(“cliccare” per ingrandire”)

 

IL PRIMO FONTE DELLA FELICITA’ UMANA NELLE STORIE DI PINELLA GAMBINO

 

Un nuovo tuffo nella fantasia è senz’altro questa storia di Pinella Gambino successiva a quella di Martino (il cavalluccio marino che credeva di essere un bambino). Una soffusa poeticità intride infatti la vicenda di Rotolina, staccata dalla “madre” per “piccole fratture”, “erosioni del vento e della neve” in montagna e precipitata in un fondovalle focalizzato sulla vita scolastica di ragazzi avvelenati dal bullismo. Come dire un freudiano scontro (dominato dalla scrittrice siciliana) fra il principio di piacere – “nell’ascoltare racconti…poiché porgendo l’orecchio a cose gustose svaporano gli affanni” (dal Racconto dei racconti di Giambattista Basile)- e il principio di realtà, in quanto agli occhi della piccola roccia consapevole si dischiude un mondo fatto di soprusi, incomprensioni e finanche angosce degli umani. La presente prefazione non intende negare al lettore il piacere di scoprire nei particolari l’intreccio della storia di Rotolina; più importante mi sembra chiedersi se il testo in oggetto, da ascrivere alla “letteratura per ragazzi” – testo nel quale Pinella Gambino trasfonde davvero il suo talento antico, in qualche modo prelogico– non vada bene anche per gli adulti. Ebbene, la risposta non potrà che essere positiva; nel senso che, in chiave antropologica, nelle storie della Gambino l’odierna e arrogante cultura delle immagini che ci tiranneggia -così efficacemente analizzata da Vittorino Andreoli in suo profetico saggio del 2007 dal titolo La vita digitale– viene felicemente contrastata dal flusso potente dell’immaginazione. Ascoltiamo in merito Giacomo Leopardi: “L’immaginazione come ho detto è il primo fonte della felicità umana. Quanto più questa regnerà nell’uomo, tanto più l’uomo sarà felice. Lo vediamo nei fanciulli…” (Zibaldone, 168; luglio 1820). Nella storia di Rotolina quasi irresistibile si rivela -a partire dalla minuscola pietra, frutto d’intuizione creaturale della Gambino- la forza di personificazione capace di far parlare torrenti, aquile, castori e gufi; in quell’ambiente di montagna governato da un principio d’armonia e improvvisamente inquieto per le vicissitudini cui è andata incontro la piccola, pietrosa sorellina. Chi scrive è stato particolarmente colpìto da quanto succede nel capitolo settimo all’aquila Grisilde una volta che si è alzata in volo in soccorso di Rotolina: “ Iniziò a volare a bassa quota, seguendo le curve del torrente. Perbaccolina alata -si disse- quante meraviglie possiede la terra! E si abbassò fin quasi a sfiorare le cime degli alberi, mentre la panoramica si allargava sugli animali al pascolo. E quei colori…quel verde, giallo e marrone che sfumando si mischiavano, davano origine ad un tappeto di velluto, dove nessun colore primeggiava, ma tutti insieme allargavano il cuore. Era il respiro della vita…e per un attimo Grisilde si scordò di cosa era venuta a fare, e del compito che le era stato appena affidato”. Ecco, nell’improvviso “vuoto di memoria” di Grisilde, aquila leggermente svampita, si può forse cogliere l’acme di quella soffusa poeticità vibrante nelle pagine della Gambino; senza superficiale approccio circa la vicenda di Tino (il ragazzo vittima di bullismo): vicenda debitamente integrata in un testo di fantasia comunque orientato a far riflettere sul mondo reale. Non è difficile in conclusione prevedere sviluppi sempre più interessanti dell’arte narrativa di Pinella Gambino, che ringraziamo per questo suo dono frutto di autentica ispirazione.

 

 

Andrea Mariotti (2016)

 

 

 

3 Responses to “”

  1. monica ha detto:

    Bella e stimolante questa prefazione ad un libro che appare molto interessante e utile (non solo da un punto di vista psico-pedagogico) nel far riflettere su un problema sociale che affligge tanti giovani e giovanissimi; lo fa in modo favolistico – e ben sappiamo quanto le antiche favole fossero portatrici di verità e saggezza – per connotarlo di leggerezza e per renderlo così appetibile anche ai più piccoli, che sono poi quelli più vulnerabili.
    Complimenti a te e alla brava autrice Pinella Gambino

  2. andreamariotti ha detto:

    Ti ringrazio per questo tuo commento, Monica, quanto mai appropriato nel cogliere la felicità di un libro -quello di Pinella Gambino- che dentro l’involucro della favola racchiude una ferma presa di coscienza di un fenomeno diffuso e inquietante, scrutato dall’occhio “clinico” di una docente di scuola dell’infanzia -l’autrice- con tutta la veridicità del caso. Un caro saluto

  3. pinella gambino ha detto:

    Grata alla cara Monica per il generoso commento al mio libro, mi unisco a lei nell’elogio alla tua impareggiabile prefazione, carissimo Andrea.

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