Saba

Il 25 agosto del 1957 moriva Umberto Saba. Del grande Triestino non può non venirmi in mente la seguente e famosa poesia, appropriata forse in queste giornate di lutto per il disastroso terremoto che ha sconvolto il centro Italia nella notte tra il 23 e il 24 agosto:

 

LA  CAPRA

 

Ho parlato a una capra.

Era sola sul prato, era legata.

Sazia d’erba, bagnata

dalla pioggia, belava.

 

Quell’uguale belato era fraterno

al mio dolore. Ed io risposi, prima

per celia, poi perché il dolore è eterno,

ha una voce e non varia.

Questa voce sentiva

gemere in una capra solitaria.

 

In una capra dal viso semita

sentiva querelarsi ogni altro male,

ogni altra vita.

 

poesia di Umberto Saba, tratta dalla raccolta Casa e campagna (1909-1910) e poi nel Canzoniere

 

4 Responses to “”

  1. Fiorella D'Ambrosio ha detto:

    La poesia “La capra” di Umberto Saba da te proposta oggi, un giorno drammaticamente significativo, Andrea, e’ la trasfigurazione in versi della vita, della condizione esistenziale dell’uomo, della condivisione del dolore che affratella gli esseri viventi: condivisione avvertita con maggior forza in queste ore in cui tutti noi piangiamo le vittime del devastante terremoto nel Centro Italia. Un caro saluto.

  2. andreamariotti ha detto:

    Anche a te il mio affettuoso saluto, Fiorella, nella condivisione del dolore per le vittime di questo nuovo e grave sisma.

  3. Franco Campegiani ha detto:

    Carissimo Andrea, l’esperienza del dolore affratella tutti gli esseri viventi, riuscendo a rendere solidali tra di loro persino gli umani. La grandezza di questa poesia sta qui e fai benissimo a proporla in giorni di immenso dolore e pianto come quelli attuali. La natura non è soltanto fonte di orribili sciagure, se la riflessione su una semplice ed umilissima capra può sottolineare e smuovere quei sentimenti di fraternità, comuni a tutto il creato, che l’uomo così facilmente dimentica in condizioni di vita “normali” (si fa per dire): in condizioni ossia di egoistica opulenza e di materialismo sfrenato. Il male purtroppo è nocivo, ma non è soltanto nocivo se riesce a smuovere queste positive energie di fratellanza universale. Mi rendo conto che il mio discorso può apparire brutale, ma ti assicuro che non lo è. Un caro abbraccio.

  4. andreamariotti ha detto:

    Concordo con te, carissimo Franco, circa la conclusione del tuo ragionamento: più che brutale, realistica a ben guardare. Veramente brutale a mio avviso a fronte di questa ennesimo tragico sisma è lo schiaffo in faccia che tutti abbiamo ancora una volta ricevuto, dovendo prendere atto una volta di più dell’omessa crescita civile del nostro paese; nei termini di quella cultura della prevenzione assente nelle istituzioni come nei cittadini. Andiamo più in profondità, però, al di là di quanto ho appena rammentato e peraltro osservato da più parti. Credo -in tutta evidenza- che il sistema/Italia sia più che mai bloccato da decenni, a livello socio/politico culturale; ciò comportando la cristallizzazione di quella tendenza al bene che coesiste nell’animale sociale assieme alle innegabili opposte pulsioni…sicché una rovinosa scossa di terremoto, oltre a placare temporaneamente fortissime tensioni nelle viscere della terra, ha per l’appunto a casa nostra il potere di liberare la suddetta energia positiva. Ecco perché nella fase iniziale dell’emergenza non siamo secondi a nessuno, con uno spirito di abnegazione senza pari. Ma il problema è quello di non farne uno slogan, uno scudo, di tale spirito; bensì prendere spunto da esso per programmare alla svelta un PAESE ADULTO, PIU’ MODERNO. L’Aquila 2009, Emilia 2012, Italia centrale 2016: queste date ravvicinate non sono fin troppo eloquenti? Non vuol essere una citazione letteraria la mia, Franco, in un momento come questo (figuriamoci!), ma davvero: “Ahi serva Italia, di dolore ostello…” e sine die, a quanto sembra. Un abbraccio anche da parte mia

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