Oggi, 29 giugno 2017, in occasione del genetliaco leopardiano, propongo ai lettori il seguente passo estrapolato dal Dialogo di Tristano e di un amico (1832), posto a conclusione della seconda edizione delle Operette (1834)…a/m:

…Ma per tornare al proposito del libro e de’ posteri, i libri specialmente, che ora per lo più si scrivono in minor tempo che non ne bisogna a leggerli, vedete bene che, siccome costano quel che vagliono, così durano a proporzione di quel che costano. Io per me credo che il secolo venturo farà un bellissimo frego sopra l’immensa bibliografia del secolo decimonono; ovvero dirà: io ho biblioteche intere di libri che sono costati quali venti, quali trenta anni di fatiche, e quali meno, ma tutti grandissimo lavoro. Leggiamo questi prima, perché la verisimiglianza è che da loro si cavi maggior costrutto; e quando di questa sorta non avrò più che leggere, allora metterò mano ai libri improvvisati. Amico mio, questo secolo è un secolo di ragazzi, e i pochissimi uomini che rimangono, si debbono andare a nascondere per vergogna, come quello che camminava diritto in paese di zoppi. E questi buoni ragazzi vogliono fare in ogni cosa quello che negli altri tempi hanno fatto gli uomini, e farlo appunto da ragazzi, così a un tratto, senza altre fatiche preparatorie. Anzi vogliono che il grado al quale è pervenuta la civiltà, e che l’indole del tempo presente e futuro, assolvano essi e i loro successori in perpetuo da ogni necessità di sudori e fatiche lunghe per divenire atti alle cose.

 

GIACOMO  LEOPARDI

 

P.S. il passo in oggetto è tratto da OPERETTE MORALI, in LEOPARDI, Tutte le poesie e tutte le prose a cura di Lucio Felici ed Emanuele Trevi (Edizione integrale diretta da Lucio Felici) Roma, Newton Compton Editori, rist.2016

 

 

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