NATURA E INCOSCIENZA

 

E così si piange una giovane di ventisette anni morta nelle prime ore di questa domenica per una tromba d’aria a Focene (non molto distante dall’aeroporto di Fiumicino), con la sua Smart letteralmente risucchiata dal vortice per poi essere scagliata con violenza a terra. Evidente che rispetto alla insopportabile estate del 2003 (come dimenticarla per quel caldo feroce e ostinato durato mesi, che poi incrementò l’acquisto dei condizionatori?), ogni volta che oggi soffriamo per il caldo cosiddetto africano, paghiamo subito dopo e inevitabilmente il prezzo di un biglietto molto salato, in termini di sicurezza delle persone. Le città sembrano quasi venir meno alla ragione necessitante per la quale sorsero in tempi lontani, aggredite come sono dalla natura infuriata. Penso a questo punto ad una nostra stampa becera e avvilente che non poco ha ironizzato negli ultimi mesi su Greta, la ragazza che ha suonato l’allarme su scala mondiale, quest’ anno. Ecco, sperando di non venire a noia, mi sento di fare qualche riflessione. Purtroppo non stupisce la succitata tragedia di Focene in quanto elevatissima è la temperatura dei nostri mari, dopo il maggio quasi invernale che abbiamo avuto. Insomma quando vediamo oggi un cielo nero come la pece dobbiamo veramente preoccuparci, rimandando all’ occorrenza i nostri impegni se non seriamente motivati. Aggiungo che ieri l’altro io mi sono recato in escursione verso il monte Tranquillo, da Pescasseroli, seguendo un sentiero lungo ma davvero alla portata di tutti, se confrontato con il severo e ripidissimo monte Amaro di cui ho qui parlato in precedenza. Ebbene, giunto a quota 1600 metri dove sorge un santuario oggetto di devoti pellegrinaggi, ho veduto in alto una nuvola che non mi è piaciuta. Per raggiungere la cima del monte Tranquillo, soltanto una mezz’ora ancora di cammino… ma ho desistito, dicendomi che non avevo nulla da dimostrare a me stesso dopo il Monte Amaro di mercoledì scorso, godendomi quindi il panorama niente male che si poteva osservare dal santuario. Sulla via del ritorno (ore 13,45), un concerto sempre più ostinato di tuoni e il cielo rabbuiato (ironia della sorte sul sentiero del monte Tranquillo…). Dopo un’ora di cammino a passo spedito, l’incontro sconfortante con un gruppetto di persone formato da moglie, marito e due bambini. Li ho invitati gentilmente a desistere dal salire a quell’ora e con quei tuoni premonitori al santuario, dilatando a domanda ad arte i tempi dell’ascesa. Niente da fare. A questo punto mi sento di dire quanto segue. Fermo restando che auguro a tutti di portare a casa la pelle (ci mancherebbe!), è pur vero che non se ne può più di questi gitanti della domenica altamente irresponsabili. Qualora beneficiari di un salvataggio senza gravi danni per la propria salute, e dunque oggettivamente deplorevoli per una incoscienza che può aver messo a rischio gli “angeli” che li hanno soccorsi, ecco che vanno successivamente toccati con pesantezza nella tasca, propongo, l’unica lingua che di sicuro conoscono in un paese come il nostro (” L’ intelligenza non avrà mai peso, mai, / nel giudizio di questa pubblica opinione“; P.P. Pasolini, da Poesia in forma di rosa, 1962). Detto ciò, e tornando al mio ritorno a Pescasseroli di venerdì scorso dal santuario, nei pressi della mia macchina in alto un fulmine pauroso che mi ha fatto toccare con mano il perché del primato di Zeus nella mitologia classica (proprio ieri la notizia di una sportiva morta folgorata nei pressi di Bolzano in una competizione d’alta montagna che forse poteva essere disdetta, considerando il maltempo che da giorni gravava in Alto Adige dopo il caldo eccessivo). Concludo sottolineando che vicino è il primo anniversario della tragedia delle Gole del Raganello (Parco del Pollino), dove nel Ferragosto scorso persero la vita (se non rammento male) più di dieci persone del tutto irresponsabili nel fare trekking nel letto ristretto di un torrente dopo copiose piogge. Ricordo la mia particolare amarezza nell’apprendere lo scorso anno tale notizia, dopo la tremenda sciagura del Ponte Morandi di qualche giorno prima (metafora calzante dello stato attuale del nostro paese, per tanti versi?). Come dire che, se è pur vero che sulle nostre spalle c’è un cartellino con la data della nostra fine, è ragionevole su questa terra non andarsele a cercare. C’è fatalismo e fatalismo, e quello spicciolo non suscita le mie particolari simpatie, a fronte di fenomeni naturali sempre più violenti con i quali il nostro paese si sta drammaticamente confrontando da qualche anno.

 

Andrea Mariotti

 

 

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