“Piove e siamo all’osteria,

ed in una terra come questa,

dove non abbiamo né che fare

né che vedere” (Annibal Caro)

                                                                                        

 

PASQUA  DI  RESURREZIONE

 

Filtravano.

Dalle crepe

del nulla,  filtravano

nell’apparenza.

 

Ombre scure,

sùbito schiarite in forme

e colori.

 

Figure

familiari.

 

Fecce

da coltello.

 

Nel campo

d’una rosa, la vipera

-rattratta- lingueggiava

bifida.

 

Il cuore

ne sobbalzava.

 

Inutile

cercar d’alzare il bicchiere.

 

Di colpo, lo riabbassava

-imperativo- il calo

della luce.

 

La brulla

risorgenza.

 

Il nulla.

 

Il calendario segnava:

Pasqua di Resurrezione.

 

La mente -in vino- riapprodava

nel porto della sua interdizione.

 

 

GIORGIO  CAPRONI (poesia tratta da  IL CONTE DI KEVENHŨLLER, 1986)

 

 

 

2 Responses to “”

  1. Fiorella D'Ambrosio ha detto:

    Rappresentazione dell’Antipasqua, piuttosto che della Pasqua e’ stata definita la poesia di Giorgio Caproni, tratta da “Il conte di Kevenhueller”, da te postata sul blog, Andrea. Nel testo,non sono presenti temi che preludono alla festivita’ in oggetto, ma soltanto negazione e divieti: la rosa che rappresenta la primavera e’ insidiata da una vipera; “cali di luce” spengono ogni tentativo di esultanza e poi “la brulla risorgenza”, il nulla…Soltanto sul calendario, il segno della Pasqua di Resurrezione! Il componimento e’ in perfetta sintonia con il tono ironico e melodrammatico della citata silloge, ma a noi oggi, vigilia della Pasqua, piace anche ricordare le parole di Karol Wojtyla nella sua composizione poetica “Veglia pasquale 1966″: V’e’ una Notte in cui vegliando al Tuo sepolcro, più che mai siamo chiesa/ e’ la notte in cui lottano in noi disperazione e speranza:/…In questa Notte il rito della terra si ricongiunge al suo inizio,/ mille anni come un’unica Notte: Notte di veglia al Tuo sepolcro…” Un caro saluto.

  2. andreamariotti ha detto:

    Hai detto benissimo, Fiorella: una vera e propria Antipasqua rappresenta la poesia in oggetto di Giorgio Caproni da me proposta. Ragion per cui risulta opportuno giustapporre idee differenti relative alla festività di domani: vale a dire i versi di Karol Wojtyla da te citati, così in contrasto con quelli del “cerimonioso dicitore del nulla” (Caproni secondo Italo Calvino, in sintesi). Un caro saluto assieme ai miei rinnovati auguri

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