Ingrao

Oggi si festeggia in tutta Italia il settantesimo anniversario della Liberazione. Un mese fa, esattamente il 30 marzo, Pietro Ingrao è diventato centenario. Di lui ho letto nel frattempo la sua autobiografia, dal titolo Volevo la luna, di cui mi piace citare il seguente passo (morta la madre subito dopo la liberazione di Roma dai tedeschi, nel 1944): “Venne depositandosi in me la coscienza di un lato di incalcolabilità che mi allontanò da un Assoluto: mi sospinse sempre più a un rispetto del fragile, e a un dubbio sulle leggi e sui saperi. Costretto a decisioni dure e ineluttabili, e a fedi imperiose, mi trascinai dentro -come un ricordo perenne dell’incalcolabile- una prudenza, un rispetto di fronte alla debolezza. Mi portai nel petto a lungo -direi per sempre- quella domanda cocciuta di fronte all’altro. Ma che so io, davvero, di lui? Che conosco del suo andare, della sua vicenda?” (corsivi dell’autore). Ecco: a distanza di pochi giorni dall’ecatombe del Canale di Sicilia che con la sua portata getta una luce di amarezza sulla giornata di oggi, le parole di Ingrao ci invitano a riflettere intorno all’autoriduzione dell’ego e quindi, per logica conseguenza, sul sentimento dell’Altro che dovremmo poter provare (il che non vuol dire buonismo di cui abbiamo piene le tasche). Ci siamo compresi, immagino, di fronte a un movimento epocale di migranti da un continente all’altro che attualmente sta cambiando la Storia e all’interno del quale tutti siamo coinvolti, ci piaccia o meno. Registriamo per intanto la grande vocazione all’accoglienza e allo spirito di solidarietà della Perfida Albione (leggi gli inglesi, sic!) e i toni più sfumati della Merkel di giovedì scorso all’incontro urgente degli Stati Membri voluto da Renzi, dopo la tragedia in mare di sabato scorso. Ma dall’indimenticabile libro di Primo Levi Se questo è un uomo, estrapoliamo le seguenti parole, in conclusione:…”abbiamo imparato che la nostra personalità è fragile, è molto più in pericolo che non la nostra vita; e i savi antichi, invece di ammonirci ricordati che devi morire, meglio avrebbero fatto a ricordarci questo maggior pericolo che ci minaccia. Se dall’interno dei Lager un messaggio avesse potuto trapelare agli uomini liberi, sarebbe stato questo: fate di non subire nelle vostre case ciò che a noi viene inflitto qui.”. A noi come agli altri, ribadisco, come elemento perlomeno di riflessione. E comunque, Buona Festa, oggi: l’antifascismo per me come per tanti resta acquisizione storico-personale inalienabile.

2 Responses to “”

  1. Fiorella D'Ambrosio ha detto:

    Memoria, consapevolezza e coscienza civile, i temi sviluppati questa mattina a Chieti, nell’incontro tra studenti e cittadini per ricordare il settantesimo anniversario della Liberazione. Accuratamente scelte le letture di brani tratti da C.Calvino, B.Fenoglio, C.Pavese, C.Alvaro, N.Bobbio; di grande interesse l’intervento dello storico Filippo Paziente.Trasmettere la Memoria e’ un atto di educazione civile per la formazione della coscienza critica di tutti: giovani e adulti,nell’ottica della cosiddetta “Educazione permanente”.Ben vengano manifestazioni di questo genere! Sei d’accordo, Andrea? Un caro saluto, Fiorella.

  2. andreamariotti ha detto:

    Dire che concordo con te è dire poco, Fiorella. Bene hai fatto a comunicarmi quanto ho letto e potranno leggere i visitatori del presente blog. Un caro saluto

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