Note letterarie

 

Echi del Decadentismo e del Crepuscolarismo nella prima produzione poetica di Salvatore Quasimodo

 

Si sa che i giovani artisti nelle loro prime opere non sfuggono quasi mai ai richiami e alle sollecitazioni letterarie di poeti e scrittori già affermati. Nel caso specifico, Quasimodo risente in “Acque e terre” degli influssi pascoliani, dannunziani e dei crepuscolari. Come esempio iniziale, vorrei citare la prima terzina della lirica “I morti” (che figura nella pergamena del Premio Nobel ricevuto da Quasimodo nel 1958) e cioè: “Mi  parve s’aprissero voci / che labbra cercassero acque,/ che mani s’alzassero a cieli “; e’ innegabile una musicalità che ci riporta ai due grandi decadenti italiani ed in particolare al D’Annunzio del Poema Paradisiaco (“Le mani“). E così, nella poesia “Nessuno“, ritroviamo -accanto a qualche eco ungarettiana- tutta la poetica del Pascoli e le malinconie di Corazzini. Sicure parentele con Gozzano, si possono individuare inoltre nei seguenti versi della poesia “Ritorni ” di Quasimodo: “Sotto il capo incrociavo le mie mani / e ricordavo i ritorni: / odori di frutta che secca sui graticci,/ di violacciocca,di zenzero ,di spigo / quando pensavo di leggerti, ma piano ,(io e te, mamma, in un angolo in penombra)” …Riassumendo, vorrei dire che tutta l’esperienza familiare e siciliana di Salvatore Quasimodo irrompe negli schemi lirici di “Acque e terre“, dove – accanto ad una ricerca di espressione personale e classica, che ha fatto parlare di una grecità siciliana -ritroviamo evidenti richiami letterari che riaffioreranno, insieme ad altre nuove suggestioni culturali, anche nelle successive raccolte del poeta.

 

Fiorella D’Ambrosio

 

 

 

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