La notizia di ieri del braccialetto elettronico di cui dotare prossimamente i dipendenti da parte di Amazon mi ha fatto ripensare all’eredità a parer mio più fertile oggigiorno di Pasolini, ovvero al succo degli Scritti corsari e delle Lettere luterane vibranti di “furore paolino” (così Enzo Siciliano nella sua biografia sul grande scrittore e regista più volte ristampata e accresciuta). Vengo subito al dunque. Pur non essendo stato il primo a formularla -e Franco Fortini non mancava di sottolinearlo con ostilità- Pasolini nei suddetti testi ha insistito con grande, particolare e inesausta passione circa una inquietante dicotomia: sviluppo/progresso; nel senso che lo sviluppo tecnologico è ben altra cosa rispetto al progresso di civiltà (al punto che questo stesso progresso può marciare in direzione opposta rispetto al primo, finanche nei termini di una regressiva barbarie)…dicotomia che  ci induce a dire tertium non datur, alludendo amaramente all’uomo in base alla notizia in oggetto (relativa all’inevitabile robotizzazione del lavoro, da governare piuttosto che subìre si auspica, nel presente e in futuro).

 

 

Andrea Mariotti

 

 

One Response to “”

  1. Fiorella D'Ambrosio ha detto:

    Il braccialetto elettronico -dispositivo progettato dalla società Amazon- e’ divenuto l’argomento del giorno. Il mondo dell’imprenditoria, i politici, le organizzazioni sindacali sono in fermento; la polemica e’ aperta: dovrà servire (il braccialetto elettronico) a rendere piu’efficiente il lavoro dei dipendenti o a monitorare le attività di questi ultimi, controllandoli indebitamente, mettendo in discussione la dignità e il rispetto della persona? In un clima di allarmismo generale, si parla addirittura di un “brevetto schiavista”! Mi giunge, per l’attualita’ dell’argomento, particolarmente gradito il tuo scritto, Andrea, in cui trovo interessante e appropriato il riferimento al “furore paolino” (citazione di E.Siciliano ) che si coglie negli “Scritti corsari” e nelle” Lettere luterane” in cui Pasolini dà una lettura “disillusa e cupa” del progresso all’indomani del “boom economico”degli anni 60: “un progresso inteso come falso progresso”.

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