strehler

“Mi ha dato la possibilità di vivere, lui più di chiunque altro”: così Giorgio Strehler a proposito di Montale nel gennaio 1976, alla vigilia di una lettura delle poesie del grande Genovese – insignito del Nobel per la Letteratura l’anno prima- presso Il Piccolo di Milano. Non che il poeta degli Ossi e delle Occasioni fosse ostinatamente contrario all’idea di Strehler; ma la sua riservatezza era nota a tutti, come del resto la preferenza per una lettura dei propri testi poetici con “gli occhi della mente”. In ogni caso una sua dichiarazione di allora attesta il favore con cui in ultimo ebbe ad accogliere l’iniziativa del grande uomo di teatro. Tutto ciò l’ho saputo oggi, prendendo in edicola lo storico primo numero del quotidiano La Repubblica appositamente ristampato per il quarantesimo “compleanno” del giornale. Come ho già sintetizzato in un tweet, La Repubblica fu davvero qualcosa d’innovativo nei primi suoi tre anni; per formato e quantitativo limitato di pagine a fronte d’una innegabile qualità dei commenti, delle interviste e delle notizie (al netto per esempio di quelle pagine “sportive” a partire dal 1979, sia pure sotto l’egida di Gianni Brera). Io leggevo in quegli anni ormai lontani La Repubblica; ed oggi, 14 gennaio 2016, non ho potuto fare a meno (da inguaribile passatista) della bilancia: sì, della bilancia, sfogliando cioè il suddetto, storico e sobrio primo numero del giornale senza la tentazione di disperdermi nei meandri del mastodontico quotidiano in cui esso si è trasformato quarant’anni dopo.

 

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