Su La Repubblica dei romani di Cinzia Dal Maso (Istituto Internazionale di Studi “Giuseppe Garibaldi”), Dunp Edizioni, 2017

 

 

Con vivo interesse ho letto questo libro che riunisce le biografie di personaggi più o meno noti capaci di difendere a prezzo della vita la Repubblica Romana “con un’attenzione particolare a luoghi e monumenti di Roma che ancora li ricordano”, come precisato dall’autrice. Di fronte alle succitate biografie del volume, concise ma dense, impossibile non rammentare intanto quella di Carlo Armellini, triumviro insieme a Mazzini e Saffi della proclamata Repubblica Romana (9 febbraio del 1849). Avvocato di gran fama, fu infatti proprio Armellini con l’importante discorso del dicembre 1848 a riconoscere le Camere, fuggito il papa a Gaeta, quali uniche depositare del potere legale esistente; passaggio indispensabile in merito alla “legittimità prima di una Giunta di Stato per l’esercizio del potere sovrano e infine del ricorso alla volontà popolare”. Nel libro della nostra studiosa non manca (come in tanti altri casi) una fotografia del busto di Carlo Armellini presso i giardini del Pincio a Roma, dovuto a Riccardo Grifoni (1878). Tralasciando la vicenda di Angelo Brunetti detto Ciceruacchio, fin troppo noto eroe trasteverino molto amato dal popolo, mi piacerà a questo punto segnalare le pagine dedicate a Filippo Casini, ufficiale onorario di artiglieria di cui ignoravo la storia. Ingegnere e conoscitore di ben sette lingue, fu in prima linea volontario a comandare “senza soldo e senza ascenso” la batteria della Montagnola presso San Pietro in Montorio nella notte tra il 29 e 30 giugno 1849; notte della estrema resistenza repubblicana all’assedio francese. Creduto morto e poi soccorso dopo essersi battuto come un leone accanto ai compagni già caduti -sottolinea la Dal Maso citando la Gazette Medicale de Paris– ebbe a riscuotere l’ammirazione del nemico, con il comandante in capo dei francesi generale Oudinot che ne elogiò la condotta; al punto di farlo scortare da un picchetto d’onore fino alla casa materna, dove Filippo Casini morì l’anno seguente a causa delle gravissime ferite riportate in combattimento. Il busto di questo giovane eroe si trova presso quell’autentico e vivo museo a cielo aperto che risulta essere la passeggiata del Gianicolo, fitta di erme dedicate a coloro i quali in più casi non esitarono a offrire la propria vita in soccorso della Repubblica Romana, breve ma decisiva esperienza del nostro Risorgimento. Cinzia Dal Maso -alla quale dobbiamo negli anni passati un libro bello e importante dedicato all’unica donna onorata da un busto presso la suddetta passeggiata (Colomba Antonietti, la vera storia di un’eroina, Edilazio 2011)- ci racconta inoltre nella Repubblica dei romani la toccante storia di Marta Della Vedova, prendendo le mosse dal Monitore romano del 15 giugno 1849: “Le donne hanno aiutato a disarmare le bombe. Tengono pronte delle matasse di creta e, non appena cade una bomba, o una granata, la coprono con essa e ne impediscono lo scoppio”. La studiosa cita al riguardo anche una lettera di Giuseppe Garibaldi ad Anita del 21 giugno 1849: “qui le donne e i ragazzi corrono addietro alle palle e bombe gareggiandone il possesso”. Ebbene, la popolana Marta Della Vedova -prosegue la Dal Maso nelle sue pagine- con una gamba amputata in seguito allo scoppio di una bomba in via delle Botteghe Oscure, vedendo cadere un altro ordigno nella corsia dell’ospedale della Trinità dei Pellegrini dov’era ricoverata “si gettò sulla bomba per impedire che scoppiando facesse una strage tra i feriti. Riuscì a strappare la miccia, ma lo sforzo le procurò una violenta emorragia che le costò la vita”. Fra le tante biografie incluse nella Repubblica dei romani, trovo opportuno concludere la mia brevissima ricognizione ricordando quella relativa al conte Luigi Pianciani, simpatizzante della Giovine Italia e arrestato l’11 giugno 1849 dai francesi nel tentativo di partecipare alla difesa di Roma. Egli, garibaldino, fu il vero primo sindaco di Roma con due mandati (1872-4 e 1881-2), cui si devono tra l’altro nella Capitale i primi “nasoni”, ossia le popolari fontanelle romane di forma cilindrica e provviste di tre cannelle da cui sgorgava l’acqua. Come quella tuttora esistente in piazza della Rotonda dinanzi al Pantheon, ci ricorda Cinzia Dal Maso con tanto di eloquente fotografia. Anche attraverso un dettaglio come questo la studiosa -che dirige da anni la Rivista telematica di Cultura Specchio Romano- impreziosisce il suo lavoro storico riferito al tempo limitato ma glorioso della Repubblica Romana, così vibrante nel libro in oggetto; libro di vivificante lettura in questo nostro presente privo di slanci ideali nella sua coreografia da basso impero.

 

 

 

Andrea Mariotti

 

 

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