La foto da me scattata ieri all’interno del Camerino (presso il Palazzo Odescalchi di Bassano Romano) adorno delle Leggende di Diana affrescate dal Domenichino (1609) induce senz’altro a rileggere il passo delle Metamorfosi laddove Ovidio narra la disgrazia del povero Atteone (cacciatore nipote di Cadmo), colpevole di aver veduto Diana nuda mentre faceva il bagno ( “cliccare” per ingrandire, a/m):

 

Sebbene fosse

premuta dalla folla delle sue compagne,

si volse di fianco e girò indietro

il viso; avrebbe voluto aver  pronte le frecce-

prese quello che aveva, l’acqua, e ne bagnò il volto

dell’uomo e, inondando i capelli del fiotto

vendicatore, aggiunse parole presaghe di futura rovina:

“E adesso racconta pure, se potrai farlo, d’avermi

vista senz’abito”. E senza aggiungere altre minacce,

dà al capo spruzzato lunghe corna di cervo

 

OVIDIO,  LE METAMORFOSI, III, 185-194 (traduzione di Guido Paduano)

 

 

2 Responses to “”

  1. Fiorella D'Ambrosio ha detto:

    Una felice occasione per rinfrescare la memoria dei nostri studi classici”…quamquam comitum turba est stipata suarum/ in latus obliquum tamen adstitit oraque retro/ flexit et, ut vellet promptas habuisse sagittas,/ quas habuit, sic hausit aquas vultumque virilem/ perfudit spargensque comas ultricibus undis/ addidit haec cladis praenuntia verba futurae:/ “nunc tibi me posito visam velamine narres,/ sit poteris narrare,licet!”. Nec plura minata/dat sparso capiti vivacis cornua cervi/…” dal poema epico-mitologico “Le Metamorfosi” di Ovidio, una delle opere più originali della letteratura latina: vera e propria epopea del mito, di straordinaria ricchezza inventiva e potenza narrativa. Ne è un esempio l’episodio della vendetta di Diana sul cacciatore Atteone, trasformato in cervo per avere osato guardarla “senz’abito nell’acqua”, come dai versi 185-194 (libro III), sopra citati. Piacevole rilettura da te -Andrea- garbatamente suggerita, del testo latino in oggetto. Un caro saluto.

  2. andreamariotti ha detto:

    Benissimo hai fatto, Fiorella, a citare i versi ovidiani splendidamente raffigurati dal Domenichino nell’affresco da me ammirato. Un caro, affettuoso saluto

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