INTORNO A FEMMINE CHE MAI VORRESTE COME AMICHE di Manuela Minelli, La Vita Felice Editore, 2014

 

La lettura della succitata raccolta di racconti di Manuela Minelli, scrittrice e giornalista, ha suscitato in me piacere e interesse. Si tratta di un libro di non molte pagine ricco però di narrazioni particolarmente dense ed efficaci, dalle quali traspare l’istintiva e profonda capacità d’immedesimazione dell’autrice col vissuto dolente delle sue femmine. Una raccolta in sintesi dalla parte del salato e dell’amaro al retrogusto del lettore, quasi spiazzato dal ritmo travolgente e leggero della scrittura. Così dicendo mi accorgo di essere già arrivato al punto che mi preme. Motivare cioè senza svolazzi e in poche parole sul piano dello stile le ragioni del mio apprezzamento circa i racconti in oggetto. In essi è individuabile in sostanza una divaricazione evidente di significanti e significati; giacché la serenità formale della prosa della Minelli è finalizzata a veicolare -e quindi a potenziare per contrasto nella resa comunicativa- mondi interiori ed eventi sovente tragici: donde i suddetti effetti moltiplicati al palato di chi legge. Questa scrittrice frizzante e fluida, forte di una umanità cordiale nel senso etimologico del termine, si conquista pertanto di racconto in racconto uno sguardo di falco sul reale. Ma non è tutto. Bisognerebbe qui aggiungere le vibrazioni d’ipertesti percepibili all’occhio attento come nel caso dei racconti Le cose spostate e Rugantino e le alghe (nel primo dei due un’atmosfera pirandelliana che avvolge la signora Marisa alla ricerca del senno perduto; nel secondo, un’eco del Pasticciaccio a fronte degli effetti grotteschi prodotti dal monologo in vernacolo del protagonista ucciso e immerso nel lago di Castelgandolfo). Tuttavia il presente brevissimo scritto non può trascurare la vera gemma del libro riferendomi al racconto Gala, toccante cronaca della macabra voglia di leggerezza della protagonista vittima di una grave forma d’anoressia. Qui la prosa di Manuela Minelli risulta fortemente icastica, ovvero tesa all’esattezza, ripensando alla terza delle calviniane LEZIONI AMERICANE. Un’esattezza raggiunta dall’autrice in quanto capace di accantonare coerentemente il patetico in favore di una impassibile e quasi scientifica scansione del tempo, del pochissimo tempo rimasto alla ragazza con la “tartaruga appesa all’ombelico”.

 

Andrea Mariotti

 

 

 

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