E’ sempre un momento di smarrimento quello che si prova dopo avere abitato in un bel libro. Trattasi nella circostanza di Die Welt von Gestern ovvero Il mondo di ieri, di Stefan Zweig, 1942 (testo autobiografico fra i più tipici riguardo al dissolvimento della compagine asburgica). Zweig, di famiglia ebraica altoborghese, letterato poliglotta dalla raffinata cultura, scrittore di grandissimo successo tradotto in vari paesi, nonché amico di spiriti illustri della sua epoca, non ci ha lasciato a conti fatti creazioni indimenticabili (per certo estenuato e superficiale estetismo oggettivamente palese). Ma, in tutta evidenza, come non sentire caro il suddetto e comunque notissimo suo libro nelle cui pagine si snoda la storia europea dalla vigilia del primo conflitto mondiale fino ai giorni londinesi dello scrittore (giorni nei quali l’Inghilterra dichiara guerra alla Germania di Hitler)? In effetti a mezzo di uno stile disteso Zweig, con questi suoi “ricordi di un europeo”, offre al lettore ritratti intensi di scrittori e artisti di primaria grandezza: Rilke, ad esempio, sconvolto dal rumore nella sua ipersensibilità; Rodin, di tutto diméntico nel momento in cui scolpisce; Richard Strauss capace di governare quotidianamente la propria ispirazione con la metodicità di un ragioniere; Freud riparato a Londra dopo l’Anschluss e vicino alla morte ma con gli occhi vigilissimi e inespugnabili fino all’ultimo. Notevoli soprattutto le pagine finali del Mondo di ieri, laddove l’autore, già nella condizione interiore dell’apolide alla vigilia del 1939, viene raggiunto in Texas ascoltando la radio da un violento discorso di Hitler (come dire la veste ante litteram del bombardamento on line che ci toglie oggi pace e serenità). Sì, davvero un libro affascinante, quello di Stefan Zweig, nel suo raccontare con lucida nostalgia la Finis Austriae, la dissoluzione di un mondo di bellezza in cui ardeva la passione intellettuale di spiriti senza frontiere.

 

 

Andrea Mariotti

 

 

 

2 Responses to “”

  1. Fiorella D'Ambrosio ha detto:

    “L’arte può essere di conforto, a noi, i singoli. Ma non può nulla contro la realtà” e’ una frase che mi colpì segnatamente nel corso della lettura (a suo tempo) del” Die Welt von Gestern” di Stefan Zweig: il libro dei ricordi in cui l’autore, nel darci un’immagine dettagliata e suggestiva dell’era austro-asburgica al crepuscolo, parla di se’, della sua infanzia, dei suoi studi, delle sue amicizie con scrttori e artisti, quali Rainer Maria Rilke, James Joyce, Sigmund Froid, Luigi Pirandello, Salvador Dali’, Richard Strauss. Ma particolarmente toccanti -mi sento di dire- sono le ultime pagine del libro, pervase di amarezza, di inquietudine, di angoscia da parte dello scrittore per la sua condizione di “apolide”, di uomo privato della patria, dei propri diritti, della propria libertà. La tua nota, Andrea, non poteva giungere più gradita!

  2. andreamariotti ha detto:

    Ti ringrazio, Fiorella, per le tue parole e per questo tuo commento in merito a un libro che da me letto soltanto ora, è stato assaporato così come forse consente l’età matura, anche e soprattutto a fronte della povertà del nostro tempo in termini di idee e slanci spirituali. Un caro saluto

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