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Esattamente il 10 dicembre del 1975, Eugenio Montale ebbe a ricevere a Stoccolma dalle mani del Re di Svezia il Premio Nobel per la Letteratura. In merito al nostro grande poeta, impossibile non ripensare ad una sua lirica altissima quale

 

LA  CASA  DEI  DOGANIERI

 

Tu non ricordi la casa dei doganieri

sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:

desolata t’attende dalla sera

in cui v’entrò lo sciame dei tuoi pensieri

e vi sostò irrequieto.

 

Libeccio sferza da anni le vecchie mura

e il suono del tuo riso non è più lieto:

la bussola va impazzita all’avventura

e il calcolo dei dadi più non torna.

Tu non ricordi; altro tempo frastorna

la tua memoria; un filo s’addipana.

 

Ne tengo ancora un capo; ma s’allontana

la casa e in cima al tetto la banderuola

affumicata gira senza pietà.

Ne tengo un capo; ma tu resti sola

né qui respiri nell’oscurità.

 

Oh l’orizzonte in fuga, dove s’accende

rara la luce della petroliera!

Il varco è qui? (Ripullula il frangente

ancora sulla balza che scoscende…).

Tu non ricordi la casa di questa

mia sera. Ed io non so chi va e chi resta.

 

Eugenio Montale, poesia tratta dalle OCCASIONI (1939)

 

P.S. mi permetto di dedicare con doverosa agorafobia linguistica (che forse non sarebbe spiaciuta al grande Genovese in ciò maestro) tale poesia a R.; lucida lottatrice alla quale i suddetti versi sono particolarmente cari.

 

4 commenti su “

  1. Fiorella D'Ambrosio

    Inane è il tentativo di Montale di ripristinare, nel dialogo-monologo La casa dei doganieri”, una sintonia comunicativa tra se’ e la donna amata. Lo scorrere inesorabile del tempo che cancella ogni ricordo, rafforza il senso di solitudine e di incomunicabilità del poeta. Egli è solo a ricordare (“Tu non ricordi”, a tenere un capo di quel filo (“ne tengo ancora un capo…”). È smarrito, isolato dal mondo alla vana ricerca di un varco… Bellissima poesia, tra le piu’ alte espressioni liriche di Eugenio Montale, di cui tu, Andrea -e te ne siamo grati- ci hai riproposto la lettura nell’anniversario del Conferimento del Premio Nobel per la Letteratura ad una delle massime voci della poesia del Novecento. Un caro saluto. Fiorella

  2. andreamariotti Autore articolo

    Che dire, cara Fiorella, se non che questa poesia di Montale emana (credo di poterlo tranquillamente affermare) una forza evocativa incomparabile? dàteci un poeta alto, sublime (quello degli OSSI, delle OCCASIONI e della BUFERA) ma sorvegliatissimo, carico d’esperienza letteraria ed ecco quello che altrimenti sarebbe stato sentimentalismo risolversi qui, nei versi in oggetto, in un meraviglioso “non detto”, al di là di quanto è stato pur espresso con altezza di poetico ductus e severità e densità di pensiero. Mi permetto di aggiungere che la rilettura radicale e integrale della poesia del grande Genovese da me compiuta quest’anno e che ha implicato il mio testo critico recentemente apparso sul numero 62 della Rivista I Fiori del Male, mi ha convinto ancora più profondamente circa lo spessore incomparabile dell’insegnamento che Montale ci ha lasciato; ossia la necessità, per un poeta degno di questo nome, di un rapporto critico (non ossequioso) con la nostra grande tradizione poetica, prima e nell’atto stesso di “suonare” la propria musica. Sembra quasi banale quello che ho appena rammentato, ma in tempi come gli attuali forse non guasta ribadirlo. Dell’impegno morale di Eugenio Montale come unico vero impegno per chi scrive senza appiattirsi su questa o quella ideologia, inutile dire. Un affettuoso saluto

  3. monica martinelli

    Caro Andrea, il tuo articolo su Montale pubblicato sull’ultimo numero della rivista I fiori del male ha un’ampiezza e uno spessore davvero notevoli, perchè non è per niente semplice sintetizzare in meno di tre pagine l’essenza, l’impegno e il pensiero di un grandissimo poeta come Montale. Ne hai fornito elementi e analisi chiare ed esaustive.
    Grazie, saluti
    Monica

  4. andreamariotti Autore articolo

    Cara Monica, ti ringrazio di cuore per le tue parole. Poetessa di valore nonché redattrice di spessore della Rivista, sei anche persona generosa (qualità non di poco conto, in tutta evidenza). Un saluto affettuoso

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