Note letterarie

 

 

Il Premio Strega che nella sua LXXII edizione ha visto vincitore quest’anno il romanzo di Helena Janeczek “La ragazza con la Leica”, ha riproposto alla nostra attenzione il tema delle trasformazioni di questo genere letterario nel tempo, riaprendo uno dei dibattiti più accesi tra scrittori, critici e pubblico: la questione della lingua.

 

“Mi sembra che il problema del linguaggio del romanzo sia esistito dal momento in cui è esistito il romanzo, il racconto ” dice in merito lo scrittore francese Pierre Gamarra, che aggiunge: “…si capisce che il narratore ha una certa attitudine creatrice, attiva. Egli inventa per il nostro piacere o per la nostra emozione. Inventa scene, visi, ma anche accoppiamenti di parole, urti di parole, sussurri o brontolii di frasi…lavora alla creazione della lingua, non solo per il piacere di creare ma per l’uso dell’avvenire. Egli crea l’avvenire e l’avvenire della creazione.” Credo si possa condividere il concetto secondo cui “non ci sarebbero più parole se non ci fossero più narratori “. Le parole, dunque, sono creatrici e narrare non è informare, “dire le cose”, ma esprimere con chiarezza le proprie “visioni”, le proprie “percezioni”. Spesso ci si chiede se il romanzo, essendo un genere letterario, possa essere portatore di poesia. Io penso, come molti lettori, che il narratore sia anche un poeta, mentre il poeta non è sempre, anche narratore. E vorrei concludere, richiamandomi al Premio Strega, con la citazione di un passo -tratto dal numero 474 di “Europe” (1968)- dello scrittore francese Alexandre Arnoux relativo ai problemi del romanzo contemporaneo: “un giorno genere di modeste aspirazioni, di semplice divertimento, ha invaso tutto, e oggi rappresenta una parte enorme, smisurata perfino della produzione letteraria: esso ha assorbito totalmente l’epopea, ha insolentemente gustato le memorie e le confessioni, il saggio, la storia, la dissertazione politica ed anche economica, la filosofia, l’introspezione. E’ un bene o un male? Non saprei dirlo con sicurezza…”

 

 

Fiorella D’Ambrosio

 

 

 

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