Immag004

 

La quiete che precede la tempesta!

scrosci di pioggia e sabbia

tormentano il mio cuore.

Osservo il divenire.

Frenetiche moschee

fan gli storni, degli alberi di Roma:

sporcizia mi trasforma,

virtù di azoto e fosforo nel guano.

 

Andrea Mariotti, versi tratti da Spento di sirena l’urlo, Ibiskos Editrice Risolo, 2007

6 commenti su “

  1. Francesco

    Del periodo trascorso a Roma nel lontano ’95 tra le altre cose belle mi ricordo gli storni che affollavano le chiome degli alberi nel largo di fronte alla stazione Termini. In particolare mi piaceva osservare le mutanti forme che disegnavano nel cielo verso il crepuscolo. In questa tua poesia ho visto tutto quello che avevo registrato e mi piace evocare anche il gioco di luci che in quella strana pioggia, risplendeva sui tetti dorati nella sospensione temporale di un arcobaleno.
    La forza delle poesie è proprio in quella capacità di far affiorare le sensazioni che sembravano sepolte, una sintonia che risuona nel nostro animo più profondo.
    Ciao Andrea
    Un caro saluto
    Francesco

  2. andreamariotti Autore articolo

    Nel momento in cui accolgo come sempre con grande piacere il tuo commento, Francesco, non posso nasconderti di avere presentato soltanto la seconda parte di una poesia che, rileggendola, mi è sembrata quanto mai attuale e allusiva (essendo stata scritta se non ricordo male nel 2002). Il mio riferimento va naturalmente al tragico inizio d’anno con la strage parigina ad opera del terrorismo islamico… anch’io ho costantemente ammirato i neri e voluttuosi disegni fatti dagli storni in alto nel cielo; provando però nel contempo ansia per il loro infernale baccano al tramonto, in certi luoghi “deputati” di Roma. Questione di punti di vista, naturalmente; nel mio caso alla base dei versi in oggetto, credo. Un caro saluto anche da parte mia

  3. Franco Campegiani

    Ho ricordato la tua poesia, Andrea, pubblicata in “Spento di sirena l’urlo”, nelle collane della Ibiskos Editrice. La fusione di incanto e disincanto è struggente, con rifermento a vicende personali ed intime, specialmente nella prima parte di quella poesia. Nella seconda parte – quella che qui riproduci – lo sguardo si allarga (o si restringe), dai “Lucrètili monti” al panorama cittadino. E il disincanto, lì amaro e ironico, si fa ora molto più fosco e tragico, tenendo conto dell’allusione. Un caro abbraccio.
    Franco Campegiani

  4. andreamariotti Autore articolo

    Dici bene, Franco: oltre il disincanto. In effetti la poesia in oggetto, da te ben conosciuta, risulta decisamente spezzata in due strofe di cui la seconda, quella qui presentata, è fosca, senza punti di riferimento rassicuranti per il lettore come per chi l’ha scritta. Un abbraccio caro, Franco

  5. claudio fiorentini

    Qualcosa oltre il guano c’è sempre. La trasformazione viene da virtù di azoto e fosforo, qualcosa di impalpabile che vola dal guano, si separa, invade il cielo e lo completa, inevitabilmente, mentre il guano e la sporcizia restano là, a scomparire nel tempo, che non perdona!
    Claudio Fiorentini

  6. andreamariotti Autore articolo

    Questo commento l’ho trovato apprezzabile nel suo individuare con precisione, negli scarni miei versi presentati, la diagonale terra-cielo da essi suggerita.

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