitori di una tela che sappia restituire dignità e libertà ad una cultura impantanata nel narcisismo, nella consorteria e nell’autocelebrazione.

Nostri valori sono il risveglio creativo, l’autenticità, il coinvolgimento e l’aggregazione, nel desiderio di infrangere le barriere e gli schemi che ingabbiano i circuiti culturali e artistici, ammorbati dall’arrivismo e da un erroneo concetto del professionismo culturale. L’arte è innanzitutto vocazione.

Nostro intento è sostenere e promuovere iniziative che diano nuovo vigore e slancio al lavoro creativo, facendo sviluppare le idee che sgorgano da ogni gesto culturale in una verità che sia lontana da qualsiasi mistificazione. Vogliamo coltivare un pensiero che faccia germogliare valori universali autentici nel fascinoso ma purtroppo arido mondo contemporaneo.

Dove l’arte si aggrega, c’è un messaggio di pace.

 

 

Oggi assistiamo al triste spettacolo della dispersione delle manifestazioni culturali e artistiche, a causa del narcisismo dell’artista e della malaugurata mentalità di curare il proprio orticello e di non arricchirsi del lavoro di squadra. Ciò di cui è carente la cultura contemporanea è il senso della Comunità, del vivere insieme, della partecipazione, a dispetto dell’estensione abnorme della comunicazione e dei suoi orizzonti.  

Tutto si esplica a livello superficiale e questa dispersione limita la conoscenza. Più che divulgare il pensiero che fermenta tra di noi, si divulga il pensiero contenuto in prodotti commerciali. Raramente si divulga la nuova arte, che esiste, ma è neutralizzata da questo bieco sistema che crea sempre maggiore dispersione e non sostiene l’opera nel suo essere strumento di comunicazione.

E’ facile neutralizzare l’arte: basta uno specchio per allodole! I mezzi di diffusione dell’arte difficilmente sono altro che ricettacoli di narcisismo, e troppo spesso gli spazi di diffusione sono riservati a chi paga più che a chi merita. È  facile  soddisfare l’ego, la voglia di emergere, di far sentire la propria voce. Per questo le opere di qualità nuotano in un pasticcio di mediocrità che le rende invisibili. Pagando si ottiene un servizio atto a soddisfare l’autore, e non un servizio di diffusione dell’opera artistica.

È difficile promuovere prodotti artistici, per farlo ci vuole coraggio. Gli operatori debbono proporre valori: il valore della scoperta, il valore della diffusione, il valore della cura del prodotto, il valore dell’incontro e il valore dell’aggregazione. Che sia un editore, un libraio, un salotto culturale, una galleria d’arte, un teatro, un premio letterario… tutto quello a cui noi artisti ci rivolgiamo deve proporre valore, non deve essere un semplice specchio di Narciso.

Il peggior nemico dell’artista è l’ego, e sarebbe ingenuo pensare che sostituire l’Io con il Noi possa essere sufficiente per raggiungere l’universalità, da non intendersi, questa, in senso meramente globalizzante ed estensivo. Superare l’individualismo è possibile riconoscendo e abbracciando il livello più profondo della soggettività. Un conto è l’Ego, un conto è il .

Il mondo contemporaneo è devastato da un improprio ed arido concetto aggregativo che spinge a vivere con superficialità. L’omologazione è il sintomo dell’assenza di profondità. Bisogna tacitare pertanto quell’erronea propaganda che subdolamente spinge a fraintendere lo scavo interiore, la ricerca di se stessi, l’autoanalisi, etichettandola come intimismo, come esclusione dell’altro, come ripiegamento dell’ego su se stesso.

È fondamentale che l’individuo inizi a pensare a se stesso non più come a una monade, ma come a una comunità. L’arte è comunione, è scambio, è dialogo che avviene nel profondo. E’ là che risiedono i valori universali, mentre si tende a confondere l’universale con il pubblicoconsenso. L’arte non parla a tutti, massificandoli, ma parla al cuore di ognuno. Non è un messaggio politico o pubblicitario, ma una rivelazione del senso, o di un senso, della vita. Essa si rivolge realmente all’altro, nella consapevolezza che l’altro è prima di tutto una dimensione coscienziale di sé.

Se la disgregazione è il risultato di un becero sistema che governa il mondo dell’arte, allora quantomeno bisogna cercare l’aggregazione, cercare la coesione, cercare di unire in uno, o vari bacini, i creativi che vogliono uscire dallo schema solito della divulgazione dell’arte e della cultura contemporanee. Il tutto nel tentativo di orientare i gusti di un pubblico sempre più vasto verso un prodotto culturale di maggiore qualità.

Con l’aggregazione, la condivisione, l’unione e lo scambio di opinioni, potremo dare all’arte la sua giusta dimensione e sopperire alle gravi mancanze di questo sistema. Il potere è come noi lo vogliamo, perché il danaro è al servizio della mente e non è vero il contrario. Sta dunque a noi – individualmente a ciascuno di noi – tentare di cambiare direzione, e gli spiriti creativi hanno in questo una grande responsabilità.

Le arti sono palestre di pensiero, laboratori di creatività, e come tali dobbiamo trattarle.

 

Claudio Fiorentini

Franco Campegiani

Maria Rizzi

Nazario Pardini

Andrea Mariotti

Marco Mastrilli

Loredana D’Alfonso

Patrizio De Magistris

Valeria Bellobono

Pio Ciuffarella

Massimo Chiacchiararelli

Sandro Angelucci

Laila Scorcelletti

Ninnj Di Stefano Busà

Associazione Culturale Polmone Pulsante

Roberto Guerrini

Deborah Coron

Simona Simoncioli

Sonia Giovannetti

Roberto De Luca

Luca Giordano

Paolo Buzzacconi

Fabrizia Sgarra

Angiolina Bosco

Pasquale Balestriere

Roberto Mestrone

Umberto Cerio

 

P.S. a supporto figurativo del suddetto testo, mi sono sentito di proporre la foto di un celebre dipinto di Vittore Carpaccio.

 

 

 

 

 

 

1 commento su “

  1. claudio fiorentini

    Con piacere leggo il Manifesto anche qui, e ringrazio Andrea per averlo pubblicato. Si sono unite altre due firme: Umberto Vicaretti e Francesco Dettori. Insomma, questo nostro grido si muove, suscita interesse e ci sono tutti i presupposti affinché diventi un solido movimento.
    Claudio Fiorentini

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.