Sul “Tema con variazioni” della sonata k 284 per pianoforte di W.A. Mozart

 

Questo “Tema con variazioni ” appare per la prima volta nelle sonate mozartiane (terzo movimento della partitura in oggetto). La penultima di tali variazioni è davvero stupenda. Non a caso Glenn Gould, assolutamente contrario al genio di Salisburgo, ebbe a dire al riguardo: “Credo che nessuna serie di Variazioni di Beethoven (comprese le Diabelli) presenti mutamenti d’umore così frequenti e così sottili come queste, dove si realizza una straordinaria sintesi”. Il pianista canadese, indimenticabile interprete di J.S.Bach e fin troppo “provocatorio” nei confronti di Mozart, aggiunge infatti: “ Non è che a me non piaccia Mozart. Peggio, lo disapprovo, e con lui le sue maniere mondane. Ci sono però delle eccezioni…Amo il primo Mozart, ne vado davvero pazzo. E’ una gioia per me suonare la Sonata K284…E’ davvero una Sonata superba -di gran lunga il meglio del pianoforte di Mozart- infinitamente migliore comunque di tutto ciò che ha composto nel periodo cosiddetto adulto”.

 

Andrea Mariotti

 

 

2 Responses to “”

  1. Fiorella d'Ambrosio ha detto:

    Delicatezza e grazia, intensità e potenza creativa -tratti distintivi delle composizioni mozartiane- caratterizzano la sonata per pianoforte in Re maggiore (K 284) nei suoi tre movimenti, nell’ultimo dei quali (“Tema con variazioni”, il genio salisburghese raggiunge vette altissime per forza inventiva e intensita’di sentimenti. A buona ragione, Glenn Gould -musicista tra i più critici di Mozart- ha giudicato (come tu, Andrea, ci ricordi) le dodici Variazioni ” le migliori che Mozart abbia mai scritto del genere”.

  2. andreamariotti ha detto:

    Sì, Fiorella, quanto di meglio credo davvero in tema di “Variazioni” da parte di Mozart, col terzo movimento della Sonata K284. Naturalmente i giudizi talvolta intollerabilmente sprezzanti di Glenn Gould nei confronti del genio austriaco lasciano il tempo che trovano; o meglio vanno fruiti a parer mio allo scopo di non lasciarci sfuggire perla alcuna del “giovane” Mozart. E comunque Gould avrebbe dovuto spiegarci, in vita, il mistero di una musica alata e istintiva come nessun’altra, circa Mozart ; il quale non aveva bisogno di uno strumento per inventare le sue trame melodiche. Detto questo va anche aggiunto, sempre riferendomi a Gould, il suo non comprendere in minima parte quella superiore sintesi di tragico e buffonesco che Mozart realizza soprattutto nel Don Giovanni , opera già capace di scandalizzare Beethoven, com’è noto.

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