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Con vivo piacere -dopo la presentazione del numero 63 dei Fiori del Male (quaderno quadrimestrale di poesia, cultura letteraria e arte) avvenuta martedì scorso 19 aprile a Roma- propongo ai visitatori del blog uno scritto di Monica Martinelli, poetessa e redattrice della Rivista, incluso nel suddetto numero (gennaio-aprile 2016):

Un viaggio dis-umano nei labirinti dell’in-giustizia: Ero nato errore di Nina Maroccolo e Anthony Wallace.

 

Ci sono incubi dove qualcosa di orrendo e terribile sembra avere il sopravvento e ci fa precipitare sopraffatti dalle tenebre. Ma ci sono realtà peggiori di qualsiasi incubo, proprio come quella di Anthony Wallace, il protagonista di questa storia ipereale ma poco realista. Come giustamente osserva la coautrice Nina Maroccolo nella quarta di copertina, il protagonista sembra provenire da uno dei romanzi del “sottosuolo” di Dostoevskij o Kafka, con lo stesso dolore estremo, inciso dalla durezza della realtà, stesso stare sospesi tra essere e nulla per affrontare l’angoscia quotidiana nella sfida del mondo. Viene da pensare anche alle dramatis personae dei romanzi sul ciclo dell’inettitudine di Svevo e Tozzi.  Quando l’intoppo, il precipizio costringono a toccare con mano il dolore e né i colori né la musica riescono a dare sollievo al cuore, lì si comprende la storia di Anthony…

Il libro Ero nato errore scritto a quattro mani da Nina Maroccolo e Anthony Wallace, edito nel 2014 da Pagine – Roma,  non è né un diario, né una biografia, né un romanzo, bensì la speranza di una nuova vita, e quindi di una nuova nascita, di un uomo perseguitato da un destino infausto, condannato a vivere nella solitudine del suo corpo per la crisi identitaria dovuta al suo stato civile registrato all’anagrafe che lo ha fatto sentire perennemente inadeguato e sbagliato. Il libro è composto da due parti che si intrecciano, due voci ugualmente e diversamente drammatiche e vibranti, quella scritta in un italiano stentato piena di sobbalzi e cruda intensità da Anthony, e quella più lirica scritta in modo struggentemente empatico da Nina Maroccolo, che dà anima e voce al protagonista  e che sembra aver realizzato con lui un folgorante transfert. Nina è scrittrice sensibile e densa che conosce le aporie psicologiche e sa bene che anche nell’inferno l’animo si può muovere con grazia e agilità per ardere di meno, seppure le ustioni lasciano cicatrici.

Confusione, umiliazione e disperazione sono padroni della vita di Anthony. Soffocato all’interno di una situazione di razzismo da cui consegue il suo disagio sociale, dove ormai l’indifferenza degli altri, o meglio l’esasperazione, nei confronti di chi è meno fortunato o più povero rappresenta l’intolleranza che scaturisce da altrettanta ignoranza e arroganza. Ma Anthony è diverso, lui è Lord Anthony Wallace, ha una tristezza nobile e gentile. E’ una creatura che muove a simpatia e tenerezza, sarà perché “ha un canto di gioia nelle tasche” o per questo suo spaesamento identitario (cioè essere uomo a tutti gli effetti, con tratti somatici maschili ma registrato all’anagrafe come femmina: Antonella Casaluci).  Indubbiamente la faccenda è a dir poco spiazzante e questa è la sua colpa, il suo peccato originale!  Anthony dice: “Ero nato errore. Dentro e fuori il vocabolario Zingarelli. Ero nato senza sesso.”  Non appartiene alla schiera dei balordi né tantomeno a quella dei delinquenti. Però è stato condannato a diciassette anni di carcere e detenuto a Rebibbia per la reiterazione del reato di furto (n.b.: piccoli furti in qualche supermercato e bed & breakfast fatti esclusivamente per sopravvivere).  All’età di 6 mesi viene affidato alle cure della zia Ann in Scozia, l’unica persona positiva che gli ha voluto veramente bene e a cui lui è stato fortemente legato. I ricordi belli e le sensazioni di felicità sono proprio quelli provati nei suoi primi anni di vita, ammirando i prati verdi, i colori e gli odori della Scozia, e soprattutto la presenza della amata zia che Nina descrive per lui: “Stanotte Mom mi rincalzerà le coperte, l’umido scomparirà improvvisamente. Sentirò per sempre il suo amore, il suo calore di lana. L’odore di talco tra le lenzuola, il suo viso di seta. Sì Mom, nel tuo bacio notturno riconoscerò la mia pelle. Nel tuo pianto commosso – la mia acqua.” Ma nel momento in cui i genitori tornano a prenderlo, all’età di quattro anni, costringendolo a seguirlo sebbene sia lui che la zia Ann non vogliano, lì comincia il suo calvario. Questa è solo la prima violenza della lunga serie che Anthony subirà.  La sfortuna si accanisce nei suoi confronti anche quando riesce  a scappare dalla terribile famiglia di origine, da quel padre Mostro come lui stesso lo chiama. Non riesce a trovare lavoro a causa  della sua (non) identità, nessuno ha cura di lui, né si interessa a lui per aiutarlo e procurargli del cibo. Lo cacciano i preti e anche quelli dell’Arcigay che anzi sfruttano il caso per farsi pubblicità, solo il suo cane Max a cui è tanto legato gli fa compagnia. C’è una coppia che lo prende a benvolere e cerca di aiutarlo, Domenico e Rossana, che Anthony non dimenticherà mai e a cui affiderà il suo amato cane. Persino la morte lo respinge, e per ben due volte! Dal suicidio quando in fondo al tunnel non riusciva più a vedere la minima luce, e dall’esplosione di un  tumore al cervelletto.. Miracolo del suo corpo-anima che si ribellava. Una vita sempre in fuga da una città all’altra dormendo per strada o dentro una macchina, ai limiti della sopravvivenza, mangiando avanzi per cani che chiedeva alle macellerie, oppure dentro e fuori dagli ospedali per chemioterapia e altre cure.

Mi ha colpito il fatto che Anthony raccontandosi nel libro non parla mai né di amori né di donne, solo di disperazione, solitudine e prevaricazione, e ne parla sempre con rassegnata fierezza. Così mi è venuto da pensare che non avesse mai conosciuto l’amore, almeno quello con la A maiuscola. Invece nell’intervista alla giornalista Susanna Schimperna ha affermato di essere un romantico, che l’amore è una cosa bellissima e in una donna cerca soprattutto la complicità e il rispetto.

Nina Maroccolo e Plinio Perilli, con il laboratorio di scrittura e poesia tenuto settimanalmente presso il carcere di Rebibbia, svolgono un compito delicato e socialmente utile: aiutano i detenuti a riappropriarsi delle loro esistenze, a identificare un proprio passo e un proprio posto rispetto a sé stessi e alla società; è un modo per uscire fuori dal recinto di quelle mura dentro le quali sono costretti. Paradossalmente Anthony ha trovato proprio in carcere una possibilità di catarsi e di tornare a rivivere, anche se in modo doloroso, la sua vita e tutte le sofferenze che ha sopportato, ma soprattutto lì ha ottenuto un po’ di quell’affetto, rispetto e dignità  che aveva sempre cercato invano. A cominciare dalle sue compagne di sventura del carcere (essendo detenuto nella sezione femminile, altra anomalia…): Daniela, Maria, Michela, Antonella, e tutte quelle menzionate nei ringraziamenti, le persone che lavorano lì, Nina Maroccolo che è stata la sua voce e la sua penna in questo libro coraggioso e forte e che ha deciso di raccontare la sua storia. Nina insiste e condanna, giustamente, la sproporzione fra la pena comminata e i furti di lieve entità da lui commessi e punta il dito contro la macchina della giustizia (che in tanti casi come questo si dovrebbe chiamare ingiustizia) italiana.

Leggendo questo libro mi sono sentita ferita, ci sono momenti e descrizioni molto toccanti, da far venire i brividi: la spietatezza del padre mostro, l’indigenza, la paura, la malattia. Mi sono chiesta come Anthony sia riuscito a farcela contro tutte queste avversità che la vita gli ha regalato. Avrei voluto abbracciarlo stretto per dimostrargli che non è solo, che il suo caso ha trascinato Nina, la giornalista Susanna Schimperna che ha scritto un articolo risoluto e si è appassionata alla vicenda, e le tante persone che come me hanno letto la sua storia e si sono commosse, emozionate e indignate per questa società civile così ingiusta e matrigna. Se c’è uno più debole che subisce, c’è per forza qualcun altro che è più forte e vuole esercitare il suo potere. Anthony conosce bene la violenza. La prima persona a perpetrarla contro di lui è stato il padre-Mostro che lo picchiava selvaggiamente quando non gli ubbidiva e lo torturava fino a lasciargli lividi sul corpo e nell’anima.  Lo stesso che gli aveva regalato la sua identità sbagliata  – doppio danno! – dopo essere stato messo al mondo senza volerlo: “Mi conciliava umano  pensarmi cane. Poco più di un cucciolo”, scrive Nina per lui. E ancora lei nell’ultimo capitolo intitolato UN’OSCILLAZIONE CHIAMATA GIUSTIZIA (prima di un’Appendice dove sono state minuziosamente raccolte la lunga serie di sentenze che hanno ripetutamente condannato Antonella Casaluci), abbandonati i “panni” di Anthony, scrive: “Mi sento vuota e inadeguata, perpetuamente immersa in un’ampolla notturna, là dove i sogni si apparentano con gli inganni, i conflitti, l’irreversibilità del nostro destino.  La notte, la notte ha un ritmo rallentato.. Ci finiamo dentro sognando di tornare indietro nel tempo, con quel gesto disperato e ultimo che è il risalire dei fragili..”.

Con la speranza che l’avvocato che ha preso a cuore il suo caso lo possa aiutare quanto prima ad abbreviare il periodo di detenzione e che la macchina tritapersone della giustizia si renda conto dell’abnormità della pena inflittagli.

 

 

Monica Martinelli

 

5 Responses to “”

  1. Monica Martinelli ha detto:

    Caro Andrea, ti ringrazio molto per questo pensiero gentile e gradito. Mi fa molto piacere essere qui con questo articolo che ho scritto dopo aver letto questo intenso libro che mi ha colpito molto per la storia umana che descrive ed evidenzia; con tutte le avversità e contraddizioni che a volte siamo costretti ad affrontare. Grazie anche a nome di Nina Maroccolo, che ha saputo così appassionatamente descrivere ciò che è accaduto a Anthony Wallace. E grazie a Anthony per questa lezione di vita.
    Saluti
    Monica

  2. andreamariotti ha detto:

    Cara Monica, colpito dal tuo scritto così incisivo ed asciutto nel mettere a parte i lettori de I fiori del Male della lacerata esistenza di Anthony Wallace, ho creduto opportuno nonché doveroso proporlo con il tuo consenso nel presente blog. Anthony ci rammenta che pur tante volte caduti dobbiamo e possiamo rialzarci; noi, gli umani. Un saluto a te e a Nina Maroccolo, ricca d’umanità e di empatia nel suo impegno concreto di solidarietà e scrittura.

  3. Nina Maroccolo ha detto:

    Caro Andrea,
    ti ringrazio moltissimo per aver portato la storia di Anthony qui, sul tuo sito.
    Lo scritto attento e sensibilissimo di Monica Martinelli è strordinario. Lei è riuscita, con grande cuore, a entrare nei meandri più oscuri di questa tragica vicenda, lo ha fatto leggendo poco più di 80 pp, senza mai aver incontrato personalmente Anthony.. E non è facile.
    Il libro rivela l’essenziale, non mostra niente di scontato o che può indurre al facile sensazionalismo (soprattutto giornalistico).
    Monica comprende il dolore, lo sente e lo avvicina. Ci vuole coraggio.

    A lei sono grata. E grata sono a te, Andrea, per averci ospitato con premura.
    Un abbraccio carissimo,

    Nina Maroccolo

  4. andreamariotti ha detto:

    Cara Nina, questo tuo intervento mi fa molto piacere, avendo saputo trasmettere Monica Martinelli a mezzo del suo scritto il senso asciutto e dolente ma reattivo di una storia di sofferenza lancinante. Credo fermamente nell’essenzialità del libro, nel suo tenersi assolutamente distante da ogni sensazionalismo in quanto modellato (si percepisce dallo scritto di Monica) sulla verità e sulla solidarietà amorevole e costruttiva. E dunque ti saluto anch’io con gratitudine e con un abbraccio

  5. monica martinelli ha detto:

    Ciao Nina,
    facciamo il tifo per lui e la sua vicenda con la sperenza che la giustizia riesca a far funzionare il buon senso..
    Un forte abbraccio a te e a Anthony!

    Monica

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