Morandi

Mi permetto di suggerire ai lettori del blog la visita della mostra dedicata a Giorgio Morandi presso il Complesso del Vittoriano di Roma (27 febbraio-23 giugno 2015), essenziale per approfondire dal vivo la conoscenza di uno dei massimi artisti del nostro Novecento. I dipinti, i disegni, le incisioni e gli acquerelli esposti (non pochi provenienti da collezioni private) consentono veramente di soppesare la statura di un grandissimo pittore, particolarmente apprezzato -giova rammentarlo- da due storici dell’arte quali Cesare Brandi e Roberto Longhi. Il dato saliente dello stile di Giorgio Morandi, attraverso il corso di una lunga  esperienza artistica, risulta peraltro da tempo condiviso dalla critica con i suoi tanti estimatori (pensando anche alla “fortuna” internazionale del pittore bolognese negli ultimi decenni di vita). E come tentare di qualificare in poche non specialistiche parole lo stile di Morandi? parlerei al riguardo di una pittura rarefatta, essenziale, severa, nobilmente intellettuale;  agli antipodi dal decorativismo (alludo a quello sottilmente nascosto e a suo modo raffinato);  tant’è che le minime variazioni talvolta presenti nelle celebri nature morte o nei  paesaggi ubbidiscono immancabilmente alla visione interiore dell’artista, di lucidità esemplare. Giorgio Morandi, pittore e incisore, amante di Giotto, Masaccio, Piero della Francesca, Caravaggio; e, per quanto riguarda il tempo a lui più vicino,  soprattutto di Cézanne -senza ignorare in ogni caso da parte sua movimenti figurativi coevi e avanguardie internazionali di varia ispirazione- rimane impresso nel gusto dell’osservatore non epidermico per la sovrana capacità di tutto filtrare in favore di un aristocratico distacco a mezzo del quale si dà una visione assolutamente interiorizzata del reale. Celebre la seguente sua affermazione: “Credo che nulla possa essere più astratto, più irreale, di quello che effettivamente vediamo. Sappiamo che tutto quello che riusciamo a vedere nel mondo oggettivo, come esseri umani, in realtà non esiste così come noi lo vediamo e lo percepiamo”. Mi sia consentito infine di concludere questa breve nota accennando all’amore profondo che nutro ad un tempo per questo nostro grandissimo pittore e il suo maestro ideale, Paul Cézanne: entrambi pittori stanziali ( si pensi infatti al lungo lavorìo di scavo dell’antiromantico Cezanne -paragonato a Van Gogh!- in Provenza nella parte finale dell’esistenza a proposito della sua celebre Montagne SainteVictoire). Ebbene, il grande Bolognese, ossia Morandi, in modo non dissimile dal Francese, ha viaggiato essenzialmente dentro di sé non muovendosi dall’Italia, lungo il corso della sua vita; nel silenzio e nella sobrietà che stati di coscienza altissima naturalmente impongono senza troppo agitarsi.

2 commenti su “

  1. Fiorella D'Ambrosio

    Giorgio Morandi “ha viaggiato essenzialmente dentro di se’ nel corso della sua vita, nel silenzio e nella sobrietà”. Condivido appieno questa tua affermazione, Andrea, e aggiungo che è proprio dell’artista vero scandagliare-con passo esploratore-gli strati più nascosti dell’anima, per dare una visione alta e autentica della realtà’. Cerchero’ di non perdere l’occasione di visitare la mostra al Vittoriano. Un carissimo saluto. Fiorella.

  2. andreamariotti Autore articolo

    Ti confesserò, Fiorella, che la bellissima mostra da me visitata e di cui ho sinteticamente riferito si è come dilatata dentro il mio animo il giorno successivo; non altra spiegazione riesco a trovare in merito se non quella della particolare profondità dei valori figurativi da me fruiti al cospetto del “segno” morandiano. Mostra ricca, completa, davvero da non perdere! un carissimo saluto, Fiorella

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