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Per gentile concessione della signora Olivia Labate, ho potuto scattare la foto della targa collocata all’interno dello stabile dove Carlo Emilio Gadda è vissuto negli ultimi suoi anni fino alla morte. Un piccolo pellegrinaggio letterario in effetti ho compiuto ieri, recandomi in via Blumenstihl  19 a Roma sulle tracce del “Gran Lombardo”. Andiamo con ordine. Il sabato precedente, con tempo buono, avevo camminato “sulla catena di Monte Mario” (come il romanziere suggestivamente scriveva in merito al luogo dove abitava, appunto in via Blumenstihl, “a centotrenta metri sul mare e a ottanta sul fiume”). Ora nella serata di lunedì scorso, su RAI 5, per I Grandi della Letteratura Italiana, ecco la puntata dedicata proprio a Carlo Emilio Gadda, peraltro ben fatta (una delle migliori di tale programma che seguo con attenzione da mesi). A questo punto da parte mia il passo è stato breve per riprendere in mano un capolavoro della forza di Quer pasticciaccio brutto de via Merulana. Sempre riferendomi alla suddetta trasmissione di RAI 5, non nascondo la mia emozione per il modo in cui Eugenio Montale parlava di Gadda; ossia con vera ammirazione neppure in parte contenuta. Un’ammirazione ricambiata appieno dallo scrittore-ingegnere (come rammenta Pietro Citati nel suo bellissimo Ricordo di Gadda quale premessa all’edizione del Pasticciaccio in mio possesso): Gadda che del grande Genovese amava soprattutto i versi delle Notizie dall’Amiata a suggello delle Occasioni (costituendo essi  innegabilmente un vertice di quel muovere della poesia verso la prosa senza diventar prosa, secondo quanto teorizzato da Montale stesso). Carlo Emilio Gadda muore nel 1973 ascoltando fino all’ultimo la lettura dei Promessi sposi, il romanzo adorato. Ma una cosa ancora, all’atto di concludere questa breve nota. Riandando al suindicato e bellissimo Ricordo di Pietro Citati, apprendiamo che il Pasticciaccio non piaceva a Pasolini. Trovo quindi opportuno citare qui la conclusione delle pagine dedicate dal poeta delle Ceneri al Pasticciaccio in Passione e ideologia (1958): “sicché, se per caso questo libro fosse rimasto nel cassetto dell’autore e fosse uscito fra trenta o quarant’anni, la sua attualità sarebbe stata identica, proprio perché in questo momento esso è un po’ inattuale, ma si presenta già come un valore assoluto -prodotto di un grandissimo cervello e di un cuore grandissimo- oggetto non già, idealmente, di critica militante, ma ormai di esame storiografico o di venerazione”.

2 Responses to “”

  1. Fiorella D'Ambrosio ha detto:

    Ho letto con interesse, Andrea, il tuo scritto su Carlo Emilio Gadda, uno dei prosatori piu’interessanti del Novecento, che ha rappresentato, attraverso i due importanti nuclei tematici della sua opera (quello autobiografico-psicanalitico e quello sociologico-storico) il senso drammatico della vita, il “male invisibile”, congenito alla realtà delle cose, ineludibile. Per quanto riguarda la nota critica di Pasolini in “Passione e Ideologia” sul “Pasticciaccio” di Gadda, in realta’ si colgono alcune espressioni che confermano il giudizio negativo espresso da Pasolini sul romanzo gaddiano. Ad esempio:”…incapacità tecnica di Gadda a fare (se non per allusione”) un racconto diretto, logico e storico… ” E, più avanti:”…La sua funzione non è critica: il suo realismo non può essere prospettivistico…”. Giudizio riscattato però dalle conclusive parole della suddetta nota critica di Pasolini, da te giustamente citate. Ciao, Andrea. Un caro saluto. Fiorella

  2. andreamariotti ha detto:

    Opportunamente, Fiorella, hai riportato alcune affilate e dense osservazioni del Pasolini di Passione e ideologia a proposito del capolavoro gaddiano. Nel rileggere tali osservazioni, sembra quasi che il grande scrittore e regista abbia chiamato a raccolta tutte le sue lucidissime risorse critiche al fine di motivare, a livello di tecnica del romanzo, un giudizio sostanzialmente negativo del Pasticciaccio. Ma, lo sappiamo bene, il poeta delle Ceneri è il primo a riconoscersi fin troppo fertile di contraddizioni (“Pasolini aveva scoperto molto presto che la ragione non serve ma va servita. E che soltanto le contraddizioni permettono l’affermazione della personalità”, scrisse Alberto Moravia il 9 novembre 1975); sicché in modo direi toccante Pasolini conclude la sua nota avversa al Pasticciaccio; e cioè con una apertura generosa del suo cuore di uomo e lettore del “Gran Lombardo”. Un caro saluto a te, Fiorella, con un ringraziamento per il tuo tempestivo e articolato commento.

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